Un sindaco fuori dal comune

L’amministrazione di una città, tradizionale roccaforte della sinistra, travolta da uno scandalo, i vertici locali dei principali partiti azzerati, l’indignazione di pochi che si fa impegno politico al servizio di una comunità: Salvo Anzaldi in un bel libro ripercorre il quindicennio “caldo” della storia contemporanea grugliaschese, dall’affaire le Gru alle giunte Turigliatto

 

Fuori_dal_comune_2 «È la storia di un cambiamento. Di un’autentica metamorfosi, avviata nel momento di massimo sfascio e completata pochi anni più tardi con esiti eccellenti. Di una trasformazione nata più per necessità che per caso e rapidamente sfuggita a ogni controllo. Di un cambio di marcia così profondo da sviluppare velocità fino al giorno prima sconosciute. Di una riscossa, prima siglata da un gruppo di persone e poi sottoscritta da un’intera città».

 

Nelle parole dell’introduzione al volume che Salvo Anzaldi dedica allo “strano caso di una città di 40mila abitanti e del suo sindaco (Fuori dal Comune, edizioni Ananke, Torino 2010, 14 euro) è ben espresso il senso di un lavoro che non è (solo) una puntuale ricostruzione storica di una travagliata stagione amministrativa ma che ha soprattutto l’aspirazione di restituire voci e volti dei protagonisti di quella che Paolo Griseri nella prefazione chiama “rivolta” civile.

 

La vicenda è nota: sul finire del 1993 il sindaco Pds e un drappello di politici finiscono in galera con l’infamante accusa di aver ricevuto tangenti per la costruzione del centro commerciale Le Gru. Il Comune viene commissariato e la “Stalingrado dell’Ovest”, così chiamata non a caso per la ferrigna anima metalmeccanica e la radicata presenza delle organizzazioni operaie, assurge ai disonori delle cronache giudiziarie. È uno scandalo che acutizza un male oscuro, una tabe antica di anomia e opacità che precipita in uno stadio precomatoso. «Il suo – scrive Anzaldi – è un malessere assai profondo che per essere curato ha bisogno di molto di più di un’aula di tribunale».

 

Il riscatto porta i bluejeans di un gruppo di giovani che sotto la guida di un paio di baffi di un prof dell’Itis Majorana, Mariano Turigliatto, decide di rimboccarsi le maniche e dedicare qualche anno della propria vita a risarcire l’onore perduto. Ed è stato proprio questo giovane insegnante, “Turi” secondo i suoi allievi, in sette anni di mandato – scampando a un tentativo di putsch degli apparatnik – a rilanciare la vita economica e sociale di Grugliasco. E, non ultimo, a «dimostrare il paradigma dell’altra politica possibile».

 

Turigliatto è un irregolare, una di quelle figure borderline della politica che tanto piacciono a noi de LoSpiffero, perché è un amministratore che se ne frega delle logiche di appartenenza, di quelle leggi omertose che costituiscono l’insindacabilità della casta. Per questa ragione ha pagato con l’ostracismo – esplicito da parte di alcuni suoi ex colleghi sindaci della cintura, segreto e vigliacco di una fetta dell’establishment del centrosinistra piemontese – la sua decisione di mantenere coerentemente in piedi l’esperienza politica di questi quindici anni, senza cedere né alle sirene del moralismo d’accatto, né ai “caldi” inviti a rientrare nei ranghi. Per questa ragione, per la sua folle, irrazionale e, sotto molti aspetti, vana fiducia nell’impegno politico delle nuove generazioni che lo stimiamo. E gli auguriamo, pur da posizioni politiche differenti e (almeno per alcuni della nostra redazione) parecchio lontane, la rielezione in Consiglio regionale.

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