SPRECOPOLI

Aral, mezzo milione nella spazzatura

L'azienda partecipata del Comune di Alessandria che si occupa dello smaltimento dei rifiuti "brucia" 572mila euro per contratti disattesi. Una vicenda poco chiara sulla quale il M5s ha presentato esposti a magistratura, Noe e Guardia di finanza

 

Mezzo milione di euro buttato via, 572mila per la precisione. Come spazzatura. Ha dell’incredibile – e, per qualcuno, anche parecchio di poco chiaro – la vicenda che vede l’Aral, la partecipata del Comune di Alessandria per lo smaltimento dei rifiuti, dilapidare denaro pubblico con una serie di preliminari d’acquisto di un terreno, ripetutamente lasciati scadere con il conseguente pagamento di penali a favore del venditore. A scoprire quello che, allo stato dei fatti, merita di diritto di essere definito uno scandalo, se non peggio, è stato il consigliere comunale del M5s Domenico Di Filippo. Scartabellando i faldoni dell’Aral, in qualità di presidente della commissione consiliare per il controllo delle partecipate, Di Filippo ha strabuzzato gli occhi quando si è trovato di fronte tre pre-contratti di acquisto di un terreno usato come cava  che dal 2010 ad oggi sono stati disattesi e riformulati per ben tre volte. Con il risultato di far uscire dalle casse della partecipata, in totale, 572mila euro di caparre.

 

La ragione del mancato perfezionamento dei contratti starebbe nella mancanza delle autorizzazioni per trasformare la cava in discarica di inerti, così come prefigurato da Aral. «Ma se le autorizzazioni non ci sono, perché si è continuato a sottoscrivere, per ben tre volte, quei contratti continuando a perdere i soldi delle caparre?» si chiede il consigliere comunale pentastellato. Che, come se non bastasse per far gridare allo scandalo il denaro sperperato, aggiunge un ulteriore particolare: a fronte di un pagamento, per l’acquisto del terreno, fissato in un milione e 350mila euro, l’ultimo dei precontratti  contiene una clausola in base alla quale, dopo trent’anni l’Aral sarebbe tenuta a rivendere all’originario proprietario l’area a una cifra fissata attorno ai diecimila euro.

 

«Il cda dell’Aral ha continuato a stipulare preliminari per comprare un terreno su cui fare una discarica – spiega ancora Di Filippo – nonostante due delibere, una della Regione e una del Comune, di fatto vietino di usare quell’area a quello scopo». Insomma, una faccenda che puzza più di una discarica vera e propria. E sulla quale l’esponente del M5s ha deciso dovesse metterci gli occhi e le mani la magistratura. Di Filippo ha presentato quattro esposti: alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti, ai Carabinieri del Noe e alla Guardia di Finanza «per fare chiarezza su questi procedimenti in capo alla partecipata». Già, quell’Aral per il cui cda e il direttore, Piercarlo Bocchio  lo stesso consigliere grillino aveva, nelle settimane passate, presentato una mozione di sfiducia in consiglio comunale. Risultato? «Due giorni dopo hanno rinnovato il contratto, da 240mila euro l’anno, al direttore». (s.r.)