Pd spaccato sul fronte del porto
09:43 Martedì 20 Maggio 2014 0Il prospettato accorpamento delle autorità portuali di Savona e Genova scatena la guerra dei campanili e divide i democrat. Una vicenda ingarbugliata che ha riflessi sul sistema dei trasporti piemontese e che il senatore torinese Esposito dovrà sbrogliare
Nimby è attraccato in banchina, ma le cime avvoltolate alle bitte della politica rischiano di cedere sferzando dove capita capita. Chiamarla guerra dei porti sarebbe banale, ma soprattutto improprio. Quella che ha come teatro lo scalo marittimo di Savona, anzi per la precisione la Port Autorithy della città del Ponente ligure, appare piuttosto come la versione tutta italiana dell’acronimo anglosassone di Not In My Back Yard attagliato alle riforme, ai contenimenti della spesa, alle razionalizzazioni che, a parole chiunque dice di volere, purché - appunto - “non nel mio cortile”. La protesta contro il previsto accorpamento delle Port Authority di Savona e Genova, che grazie ad un’abile quanto smodato uso dei social network viene tambureggiata dai moli savonesi ossessivamente con l’hashtag #Giulemanidalporto, investe innanzitutto il Partito democratico e, valicando i confini regionali, sarà comunque (in parte già è ) un nodo con cui dovrà confrontarsi il Piemonte che da sempre si pone come retroporto naturale degli scali liguri.
Non solo: se il dibattito sul futuro delle Autorità portuali si annuncia come una gatta da pelare per i democrat, gli interlocutori più vicini geograficamente ai liguri in una delle due commissioni parlamentari (dove non c’è neppure un parlamentare rivierasco) chiamate a pronunciarsi sul piano del ministro Maurizio Lupi sono proprio i piemontesi. E l’aria che tira non s’annuncia come il vento in poppa atteso dai savonesi che ormai disegnano Genova come uno squalo famelico e inondano facebook con ripetitivi selfie in cui compare sempre lo stesso cartello con su scritto: “No all’accorpamento del porto”. Se l’idea originaria del ministro Lupi che puntava a ridurre a quattro o cinque le Autorità portuali italiane è stata poi ammorbidita fissando in quattordici Port Authority il riordino degli scali marittimi italiani, sposando di fatto la linea del disegno di riforma dell’ordinamento portuale presentato dalla responsabile infrastrutture del Pd Debora Serracchiani, per tutta risposta dall’Autorità portuale savonese è stato steso uno striscione che riprende l’ormai ridondante hashtag in difesa dell’ente. Con messaggi che suonano come avvertimenti anche in vista delle imminenti elezioni europee. Tanto da provocare una vera e propria spaccatura nel Pd ligure, sancita dal selfie che riprende la segreteria democrat savonese sul fronte del porto. Fronte opposto a quello dei compagni genovesi, primo tra tutti il governatore Burlando fautore della linea nazionale che vede nella sinergia degli scali e non nella difesa di interessi particolari la via da intraprendere. Linea che i savonesi troveranno anche nell’ottava commissione di Palazzo Madama.
Stefano Esposito, parlamentare piemontese e vicepresidente della commissione Trasporti del Senato non ha dubbi in merito: «I porti italiani devono fare sistema tra di loro e non farsi concorrenza. Se non lo capiscono finiranno con avvantaggiare ancora di più gli scali spagnoli e francesi e quelli del Nord Europa». Pur sapendo di attirarsi le ire dei pasdaran dell’Autorità portuale savonese guidata da Gian Luigi Miazza – succeduto a Rino Canavese che dopo anni al timone del porto si è subito accomodato su una poltrona pronta per lui nel Gruppo Gavio – Esposito dice chiaramente che «le Authority sono importanti, ma è impensabile immaginarne una per ogni porto». Quindi, «non si tratterà di far fagocitare Savona da Genova come qualcuno vuol far credere, ma di integrare i due enti con un risparmio economico e una maggiore funzionalità». Per il senatore torinese, autore insieme al collega Daniele Borioli di uno studio sull’integrazione ferro-gomma-aria per il Piemonte che guarda ai porti liguri e al ruolo di retroporto della regione subalpina come a un ambito da sviluppare, ribadisce che «non si può lavorare per il Terzo Valico, per la Tav e non poter immaginare di fare sistema con gli scali marittimi, in sinergia tra di loro». Senza giri di parole, Esposito non nega che anche per le Port Authority si corra il rischio in alcuni casi di «difendere dei centri di potere senza, invece, guardare alle necessità che uno sviluppo economico impone».
Insomma, se le centinaia di twitter e selfie che da Savona inondano il web con i volti più disparati – dietro i quali c’è chi intravvede una mossa ordita dalla stessa Port Authority più che una spontanea sollevazione popolare - e se lo stesso Pd appare ormai su posizioni differenti nella stessa regione, ma in due città diverse, le speranze che il testo sul riordino dei porti, approdato in commissione Trasporti di palazzo Madama, possa vedere apportate le modifiche chieste da Savona, sembrano ridotte al lumicino. Anche se in soccorso, pur con ampio uso di diplomazia, arriva pure l’appello del presidente di LegaCoop Liguria, Gianluigi Granero che chiede «un confronto con il governo e la commissione trasporti perché è preferibile un procedimento legislativo concertato con gli stakeholders piuttosto che un decreto legge calato dall’alto», ricordando come «le cooperative aderenti a Legacoop Liguria rappresentano buona parte del lavoro svolto nei porti e nei retroporti liguri con forti connessioni con i territori piemontesi e di altre regioni». E se c’è chi liquida la questione come una mera difesa di alcune posizioni e di potere che un’integrazione tra Genova e Savona ridimensionerebbe parecchio nell’ambito dell’Autorità Portuale savonese, non troppo lontano sembra andare la conclusione del ragionamento di Stefano Esposito: «Dobbiamo migliorare l’offerta portuale, i servizi retro portuali e i sistemi di collegamento. Insomma è indispensabile fare sistema davvero. E uscire dalle solite logiche di campanile». Più chiaro di così. (s.r.)


