Monge

Veneto, l’impero non smette di colpire

Le ultime Cose (E)inaudite del 2013 si intitolavano “Via da Roma, o morte”. Per qualcuno, il fatto che, in Veneto e Lombardia con più forza, ma anche nel nostro Piemonte, esistano oggi movimenti politici che cercano di staccare le proprie terre dall’Italia, sarà suonata come una notizia inedita (del resto giornaloni e i tiggì si guardano bene dal parlarne), e magari anche un po’ pittoresca: purtroppo la pessima reputazione che si è fatta la Lega ha contaminato anche il ben più serio e nobile progetto indipendentista che per un po’ essa ha cavalcato e sfruttato opportunisticamente, salvo poi dimenticarsene appena accomodatasi nei palazzi romani.

 

Appena tre mesi dopo, ecco che la questione indipendentista esplode in tutta la sua portata, conquistando infine le prime pagine dei giornali italiani. Giornali italiani che hanno fatto di tutto per passare sotto silenzio il plebiscito digitale che si è svolto in Veneto nei giorni scorsi: i numeri effettivi della partecipazione non sono certi, ma anche chi li contesta, spesso in malafede, si è accorto che, se anche non sono stati i 2,3 milioni registrati dai promotori, sono stati davvero tantissimi, e una stragrande maggioranza di questi si è espressa per la secessione del Veneto dall’Italia.

 

All’estero ne han parlato, tra gli altri, la CNN e la BBC, e a quel punto se ne è dovuta occupare anche la stampa di casa nostra, nella maggior parte dei casi appunto per contestare o ridicolizzare le cifre della consultazione, che aveva un valore simbolico e non immediatamente pratico, ma che a maggior ragione colpisce per il suo straordinario successo.

 

Ma evidentemente, come insegna la nota climax gandhiana ricordata da molti in queste ore (“prima ti ignorano, poi di deridono, poi ti combattono. Poi vinci”), l’ignoranza e poi la derisione (vedi alla voce Maurizio Crozza) non bastavano più: i Veneti fanno dannatamente sul serio, e bisogna passare a combatterli apertamente.

 

Ecco che arriva il blitz dei carabinieri del Ros ordinato dai magistrati di Brescia, che porta a ventiquattro arresti e altri ventisette indagati a piede libero. Li accusano di terrorismo, ma l’unica arma che hanno trovato è stato una specie di carro armato che ha tutta l’aria di un catorcio.

 

Tra i vari problemi dell’Italia, c’è l’abuso delle intercettazioni. Ecco, se solo avessero scavato un po’ più a fondo, e magari avessero intercettato un po’ di più, con ogni probabilità gli inquirenti si sarebbero accorti che stavano prendendo un enorme granchio, perché il mondo dell’indipendentismo veneto, così come quello lombardo e quello piemontese, è un mondo pressoché interamente pacifico e nonviolento. Del resto, molte persone coinvolte sono pubblicamente esposte in prima linea per sostenere l’indipendenza dei Veneti: pare francamente un po’ inverosimile che uno progetti una rivolta terroristica in armi, e poi vada in giro ogni sera a sgolarsi a viso aperto davanti a vaste platee, attirando così inevitabilmente l’attenzione su di sé.

 

Allora forse il problema è un altro: lo Stato italiano non può permettere che la mucca da cui succhia insaziabilmente ricchezza provi a scrollarsi di dosso le bocche parassite romane, e a tenersi il proprio latte per sé. Con uno sfregio, l’ennesimo, al diritto penale, e al Diritto più in generale, fa diventare allora reato il mero sostenere che i Veneti, i Lombardi e i Piemontesi, ma anche i Molisani, i Campani e i Sardi, devono andare ciascuno per la strada che liberamente scelgono.

 

Eversivo non è più, come insegano i testi di diritto penale, promuovere un diverso ordinamento in modo violento, ma promuovere un diverso ordinamento tout-court. La secessione, in qualche misura, è sempre illegale, nel senso che rompe l’ordine legale costituito: ma da Antigone a Birkenau, dovremmo ormai aver imparato che non necessariamente l’ordine legale costituito è sinonimo di giustizia, anzi.

 

La speranza è che gli arresti e le perquisizioni alle cinque del mattino ai danni di tante persone coraggiose e perbene siano quanto meno un autogol dello Stato, che con questo tipo di azione tradisce il proprio vero volto violento e liberticida, e siano la molla per convincere una massa critica sufficiente di Veneti a chiedere con fermezza di poter votare sulla permanenza o meno sotto il giogo di Roma. I pericolosi indipendentisti, infatti, non chiedono altro che questo: consentire ad un popolo la libertà di autodeterminare i propri confini, un diritto riconosciuto da qualunque documento internazionale. In effetti, potranno votare sull’indipendenza gli scozzesi e i catalani, così come di recente hanno potuto dichiararsi indipendenti i kossovari. Perché mai i Veneti dovrebbero essere diversi? Forse perché, se li si fa votare, il risultato pro indipendenza è pressoché scontato, e a quel punto ai consiglieri regionali campani calvi toccherà pagarsela da sé la tinta per i capelli?

 

Cose inaudite

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2 Commenti

  1. avatar-4
    17:03 Sabato 05 Aprile 2014 marcobiondo keep calm and carry on

    Ricordo al sig Barisoni che in Europa vige la libera circolazione di persone merci e capitali. Pertanto lo stato Veneto anche se indipendente fa allo stato della Bassa Savoia non costituirebbe ostacolo alla sua permanenza. Invece il debito pubblico italico e dei singoli stati e comuni pregiudica qualsiasi iniziativa economica in tempi di deflazione.

  2. avatar-4
    02:01 Sabato 05 Aprile 2014 barisoni Attenzione

    I veneti, grandi lavoratori,sono venuti a Torino con le pezze al culo in più ondate. Mio nonno nel 1919 dopo la morte di fame della Guerra, altri ( i peggiori) con l'alluvione .Questi ultimi non sono poi tanto diversi , una volta arrivati da noi, rispetto ai tanti, troppi, meridionali vhe ci hanno conquistato e distrutto.Per questo, cari Veneti, tenetevi questa italietta corrotta e parassita che ha fatto e farà comodo anche a voi.PS: e se facessimo l'indipendenza dei singoli comuni ? O tornassimo ai ducati? O al regno di Sardegna.Si ricordi il prof De Caria che in quegli anni nelle campagne si moriva di fame e di malattie !!

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