OPERE & OMISSIONI

Juventus Stadium, sicurezza da monitorare

Nell'atto di archiviazione della magistratura sulla costruzione e sul collaudo dell'impianto della società bianconera emerge l’opportunità di tenere sotto controllo la struttura, per scongiurare “un eventuale pericolo futuro” - di Alberto GAINO

La richiesta di archiviazione delle accuse (falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità del privato, pericolo di crollo, per i primi tre; frode in commercio per gli altri) contro i 7 indagati nell’inchiesta sulla costruzione e sul collaudo dello Juventus Stadium è stata motivata dai pm in 14 pagine che rivelano molto di più di quanto si sapeva sinora dell’indagine della Procura di Torino. Al centro vi sono le conclusioni dei professori  Giuseppe Andrea Ferro (Politecnico di Torino) e Francesco Braga (Università La Sapienza di Roma): lo stadio era sicuro in passato, lo è nel presente, lo sarà nell'immediato futuro, ma sarà bene sottoporre l’opera a monitoraggio, il cui effetto sarà di renderla più sicura.

 

SICUREZZA - Scrive il pm Gabriella Viglione, che ha firmato l’atto insieme con il procuratore capo Gian Carlo Caselli (al penultimo giorno di lavoro prima del pensionamento, il 29 dicembre scorso) e all’aggiunto Andrea Beconi: «Il direttore lavori della struttura (il professor Francesco Ossola, pure lui del Politecnico di Torino e uno degli indagati, ndr), secondo i consulenti, nella nuova verifica effettuata a seguito della difformità riscontrata sugli acciai, non avrebbe tenuto nel debito conto né le ulteriori difformità modellistiche e costruttive riscontrate “né il distacco - il magistrato cita la relazione di Ferro e Braga - dei vortici dai pennoni e, solo in forza di ciò, l'opera ha conseguito i livelli di sicurezza richiesti dalle NTC-08 (i riferimenti tecnici fissati per legge)  alle nuove costruzioni». Aggiunge il pm: «Si tratta di problematiche che - cita nuovamente i suoi consulenti -  “se nella situazione attuale non sono tali da produrre effetti immediati sulla stabilità e sicurezza dell’opera, qualora non controllate e, se del caso, sanate, potrebbero in futuro produrre gli effetti paventati”».

La Juventus - parte offesa in questa inchiesta - farà monitorare con attenzione la sua creatura, come del resto ha già fatto. Tanto più, scrisse Ossola a suo tempo (nella sua relazione sui lavori), che il club, quale committente dell’opera, aveva richiesto a progettisti e esecutori «livelli elevati/ridondanti di sicurezza per i manufatti più importanti dello stadio (pennoni, ancoraggi, strallatura..)».

 

LA STORIA - Quando scattarono le perquisizioni e vi fu un oggettivo allarme per la sicurezza del nuovissimo impianto (inaugurato da poco) non si conoscevano se non in parte le ragioni che avevano indotto la Procura di Torino a muoversi così in fretta e alla luce del sole. La richiesta di archiviazione rivela che ben due altre procure avevano allertato quella diretta da Caselli: Venezia e Caltagirone. Alla prima si era presentato un ingegnere che aveva lavorato nel cantiere dello Juventus Stadium come direttore tecnico di una delle imprese consorziatesi per la «posa delle parti in metallo». Riassume il pm: «Gli acciai forniti da una società del gruppo Marcegaglia a Fip (capogruppo del consorzio, ndr) per la  realizzazione dello stadio, sottoposti ad analisi nella fase finale della costruzione, si rivelavano di qualità inferiore a quanto pattuito e previsto dal progetto, benché la qualità dovuta fosse attestata da certificati di sicurezza». E ancora: «Le analisi evidenziavano “valori di resistenza allo snervamento inferiori a quelli della normativa su alcuni spessori”, sia sui campioni prelevati da materiali già montati (pennoni e travi porta gradoni) sia sui campioni ancora in officina e non montati. Le anomalie venivano riscontrate nel giugno 2011, quando i materiali erano già stati montati e quando la loro sostituzione avrebbe richiesto 2 anni di lavori e milioni di euro di costi». L’ingegnere concluse la deposizione affermando che il direttore dei lavori, «evidentemente a conoscenza del problema, individuava interventi correttivi che, alla data del 30 agosto 2011, non erano ancora stati realizzati».Nello stesso periodo la Procura di Caltagirone segnalò a quella torinese intercettazioni telefoniche (effettuate per altra indagine)  di conversazioni di responsabili e dipendenti di Fip e di altre imprese del consorzio in cui si «manifestava preoccupazione per la sicurezza dello stadio».

 

LA FORNITURA DI ACCIAI DIFFORMI DA QUELLI RICHIESTI - «La consulenza tecnica - scrive Viglione - ha chiarito che “nella costruzione dello stadio sono stati impiegati acciai non conformi alle previsioni progettuali”. La non conformità riguarda le caratteristiche meccaniche degli acciai; in particolari sono riscontrabili valori di resistenza  allo snervamento per trazione inferiori a quelli minimi attribuiti alle norme vigenti... La collocazione degli acciai non conformi interessa molti degli elementi strutturali...». Ferro e Braga evidenziano le responsabilità di Ossola per non essersi attivato tempestivamente e per non aver disposto i controlli previsti sulla fornitura degli acciai prima del loro impiego. Ma gli danno atto di essersi salvato in corner con gli interventi da lui decisi con un programma di manutenzione, rapidamente realizzato nei mesi successivi.  Scrive il pm: «I consulenti tecnici hanno escluso situazioni di pericolo per l’incolumità pubblica (sia per il passato, sia per il presente) condividendo le azioni intraprese dal direttore lavori della struttura una volta emerso il problema. Azioni giudicate tecnicamente corrette “avendo Ossola previsto il declassamento del materiale ed eseguito il ricalcolo della struttura”». Con l’effettuazione dei conseguenti rinforzi.

 

FUTURO -  Ferro e Braga sono stati incaricati anche di occuparsi della sicurezza futura dello stadio. Viglione riassume: «I consulenti evidenziano l’opportunità di adottare gli interventi necessari a minimizzare gli effetti delle difformità rilevate, idonei a impedire “un eventuale pericolo - il magistrato cita testualmente la loro relazione - per la pubblica incolumità prevedibile per il futuro” e confermare il “preciso intendimento - qui cita invece Ossola - del progettista e della committenza di garantire elevati/ridondanti livelli di sicurezza...” dello stadio. Va da sé che le conclusioni di Ferro e Braga «impongono la richiesta di archiviazione» delle posizioni di Ossola, di Paolo Erbetta, direttore generale dei lavori, e dell’ingegner Giovanni Battista Quirico (foto), quale collaudatore dell’opera. Quest’ultimo è stato coinvolto nelle indagini per essere stato un po’ troppo adesivo agli argomenti di Ossola. Per Quirico, all’epoca ingegnere capo del Comune di Torino, vale la considerazione comune a tanti nella loro posizione di dirigenti pubblici e professionisti: l’opportunità di astenersi da incarichi di privati, specialmente se li si accettano nel territorio in cui  agiscono come direttori di uffici tecnici pubblici. Quanto agli altri indagati, riconducibili alla fornitura di acciai difformi, le indagini non sono approdate a conclusioni certe sulle responsabilità dei certificati di accompagnamento del materiale privo del marchio CE: i produttori o Marcegaglia?

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