Domande a Pichetto

Salvo aggiustamenti (al momento improbabili) in zona Cesarini, il centro-destra andrà sparpagliato alle elezioni regionali del Piemonte del 25 maggio. Ogni forza politica dell’area presenta un proprio candidato alla presidenza della Regione. Correranno uniti soltanto Forza Italia e Lega Nord. Candidato: Gilberto Pichetto, già Vicepresidente della Regione Piemonte e Assessore al bilancio della Giunta guidata da Roberto Cota. Veti incrociati hanno precluso, anche nell’area di centro-destra, elezioni “primarie”. La proposta secca di un candidato determina però l’ignoranza delle sue idee di governo. Cosicché – come fatto per il candidato alla presidenza del Partito Democratico Sergio Chiamparino –sembra indispensabile porre qualche domanda ai candidati per capire come la pensano su certi temi. In questa maniera, il voto potrà essere accordato o non con maggiore consapevolezza. A scatola chiusa si comprano soltanto alcuni prodotti alimentari.

 

Rivolgiamo, dunque, alcune domande a Pichetto. Nel suo caso, di primo acchito le cose sembrano più facili. Faceva parte del precedente governo e in posizione autorevole. Potrebbe semplicemente rispondere che conferma, su ogni punto, le linee della politica regionale seguite prima. Tuttavia, considerata la gestione non sempre felice del governo regionale di prima, la conferma di una prosecuzione dell’azione precedente potrebbe ritornargli in testa come un boomerang. Pensiamo ad una sua convenienza a proporre nuove strategie, troncando radicalmente col passato. Diversamente, basterebbero forse pochi giorni per far riaffiorare debolezze e contraddizioni del governo Cota. Gilberto Pichetto sceglierà la strada che riterrà. Noi pensiamo comunque di attirare la sua attenzione su alcuni argomenti per capire come intenderà affrontarli, se vincente,

 

La Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla telenovela delle elezioni regionali piemontesi del 2010. Si è definitivamente sentenziato che furono elezioni truccate con liste fasulle e conseguenti voti non validi. La sede penale ha emesso il proprio verdetto e condannato l’autore delle liste taroccate Michele Giovine. Nella testa del cittadino frulla però una domanda non del tutto banale: tutto questo pasticcio ha causato dei costi caduti sul suo portafoglio? Questi costi potrebbero essere stati indiretti poiché il pasticcio ha, comunque, parzialmente paralizzato l’azione amministrativa di chi ha governato dal 2010. Ma possono essere stati diretti in termini di oneri per azioni giudiziarie plurime, accollati al bilancio regionale che, come ben si sa, è sostenuto anche dalle contribuzioni dei cittadini Né può escludersi un danno all’immagine di tutto il Piemonte e dei suoi cittadini per aver tollerato che fenomeni degenerativi di questa natura potessero nascere, svilupparsi e concludersi. Quando accadono fatti di questo genere, ci si agita un po’ nel periodo acuto. Poi tutto passa nel dimenticatoio. E così il cittadino finisce per essere “mazziato e cornuto”. Aver patito un danno e poi subire anche la beffa che tutto si perda nel nulla, senza che più nessuno vada a fondo delle questioni.

 

La domanda a Gilberto Pichetto (che però potrebbe essere rivolta a tutti i candidati alla presidenza della Regione Piemonte dal momento che la vittoria elettorale anticipata si rende possibile per effetto del pasticcio) è questa: se governerà il Piemonte per il quinquennio 2014-2019, ha intenzione di istituire una Commissione d’inchiesta per fare luce sugli eventuali danni provocati dalla vicenda Giovine? E, qualora si accertassero danni, agire per la loro riparazione? Potrebbero essere danni derivanti dal principio generale previsto dall’articolo 2043 del codice civile per cui: “Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. O danni arrecati alle finanze pubbliche per averle caricate di oneri impropri, con obbligo quindi di denuncia alla Corte dei conti. Ovvero ancora danni all’immagine valutabili in sede civile. In conclusione, si tratterebbe di capire se nessuno abbia subito danni per ciò che è capitato (fatta eccezione per quelli politici della fine anticipata della legislatura).

