UN VOTO

Forza Italia si affida alla Madonna Nera

Due giorni a Oropa per fare il punto e trovare lo slancio per ripartire. Un seminario politico che sembra piuttosto un pellegrinaggio: per grazia ricevuta dell'insperato secondo posto alle Regionali e di intercessione sul futuro. L'incognita Fitto

Se i muri oltre che orecchie, come si dice, avessero pure memoria, quelli del civico 3 di corso Vinzaglio oggi riandrebbero indietro di qualche anno, quando prima i Ds poi il Pds, insomma “i comunisti” taglierebbe corto il Cavaliere, in quelle stanze celebravano dopo ogni elezione il rito catartico dell’analisi del voto. Cambiati inquilini e ritinteggiate le pareti, il rito continua. La catarsi si auspica: «Dobbiamo guardare avanti» avverte Gilberto Pichetto, coordinatore regionale di quella Forza Italia che della sinistra occupa da qualche mese quella che è stata una sua sede, ma che ha dovuto subire l’annunciato e inevitabile sfratto dal governo della Regione e pure da un bel po’ di Comuni. Dunque analisi del voto: uno dei tre punti all’ordine del giorno del coordinamento azzurro piemontese cui parteciperà pure il consigliere politico di Berlusconi, Giovanni Toti. Ma non il punto più importante nella scaletta di priorità dell’ex vicepresidente dell’ultimo scorcio dell’agonizzante giunta Cota. «Il voto va analizzato, come dobbiamo affrontare il tema dell’organizzazione del partito, ma il punto fondamentale è guardare avanti, capire e individuare quale offerta, quali programmi e quali obiettivi vogliamo offrire all’elettorato piemontese» sostiene Pichetto in una conversazione con lo Spiffero nel corso della quale annuncia il suo proposito, già benedetto da Berlusconi incontrato a Palazzo Grazioli giovedì scorso, di «riunire il partito piemontese in un seminario di due giorni, la seconda metà luglio, dove non si dovrà sentir parlare di posti, di colonnelli o sergenti, ma di idee e contenuti».

 

Il ragionamento, in sintesi, parte da una domanda: «Se la rivoluzione liberale era il contenuto del manifesto di Forza Italia del 1994, vent’anni dopo qual è il contenuto del manifesto del partito piemontese che si vuole scrivere nel 2014?». Da vecchio liberale, Pichetto guarda con una certa nostalgia e un po’ di rammarico a quelle idee e quei propositi di vent’anni dei quali se ne perse un bel pezzo per strada o, comunque, non si riuscì o qualcuno non volle tradurli in fatti. Dare una risposta a questa domanda significa, per il coordinatore subalpino, avere finalmente un percorso tracciato e, quel che più conta, presentarsi ai cittadini con una linea chiara e proposte concrete, calate sul territorio. «Bisogna avere unicità di verbo», chiaro avvertimento a tenere la barra dritta, dalla grande città fino al piccolo comune su quelle che saranno le linee d’azione. Sulle quali Pichetto dà l’impressione di avere le idee chiare e il piede pronto a pigiare sull’acceleratore, avvertendo che chi preferirà parlare di posti e poltrone, anche se il voto le ha praticamente ridotte a zero, «può sempre fare altro, andare a pescare, per esempio». Di questa sua “voglia di dedicarmi al partito, dopo aver fatto il parlamentare e l’amministratore regionale, per andare davanti ai cittadini con un programma chiaro e convincente ne ha parlato a lungo con Berlusconi. Una prima volta la domenica successiva alle elezioni a cena e, nuovamente in un rendez-vous giovedì scorso.

 

Pichetta parla, spiega la situazione in Piemonte e l’ex Cavaliere annota «ogni parola, pure le virgole». Lo descrive “sulla palla”, Pichetto, il quale incassa l’incoraggiamento ad andare avanti sulla strada concordata e pure i complimenti per essere arrivato secondo alle Regionali quand’era partito con timore di finire terzo, dietro i grillini. Quei pentastellati che nell’incontro nella reggia romana del Sultano di Arcore, in un anticipo dell’analisi del voto che si farà oggi in corso Vinzaglio, Berlusconi e Pichetto quasi benedicono per quella paura che hanno infuso negli ultimi giorni tra l’elettorato dimezzando i loro consensi rispetto ai sondaggi. «Il guaio è che quei voti di chi ha avuto paura di Grillo sono andati al Pd e non a noi – commenta –. E questo perché bisogna riconoscere che Renzi è stato bravo e ha saputo offrire una proposta forte e chiara agli elettori». Poi la ricaduta dell’oltre 40% del Pd ha dato “la batosta” a Forza Italia nei ballottaggi in Piemonte.

