CAPITALISMO PUBBLICO

Iren “insolvente” ma prepara lo shopping

Nonostante la pesante situazione debitoria e finanziaria Profumo scalda i motori in vista di nuove acquisizioni. Si parte dall’alessandrina Amag e, con la benedizione di Fassino, vuole aggregare altre municipalizzare per creare la multiutility del Nord

Il risiko delle municipalizzate nel settore dell’energia sta per ripartire. Lo ha dichiarato l’altro giorno parlando all’assemblea annuale di Iren, che ha approvato bilancio, il presidente Francesco Profumo, annunciando che il Governo “sta cercando un veicolo normativo” per avviare il processo e che “il tutto dovrebbe avvenire entro l’anno. Con il ministro Zanonato (allo Sviluppo economico con il Governo Letta, ndr) - ha sottolineato Profumo - era stato aperto un tavolo sul tema con Federutility e Anci, tavolo che ora sta per ripartire. E Iren ci sarà, speriamo che i tempi siano brevi”. Eppure, a dispetto di proclami e ambizioni, la situazione dei conti – pur in miglioramento - presenta un gruppo che è sì un colosso, ma dai piedi piuttosto fragili.

 

Certo, il rapporto Debito netto/Ebitda negli ultimi due anni è passato dal 4,5%  al 3,9% e il margine operativo lordo si attesta a 646,0 milioni di euro, in crescita (+2,6%) rispetto a 629,6 milioni di euro del 2012, ma sono tanti i problemi che restano sul tavolo, a cominciare da una situazione debitoria che resta pesante: 2.525 milioni di euro, in riduzione di 30 milioni di euro rispetto a 2.555 milioni di euro al 31 dicembre 2012. Un quadro che ha scatenato in assemblea una dura reprimenda da parte dei piccoli azionisti. Particolarmente dettagliato è stato l’intervento di Francesco Fantuzzi che ha posto una questione centrale, ovvero quella del fabbisogno finanziario a breve che, nonostante le dismissioni avviate, è aumentato. “Oggi Iren – ha detto Fantuzzi – è tecnicamente insolvente, in concreto non in grado di gestire eventuali richieste di rientro da parte degli istituti bancari”. E’ vero che se si verificasse lo scenario peggiore, la maggior parte delle aziende italiane risulterebbe insolvente, ma resta il fatto che la multiutility è ancora gracile dal punto di vista finanziario.

 

Ci sono altri nodi che sono stati sollevati dai piccoli azionisti: la contrazione del giro d’affari, la riduzione del prezzo dell’energia e la revisione delle tariffe del gas introdotta da AEEG (Autorità per l’energia elettrica e il gas), la situazione dei derivati del gruppo e le perdite potenziali di 37 milioni a oggi esistenti. Tutti problemi che gettano ombre sul futuro del gruppo e che si sovrappongono all’annosa polemica sui compensi ai manager, ridimensionati ma ancora principeschi.

 

Un quadro che sembra non impensierire Profumo che, anzi, punta proprio sull’avvio di un nuovo processo di aggregazione per dare maggiore consistenza e solidità al gruppo. Per legittimare la necessità dell’intervento, Profumo ha illustrato lo stato d’essere del settore: “In Italia ci sono oggi circa 1350 tra utility e multiutility ma il 50% del fatturato fa capo alle quattro big quotate (A2A, Iren, Hera e Acea, ndr), inoltre 650 di esse hanno un giro d’affari sotto i 4 milioni e il 60% è in difficoltà economiche”. Di qui la necessità di un consolidamento che metterebbe così in sicurezza anche i conti dei piccoli Comuni, che dipendono dai conti e dai dividendi delle utility in crisi. Ciò significa che non è affatto naufragato il progetto della multiutility del Nord, che anzi oggi con Piero Fassino al vertice di Anci trova nuovo impulso. A partire dal Piemonte dove la partecipata alessandrina Amag, presidiata dal fido Stefano De Capitani è ormai pronta a essere inglobata. Ma la lista di “prede” è lunga, contiene almeno una ventina di società e le parole del presidente lasciano intendere che presto ci saranno novità in questo senso e ne sono convinti anche molti analisti finanziari che scommettono su nuove aggregazioni in tempi rapidi.