PALAZZO LASCARIS

Centrodestra litiga in punto di morte

Motta (FdI) attacca l’atteggiamento remissivo di giunta e Forza Italia: “Bisogna fare le nomine senza subire le minacce del centrosinistra”. Il Consiglio chiamato a ratificare la decadenza di Giovine, ma è battaglia sulla surroga

Tra nomine, decadenze e surroghe il Consiglio regionale si avvia tra le polemiche a chiudere i battenti della legislatura. Partiamo dal risiko delle nomine nel sottogoverno piemontese: sono davvero urgenti e indifferibili? Non sarebbe più opportuno che se ne occupasse il nuovo presidente assieme al Consiglio eletto il 25 maggio? Il dibattito è aperto: per evitare il polverone, la Giunta di questa mattina ha preferito soprassedere, ancora per qualche giorno, provvedendo alla designazione del solo Gian Paolo Zanetta al vertice della Città della Salute, per sostituire il dimissionario Angelo Del Favero.

 

Una scelta che ha indispettito non poco Fratelli d’Italia, che con il consigliere Massimiliano Motta chiamano Roberto Cota a un’assunzione di responsabilità, perché se tentenna l’esecutivo «allora logicamente anche le nomine poste all’ordine del giorno del Consiglio di domani non sono indifferibili e il Consiglio stesso va sconvocato». Una provocazione diretta all’ala più moderata della squadra governativa, quella che fa capo al vice presidente Gilberto Pichetto di Forza Italia: l’ennesima riedizione degli screzi già visti per quattro anni tra ex An (ora confluiti in gran parte in FdI) e berluscones. Rapporti ulteriormente acuiti dalla questione primarie che i seguaci di Meloni pretendono per scegliere il prossimo candidato governatore. «Questo tentennare - continua Motta - è paragonabile all’atteggiamento diffamatorio del centrosinistra per cui tutto è illegale e non dobbiamo assumere il loro atteggiamento incoerente che li fa sperare in “momenti” più favorevoli per bassi tornaconti personali». Insomma, dice senza mezzi termini il consigliere, il centrodestra si mostra sulla difensiva, «timoroso del centrosinistra forcaiolo», quasi si fosse convinto di aver perso le elezioni ancor prima di iniziare la campagna elettorale.

 

Palazzo Lascaris, infatti, sarà chiamato domani a votare un pacchetto di una decina di incarichi in enti come l’Agenzia regionale per le adozioni internazionali, la Commissione per gli insediamenti d’interesse storico-artistico, paesaggistico o documentario, il Comitato Inps per il Piemonte, il Centro studi e ricerche storiche sull’architettura militare del Piemonte. Non poltrone di primissimo piano, ma pur sempre strapuntini da distribuire alle clientele: una manna in vista delle elezioni. Che fare? E’ giusto o no procedere? I tecnici hanno già valutato tutti questi provvedimenti “urgenti” in quanto scaduti. Ci sono poi una serie di cariche già esaminate in commissione, per enti “la cui composizione - secondo gli uffici di via Alfieri – consente comunque il funzionamento anche in assenza di nomina regionale”. Fanno parte di questa categoria l’Agenzia turistica di Alessandria, le associazioni delle enoteche regionali di Nizza, delle Colline del Moscato, della Serra e il Centro estero Alpi del mare di Cuneo. C’è infine da votare la designazione del nuovo difensore civico, sul quale Forza Italia sta premendo da settimane: il nome messo in campo dal capogruppo Luca Pedrale è quello di Salvatore Corrado, segretario e direttore generale della provincia di Vercelli.

 

Questione di punti di vista che in questi casi sono contrastanti. E se c’è chi come il radicale Silvio Viale già questa mattina parlava di «saldi di fine stagione», con cui una «giunta illegittima» che tenta di «piazzare qualche amico nelle posizioni chiave di sottogoverno», l'esponente dei Fratelli d’Italia Motta paventa il rischio paralisi per le aziende partecipare e gli enti regionali collegati cui non dovessero essere rinnovati gli organi.

 

C’è poi la sempiterna questione Giovine. La giunta per le elezioni presieduta da Andrea Buquicchio ha dato parere favorevole alla sua decadenze spedendo il provvedimento in aula per un voto di ratifica. Anche in questo caso, dopo 131 giorni dalla sentenza definitiva sulle firme false, il Consiglio non è stato in grado neanche di far rispettare la legge al proprio interno: l’ultima volta la fumata è stata nera, domani dovrebbe esserci il pronunciamento definitivo anche sulla surroga di Sara Franchino. A questo proposito sono ancora i Radicali a mettere le mani avanti: «L’unica soluzione rispettosa della legge – affermano in una nota presidente dell’Aglietta Igor Boni e il segretario Giulio Manfredi - è di lasciare vacante quel seggio. Franchino non può sostituire Giovine perché è la prima dei non eletti di una lista (Pensionati per Cota) di cui, con sentenza definitiva, è stato accertato che 17 candidati (fra cui la stessa Franchino) su 18 non avevano l’accettazione di candidatura valida.. Essendo false le accettazioni di candidatura, la lista “Pensionati per Cota” è da considerarsi come mai presentata. E’ quello che abbiamo costantemente detto in tutti questi anni: se salta Giovine, salta anche la sua lista e Cota con loro (come infine accertato dalla giustizia amministrativa)».

print_icon

1 Commenti

  1. avatar-4
    07:34 Martedì 25 Marzo 2014 folgore46 ci dica

    Il signor Motta (quello dei panetton?) ha forse qualche nome da proporre e premiare?

Inserisci un commento