 

Il ragionamento del numero uno azzurro in terra allobroga pone l’accento su altre percentuali: «Il Pd ha preso oltre il 40% del 50% dell’elettorato. Noi dobbiamo lavorare perché una gran parte di quegli elettori che non vanno a votare e che si riconoscono idealmente nel nostro partito non rimangano più a casa. E poi ormai il sistema politico italiano mostra una sempre crescente propensione alla mobilità di una gran parte dei elettori. Lo sa bene Renzi che deve andare di fretta sulla sua tabella di marcia e lo dobbiamo avere ben chiaro noi dando corpo a un partito stabile e organizzato». La mobilitazione e l’impegno, ad avviso di Pichetto, non debbono essere concomitanti solo con gli appuntamenti elettorali, ma costanti. Quasi come se quelle stanze in cui oggi si riunisce il partito piemontese ricordassero ai nuovi inquilini la mitica organizzazione del Pci a presidio diuturno e capillare del territorio.

 

Poi c’è il tema che nei recenti incontri a Palazzo Grazioli, il coordinatore regionale ha sentito «ripetere ogni dieci parole» da Berlusconi: la riunificazione in coalizione delle ormai varie meteore del centrodestra. Con un sarcastico distinguo per gli alfaniani e il dubbio se siano «ancora di centrodestra o la stampella del centrosinistra», Pichetto spiega l’idea che s’è fatto e che si fonda proprio sull’analisi del voto: «Sono convinto che ci sia più divisione tra i leader che non tra l’elettorato. Le diaspore o come le si voglia chiamare hanno avuto l’effetto di lasciare sconcertato e confuso più di un elettore di area e talvolta, anzi spesso, indurlo a non andare a votare». Se non son diaspore, neppure corrispondenza di amorosi sensi tra Raffaele Fitto e il Principale: «da liberale figuriamoci se non sono per il dibattito interno al partito. Dunque ben venga se si tratta di confronto, ma se invece è una corsa al primato per il dopo Berlusconi, allora…». L’ex presidente della Puglia toccherà anche Torino nel suo tour per il Paese: “un veloce ma intenso giro d’Italia, incontrando amministratori locali, dirigenti e militanti del nostro partito, e i rappresentanti del mondo produttivo, dall’industria al commercio all’artigianato all’agricoltura”. E sotto la Mole non sarebbero pochi i dirigenti, soprattutto tra le nuove leve, disponibili a seguirlo nella sfida al cerchio magico.

 

Pure un altro tema di queste settimane non pare entusiasmare più di tanto Gilberto Pichetto: le primarie. Sono state un intermezzo di una breve telefonata tra Berlusconi e Laura Ravetto, la parlamentare piemontese incaricata di predisporre il regolamento, durante l’incontro di giovedì a Palazzo Grazioli. «Se si deciderà e di farle e come farle, ben vengano, ma i problemi adesso sono altri» per il partito che ha retto di fronte all’annunciata Caporetto regionale, ma si trova con le truppe da riorganizzare, magari rinnovare, di sicuro da motivare e soprattutto non richiamate dalla cartolina precetto solo in vista delle elezioni. «Dobbiamo saper affrontare e guidare il passaggio del partito da una monarchia assoluta a una monarchia costituzionale», ricordando come lo stesso Berlusconi sia di quest’avviso per varie ragioni, non da ultime l’impossibilità a «stare in politica come vorrebbe, per le note ragioni» e pure per una questione oggettivamente anagrafica. Ma attenzione, avverte Pichetto, questo non significa aprire la via a certe spinte. E il riferimento a Fitto appare palese. «Il rinnovamento deve essere di contenuti, in Piemonte abbiamo trenta e quarantenni, uomini e donne, con esperienza ed entusiasmo. Io che dal partito ho avuto molto, come mi sono candidato per spirito di servizio alle Regionali impegnandomi al massimo pur sapendo che non avremmo mai vinto, raccolgo anche questa sfida di portare il partito a guardare avanti». Per farlo lo porterà, per la due giorni di confronto e discussione, ad Oropa. «È un posto fresco anche in estate, molto bello». Se poi qualcuno dirà che non sapendo più a che santo votarsi i berluscones piemontesi, per recuperare consenso e voti, vanno in pellegrinaggio alla Madonna Nera, beh dopo il nuovo corso inaugurato nelle stanze dove c’erano appese le bandiere rosse... (s.r.)  

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3 Commenti

  1. avatar-4
    12:56 Martedì 17 Giugno 2014 siamodicentrodestra A Settembre il comando a Lucio Malan

    Ben arrivato a Lucio Malan...una persona per bene e capace.

  2. avatar-4
    15:04 Lunedì 16 Giugno 2014 versionedibarney Ha retto, ha retto,

    neanche il secondo posto si aspettavano...A quest'ora, se fosse andata come tutti credevano, cioè coi grillini a ruota di Chiamparino, e Pichetto fuori, era lui che andava a pescare!

  3. avatar-4
    10:38 Lunedì 16 Giugno 2014 basitadaforzaitalia Ipse dixit: "...il partito che HA RETTO di fronte all’annunciata Caporetto regionale..."

    Tu pensa se non avesse retto, allora..

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