Fassino promette, gli alleati mantengano

Saranno Moderati, Idv e Sel a dover garantire in giunta le quote rosa. Il neo sindaco applica il Cencelli: ripesca Altamura e toglie Centillo e Genisio. Gariglio e Marino sul piede di guerra

DISCORDIA tra Fassino e Gariglio

Piero Fassino promette e gli alleati costretti a mantenere. Sono ore febbrili per la formazione della giunta comunale e il nuovo sindaco continua a essere tormentato da quell’impegno preso con gli elettori: “Una squadra formata per metà da donne”.

 

“Una maggiore rappresentanza femminile e l’avvio di un processo di rinnovamento della classe dirigente, per coinvolgere sempre di più amministratori giovani e competenti”. Da questi principi è stato ispirato in campagna elettorale il vangelo secondo Fassino. Dalle ultime indiscrezioni, tuttavia, pare che l’ex ministro si stia mostrando particolarmente devoto a un altro testo: il manuale Cencelli. Non si spiegherebbe altrimenti la decisione delle ultime ore di ripescare il suo capocorrente in terra subalpina, Alessandro Altamura, coordinatore regionale di Area Democratica, peraltro uscita malconcia dal responso delle urne, dopo la mazzata tra capo e collo subita da Pasquale Centin. Costrette a farsi da parte, quindi, due donne fino a ieri in predicato di entrare a far parte del nuovo esecutivo: Lucia Centillo e Domenica Genisio.

 

Questo vuol dire che tutti gli alleati (Moderati, Idv e Sel) saranno costretti a proporre una donna per permettere al sindaco di mantenere le sue promesse (lui e il Pd portano in dote solo Ilda Curti e Anna Prat, due su sei). E se per i dipietristi e i Moderati l’accordo era già stato preso, lo stesso non vale per i vendoliani, già maltrattati sulle presidenze delle circoscrizioni, a questo punto costretti a puntare tutto sull’ex Edisu Mariagrazia Pellerino, con buona pace dei due eletti, Marco Grimaldi e Michele Curto.

 

La giornata di ieri, come detto, è stata lunga e convulsa. Fassino ha ascoltato ogni tipo di interlocutore, emissari di chicchessia, funzionari di partito e stretti collaboratori, ma allo stesso tempo i suoi “vicinissimi” lo davano più determinato che mai a chiudere la partita entro la fine della settimana anche a costo di forzature.

 

Forzature che stanno creando fin troppi mal di pancia anche e soprattutto all’interno del Pd. A partire dallo sfidante alle Primarie Davide Gariglio, con il quale ha avuto un confronto dai toni accesissimi, nel quale il sindaco ha chiuso definitivamente la porta a Domenico Mangone, facendo andare su tutte le furie l’ex presidente di Palazzo Lascaris, che però ha incassato l’ok su Claudio Lubatti. “In virtù di quale principio la Curti è dentro e Mangone no?” si sarebbe sentito chiedere Fassino. E non è il solo ad accusare forti mal di pancia: tra i tanti conciliaboli anche quello con il parlamentare bindiano Mauro Marino, un altro imbufalito dopo aver appreso che la sua area avrebbe incassato solo la la vice presidenza della Sala Rossa, con Michele Paolino e la presidenza di una commissione per Giulio Cesare Rattazzi. Per non parlare degli altri assessori uscenti, da Marta Levi a Roberto Tricarico: “Perché Altamura sì e noi no?” si potrebbero chiedere, vista anche la sua  performance piuttosto contenuta in termini di preferenze.

 

Molti di questi nodi potrebbero venire al pettine e deflagrare in una aperta contestazione. Intanto, ad oggi, la giunta è composta dal vice sindaco Tom Dealessandri, Curti (Periferie), Enzo Lavolta (Cultura e Innovazione), Stefano Gallo (Sport), Prat (Urbanistica), Gianguido Passoni (Bilancio),  Lubatti (Viabilità e Trasporti), Altamura (Comercio) e la neo moderata Giuliana Tedesco, oltre a un esponente di Italia dei Valori (Benedetta Donzella?) più un esponente di Sel (Pellerino?).

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