Forza Veneto (alla faccia di Barisoni)
Riccardo de Caria 08:24 Venerdì 13 Giugno 2014 1
Dopo che la scorsa settimana questa rubrica si è occupata degli scandali in materia di corruzione, nuove rivelazioni di malaffare politico non hanno fatto altro che accumularsi giorno dopo giorno. I vari opinionisti hanno detto la propria, chi esprimendo posizioni di puro buon senso, chi invece no. Ma il commento che mi è parso in assoluto più folle è quello ascoltato, tanto per cambiare, da Sebastiano Barisoni nel suo Focus Economia.
Il vicedirettore di Radio 24, tra una predica contro la fantomatica austerità e un’invettiva contro la Merkel, che alterna regolarmente più o meno a distanza di 5 minuti l’una dall’altra, ha subito colto la palla al balzo delle inchieste in Veneto per una battuta di invidiabile acume politico: cari indipendentisi veneti, ha detto il nostro, ma voi che volevate staccarvi dall’Italia, perché Roma è ladra e corrotta, adesso come la mettete col fatto che i ladri e i corrotti ce li avete anche in casa vostra?
Eh no, caro Barisoni: le ragioni dell’indipendentismo escono rafforzate più che mai proprio dalle inchieste su Mose e dintorni (e ieri l’Espresso ha anticipato l’esistenza di un’altra indagine segreta, che avrebbe ad oggetto presunte tangenti alla Lega in Veneto, quindi siamo solo agli inizi).
A parte il fatto che Roma non fa altro che peggiorare, tra incredibili scioperi e sprechi senza fine, tra le mille ragioni per cui gli scandali sono un motivo in più per i veneti per andarsene da Fallitalia basti rilevare che i soldi per il Mose (almeno 5,5 miliardi) provengono interamente dal bilancio statale. Ora, è vero che il bilancio statale è fatto di moltissimi soldi dei veneti, ma ormai quei soldi erano finiti nel calderone unico nazionale, per cui non c’era alcuna corrispondenza tra chi pagava l’opera e chi ne beneficiava.
In un Veneto indipendente, anzi – meglio ancora – in una Venezia indipendente, il Mose se lo pagano i veneti, o meglio ancora i veneziani, e allora hanno molte più ragioni per interessarsi a come vengono spesi i loro soldi, per cui scandali come quello attuale sono per logica quanto meno più improbabili. Più sono piccoli i confini, più c’è corrispondenza tra chi spende e chi beneficia, più il controllo dei governati sui governanti è facile ed efficace.
I ladri e i corrotti hanno invece gioco molto più facile in un contesto, come quello italiano, e peggio ancora sarebbe con ulteriori cessioni di sovranità verso l’alto in direzione Bruxelles, dove non si sa assolutamente che fine facciano le mostruose tasse che paghiamo, perché non c’è più il benché minimo legame tra ammontare del prelievo e destinazione delle risorse così sottratte, e quindi tra soggetto passivo dell’imposizione fiscale e beneficiario dei servizi pagati con i suoi soldi.
Questo marasma è il brodo di coltura ideale per i mariuoli, perché annulla le capacità di controllo dei tartassati e favorisce così l’irresponsabilità di chi si trova a gestire risorse ingentissime, che tra l’altro gli piovono dall’alto senza che neppure abbia dovuto fare lo sforzo di tassare i suoi cittadini per procurarsele.
L’esistenza di un’ampia pluralità di sistemi politici e istituzionali è inoltre un deterrente all’innalzamento delle pretese fiscali del Leviatano. Un Veneto indipendente, sprecando meno di un Veneto sotto il giogo italiano, potrà tassare meno. E un Veneto che tassa meno è una spinta a chi gli sta attorno a non tassare troppo, per evitare che i suoi cittadini e le sue imprese inizino a spostarsi in massa in una terra meno oppressiva (almeno finché il presidente dei giovani di Confindustria non l’avrà avuta vinta e anche le benedette delocalizzazioni saranno state vietate).
Ne abbiamo la conferma proprio con quanto accade in Europa: l’Irlanda rappresenta come noto una piccola isola felice per le imposte societarie, fissate a un’aliquota parecchio più bassa della gran parte degli altri Paesi UE, e per questo è una spina nel loro fianco, perché ha convinto molte loro imprese a trasferire lì la sede dei propri affari. Finché l’Irlanda può tassare “poco” le imprese, le imprese e quindi i consumatori ne hanno un beneficio. Quando avremo l’unione politica e fiscale tanto amata, pure quella, da Barisoni, o comunque se andranno in porto le misure che giusto in questi giorni la Commissione UE sta prendendo per schiacciare la concorrenza fiscale di Dublino, questa possibilità non ci sarà più, e voglio vedere se è più probabile che l’aliquota unica diverrà col tempo più simile a quella irlandese o a quella dei Paesi più tassaioli.
Una volta di più, quindi, gli scandali di corruzione in Veneto siano lo spunto per i veneti a convincersi che l’unica strada per loro è quella dell’indipendenza, facendo in modo che si tenga (contro ogni resistenza paracostituzionale romana), e abbia esito positivo, quel referendum indipendentista cui proprio ieri il Consiglio Regionale del Veneto ha finalmente dato il via libera con un voto storico. E il referendum veneto possa innescare una salutare la catena nelle altre regioni dove al momento l’indipendentismo è molto meno forte, ed essere così la miccia per una disgregazione del fallimentare progetto unitario italiano, con tutto ciò che la libertà individuale ne guadagnerebbe da ogni punto di vista.
Cose inaudite.



