CARRIERE NOSTRANE

Scajola scombina i piani di Cirio

L’ormai quasi certa candidatura alle Europee dell’ex ministro gela le ambizioni dell’assessore regionale che da tempo si sta preparando per conquistare un seggio a Bruxelles. Deciderà Berlusconi che potrebbe imporre un ticket ligure-piemontese

“C’è qualcun altro che pensa di prendere più preferenze di me? Sia chiaro che la mia scelta è fatta sulla mia e sulla vostra pelle, se dico sì scelgo la strada più difficile”. Claudio Scajola non lo annuncia ufficialmente ma è già in corsa per le Europee, dove le preferenze contano eccome. Davanti ai suoi fedelissimi che hanno risposto all’appello affollando, in un tardo pomeriggio domenicale, l’auditorium di Imperia, città-feudo di “Sciaboletta” - così lo chiamano per via del suo fisico non slanciato, sul tipo di quello di Vittorio Emanuele III-, l’ex ministro ha, di fatto, aperto la campagna elettorale. Dal palco del convegno che nel titolo ricorda le convention di Crozza-Montezemolo, “Scajola incontra… parliamo del nostro futuro” , il plenipotenziario berlusconiano in Liguria, alla fine, sembra parlare soprattutto del suo di futuro. Politico, s’intende. Che da oggi in poi s’intreccia inevitabilmente con quello di altri candidati o aspiranti tali che dovranno fare i conti – dei voti di preferenza – con la vecchia volpe ligure. Tra questi, in ambito piemontese, primo tra tutti Alberto Cirio.

 

Per l’assessore regionale ormai carico per Bruxelles la discesa in campo di Scajola potrebbe essere un ostacolo non poco. Gioca a rimpiattino, l’uomo uscito assolto dalla vicenda giudiziaria della casa con vista Colosseo, dice e non dice, ma soprattutto non dice di no. Anzi, la spiega così: “Ho visto il resoconto degli interventi degli europarlamentari italiani e mi sono vergognato, da italiano, nel vedere quanta poca considerazione abbiamo come nazione. Credo che la mia presenza potrebbe contribuire a fare ripartire il territorio”. E se una sua fedelissima in Piemonte come Maria Teresa Armosino proprio allo Spiffero aveva spiegato, tra le righe, che non vedrebbe il suo mentore nel caravanserraglio delle preferenze per un seggio a Strasburgo, bensì un collegio strasicuro per il Parlamento italiano come risarcimento dovutogli dal partito, Scajola sembra intenzionato a battete palmo a palmo non solo la sua Liguria ma anche le altre regioni della circoscrizione Nord-Ovest per le imminenti consultazioni europee. Come interpretare altrimenti questa frase? “Se avessi voluto un posto tranquillo mi sarei candidato, tra un anno al Parlamento italiano, dove non esistono le preferenze“. Nessuno tra chi conosce bene l’ex dc, per anni uomo chiave della macchina elettorale berlusconiana, si aspettava un annuncio chiaro, netto. Ma chi è avvezzo alle fumisterie democristiane sa interpretare le sue parole pronunciate a Imperia tanto che, all’uscita dell’auditorium c’era già chi pensava a manifesti colla e pennello. “Mia moglie dice che sono un temerario- ha detto riferendosi all’avventura europea - ma io aspetto, prima di tutto per correttezza, perché ne parlerò con Silvio Berlusconi”. Sia mai essere candidato a insaputa del Cavaliere. (s.r.)

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