CAPITALISMO MUNICIPALE

Profumo di Iren sul futuro di Amag

Il "salvataggio" della municipalizzata di Alessandria è al centro della triangolazione tra Fassino, Rossa e il neo presidente De Capitani. Finirà nella grande multiutility del Nord guidata dall'ex ministro? Dubbi sulla nomina - di Stefano RIZZI

Il giorno dopo la sua nomina a presidente del gruppo Amag, Stefano De Capitani pare già avvolto in una nuvola di Profumo di Iren. Per l’“uomo che non deve chiedere mai” , giacché pare che altri siano sempre tempestivi nel piazzarlo sulle poltrone strategiche in mano pubblica, si profila infatti una missione che se deve mirare al risanamento e al riposizionamento della multiutility alessandrina in materia di gas e acqua non può prescindere, per il raggiungimento di questi obiettivi, dalla ricerca di nuove alleanze, come ha detto chiaramente la sindachessa di Alessandria (il Comune detiene oltre il 70% di Amag): “Il nuovo assetto istituzionale parte dall’assunto preliminare della ricerca di un’alleanza di medio termine con un altro gruppo aziendale di settore – ha spiegato Rita Rossa - così da, in primo luogo, ampliare le quote di mercato e di fatturato del Gruppo Amag e creare un’offerta nell’ambito del gas in grado di reggere la concorrenza e di partecipare alle gare che interesseranno in futuro tutto il Paese”.

 

Parole che sembrano il controcanto a quelle pronunciate pochi mesi fa da Piero Fassino che di Rita Rossa è sempre più il faro politico in quel correntone neorenziano cui la prima cittadina alessandrina è approdata – arrivando alla direzione nazionale del Pd – dopo l’epoca dei giaguari bersaniani. “Per contrastare l’eccessiva polverizzazione delle aziende del settore delle multiutility dobbiamo continuare a lavorare per costruire un player di dimensioni adeguate – aveva detto nel settembre scorso Fassino -. Lavorare per l’espansione di Iren è una scelta per noi strategica, ma lo è anche per gli altri azionisti e per il Paese. Serve un salto di qualità, che ci consenta di stare al passo con gli altri Paesi.  Iren è un asset fondamentale per la nostra città e per il Paese abbiamo il dovere di promuoverne lo sviluppo e l’espansione”.

 

Oggi, a meno di cento chilometri  di distanza, sulla riva del Tanaro, l’opportunità per espandersi, Iren sembra averla a portata di mano.  A rafforzare questa ipotesi ecco altri intendimenti, quelli del presidente di Iren, l’ex ministro Francesco Profumo: “Il primo obiettivo di Iren deve essere il rafforzamento sui territori in cui opera, Piemonte e Liguria, e il consolidamento in Emilia, diventando un player multiregionale sulle tre Regioni”. Insomma per la multiutility frutto dell’alleanza tra Torino, Parma, Reggio Emilia, Genova, Piacenza e partecipata da Intesa San Paolo (2,75%) e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (2,3%), Amag potrebbe avere tutte le carte in regola per finire nel carniere. E De Capitani sarebbe l’uomo giusto al momento giusto: chiamato da Fassino all’Anci dopo essere stato giubilato dal Csi per volontà di Agostino Ghiglia, indicato da Rita Rossa quale numero uno della partecipata per gas e acqua, ma anche un nome, il suo, circolato proprio nei giorni in cui la sua poltrona al Csi stava traballando, come papabile per un ruolo importante in Iren. Non se ne fece nulla e il manager, arrivato a Torino dopo l’esperienza friulana con Riccardo Illy, approdò all’Associazione dei Comuni. Un parcheggio di tutto rispetto, forse, in attesa di rientrare nell’inner circle delle aziende in mano pubblica. L’occasione non è tardata ad arrivare proprio da Alessandria e – se i rumors troveranno conferma – non solo per governare l’acciaccata Amag, bensì per favorirne lo sviluppo grazie alla ricerca di quelle alleanze ormai ritenute indispensabili.

 

A rimarcare la necessità di agire in fretta è, ancora una volta, Rita Rossa:  “La ricerca di un  partner dovrà avvenire con procedura ad evidenza pubblica, istruita dal nuovo CdA, prima che parta la stagione delle gare per la distribuzione del gas”. Per Stefano De Capitani, il percorso, sembra insomma tracciato. Una strada in discesa, agevolata dal fil rouge che lo lega a Fassino e Rossa. Ma che, ancor prima di poter essere imboccata con decisione potrebbe presentare un ostacolo: un articolo del decreto 39/2013 “Anticorruzione” che disciplina la materia dell’”inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e gli enti privati di controllo pubblico” prevede che “non sia possibile conferire un incarico di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico da parte di una provincia o di un comune con popolazione superiore a 15mila abitanti (il caso di Alessandria, ndr) a chi nell’anno precedente sia stato presidente o amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico della stessa  regione”. Negli ambienti del centrodestra torinese e, in particolare tra esponenti di Fratelli d’Italia, questa norma è stata spulciata con attenzione non appena De Capitani è stato nominato presidente di Amag. Ed è più che probabile che qualche cosa si muova, ancor prima che il manager caro a Fassino possa dare la prima accelerata sulla strada della partnership per la multiutility. Nel caso il nuovo incarico all’ex numero uno del Csi dovesse essere invalidato, sarebbe il quarto presidente, in due anni, a dover lasciare la poltrona di Amag. Ma anche un garbuglio nella trama che lega Piero Fassino a Rita Rossa e che De Capitani potrebbe usare per infiocchettare il pacchetto Amag-Iren.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    22:57 Mercoledì 12 Febbraio 2014 cittadino iren pd pd iren.

    Chi ha coraggio di negarne gli intrecci politico economici..?

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