DECADENCE

Cota bussa alla porta di Arcore

Il governatore decaduto, colpito dai giudici e scaricato dal suo stesso partito, chiede ospitalità a Berlusconi. Sogna una candidatura alle Europee. Ma alla fine il Cav mostra il pollice verso. Il presidente ammette i contatti: "Normale confronto"

Lo descrivono come un’anima in pena. Colpito a morte dai magistrati, scaricato dagli amici, messo all’angolo dal suo stesso partito Roberto Cota si è ritrovato a bussare alla porta di Arcore per chiedere ospitalità a Silvio Berlusconi in persona. Una decisione presa col groppo in gola dall’ex golden boy del Carroccio, il preferito di Umberto Bossi quando quest’ultimo era il leader incontrastato del movimento, per 13 anni consecutivi alla guida della Lega Nord in Piemonte. Ma ormai è chiaro anche a lui che via Bellerio è sempre più ospite indesiderato e che una carriera politica all’apparenza in costante e inesorabile ascesa, ora rischia di virare verso il precipizio.

 

Così va peregrinando “il nostro Cotino” - come amava vezzeggiarlo Bossi negli anni ruggenti del Carroccio - dopo aver osservato come la Lega si fosse ben guardata dal riproporre con convinzione il suo nome alle prossime Regionali, sbarrandogli la strada anche nella corsa alle Europee, dove tiene l’asse di ferro stretto tra il segretario Matteo Salvini e l’ex ministro Roberto Calderoli per sostenere la presidente della provincia di Cuneo Gianna Gancia. “L’unica è parlare con Silvio” deve aver pensato. Dopotutto Cota è sempre stato il più berlusconiano dei leghisti. Ufficiale di collegamento tra le truppe verdi e quelle azzurre alla Camera, quando ricopriva l’incarico di capogruppo, fino a essere incoronato dallo stesso Cavaliere, quando la Lega lo impose per la guida della Regione Piemonte, in barba alle ambizioni dell’allora coordinatore del Pdl piemontese Enzo Ghigo e degli altri berluscones locali. La richiesta dell'incontro, raccontata nei dettagli ieri alla buvette di Montecitorio da un ex dignitario di corte è ribalzata sotto la Mole, trovando conferma nei vertici di Forza Italia, osservatori informati ma silenti delle mosse del governatore.

 

Tra Cota e il Cav i rapporti sono sempre stati di affetto prima che di reciproca stima e rispetto, ma questa volta neanche Silvio ha potuto far nulla. Dopotutto, il governatore decaduto, dopo essersi lagnato a lungo per le ingiustizie subite dalla magistratura, sperando di far breccia nel cuore di chi si sente perennemente assediato dai giudici, avrebbe chiesto una candidatura alle Europee. “Ma come accontentare uno che, senza portare in eredità un grosso pacchetto di voti, viaggia con indosso l’ignominia dei suoi mutandoni verdi comprati a spese dei contribuenti?” si è chiesto un importante attendente di stanza a Palazzo Grazioli, sottoponendo la questione al resto della corte. Così la porta di Arcore è rimasta, almeno per il momento, inesorabilmente chiusa. 

 

È lo stesso governatore a confermare i contatti in corso con Berlusconi, anche se contesta la versione da noi riferita: “Con riferimento  all’articolo apparso oggi sullo Spiffero – ci scrive Cota - esso contiene una ricostruzione sfornita  di ogni fondamento, che ancora una volta ha l’obbiettivo di colpirmi e screditarmi. Viene stravolto il significato di un normalissimo confronto,  alla luce del sole, per parlare delle  prospettive legate alle vicende della Regione. Io sono e resterò sempre leghista, e credo fermamente nell’azione che il nostro Movimento sta portando avanti”. Prendiamo atto.

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