 

I governi nazionali dedicano attenzioni costanti e crescenti ai temi che gravitano attorno alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (IctInformation and communication technology). L’Ict ha ormai assunto importanza strategica nella vita del mondo e di tutti noi. Il Governo di Mario Monti ha enfatizzato al massimo le problematiche di questo settore creando l’Agenzia per l’Italia digitale (art. 19 D.L. 83/2012, L. 134/2012), e definendo l’applicazione della digitalizzazione ad un numero molto elevato di azioni (D:L. 179/2012, L. 221/2012). Tra l’altro, nel mese di giugno scatterà l’obbligo della fatturazione elettronica nei confronti delle amministrazioni dello Stato (d.m. 55/2013). Dal 6 giugno, ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza non potranno più accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. Dal 6 giugno 2015, l’obbligo diventerà generale per tutte le altre amministrazioni pubbliche. La fatturazione elettronica diventa anche uno strumento per la trasparenza dell’attività amministrativa e per il monitoraggio e controllo della finanza pubblica.

 

La Regione Piemonte ha dedicato attenzione ai temi dell’Ict fin dal 1975 creando il Consorzio per il sistema informativo del Piemonte – Csi. Tenendo conto dell’obsolescenza raggiunta dalla sua struttura, la Giunta regionale del presidente Roberto Cota ha tentato, ripetutamente, una riforma del Csi, senza tuttavia giungere ad alcuna conclusione operativa. L’ente è andato quindi, progressivamente, alla deriva con dispendio di denaro pubblico e senza conseguire obiettivi intuibili per una proficua ricaduta dei suoi interventi sul sistema informativo della Regione.

 

Domanda: in caso di vittoria elettorale, Pichetto come intende affrontare il tema della digitalizzazione della Regione? Liberalizzazione, privatizzazione o esercizio pubblico? E, in particolare, come pensa di risolvere il problema del ruolo e dellospazio che il Csi deve occupare?

 

Pensare alla riforma del Csi, significa estendere le riflessioni ai processi di liberalizzazione o privatizzazione delle attività in generale gestite da soggetti pubblici. Il tema è cruciale per il Paese che lo dibatte da anni, senza tuttavia alcuna volontà reale di risolverlo. Eppure liberalizzazioni e privatizzazioni sono termini ricorrenti in tutte le discussioni della politica, ed oggetto di infinite norme rimaste per lo più inattuate. Il sistema delle partecipazioni della Regione Piemonte spesso si è rivelato un colabrodo sia che fosse riferito ad argomenti specifici (ad esempio, caso Ipla), sia che riguardasse scenari più ampi della produzione di beni e servizi (ad esempio, Finpiemonte partecipazioni). Manifestare opinioni e volontà su argomenti di questa natura non appartiene ad astratte elucubrazioni culturali. Le decisioni che s’intendono assumere coinvolgono aspetti sociali, economici e organizzativi di interesse generale per tutti i cittadini.

 

Domanda: in caso di vittoria elettorale, che politiche intende attuare Pichetto in materia di liberalizzazioni e privatizzazioni? Ne parlerà un po’ per poi lasciare le cose come sono, com’è avvenuto negli ultimi anni, o penserà di agire fin dall’inizio del mandato per rimettere ordine nelle partecipate regionali? Senza dimenticare che l’approfondimento delle partecipazioni va affrontato anche nell’ambito delle nuove norme contabili che non lasciano più nell’ombra questa fonte per lo più di sprechi e di malgoverno della cosa pubblica.

 

A conti fatti, attendiamo da Pichetto risposte a queste domande. Gliele riproporremo in caso di silenzio.

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