Se il bilancio è tecnico

 

Il Sindaco di Torino Piero Fassino e l’Assessore al Bilancio Gianguido Passoni hanno annunciato che il Comune di Torino approverà, entro la data del 31 luglio prevista dalla legge, un bilancio tecnico per l’anno 2014. Al di là delle proteste delle Circoscrizioni – cui il bilancio tecnico taglia notevoli risorse –, la notizia non ha destato particolari attenzioni. Quando accadono fatti di questo genere, solitamente i cittadini pensano che sono cose per addetti ai lavori. E la stampa allineata, non dando peso alla questione, alimenta questa opinione. Un fatto di questo genere non è affatto per addetti ai lavori, ma ricade, pesantemente, su tutti i torinesi. Merita dunque qualche commento.

 

In primo luogo, il bilancio tecnico non è previsto da alcuna norma contabile. E’ una fantasiosa invenzione della classe politica – che purtroppo però ha preso piede, da un po’ di tempo, nel Paese. Quando gli amministratori pubblici non sanno che pesci pigliare nella programmazione della gestione, si trasformano in ragionieri. “Se potessimo farlo” – dice la classe politica – “noi faremmo un bilancio politico,non tecnico. Poiché tuttavia qualche cattivo da fuori non ci fornisce i dati che vorremmo, mettiamo in colonna un po’ di numeri, facciamo finta di fare un bilancio e chiudiamo la partita. Se la situazione dopo cambierà, vedremo cosa fare”. Così si è detto anche nel caso del bilancio tecnico del Comune di Torino. Nella loro funzione di controllo, Revisori dei conti e Corte dei conti dovrebbero bocciare immediatamente e sonoramente i bilanci tecnici. Sono “furbate” che violano tutte le regole dei bilanci pubblici e rendono quindi illegittimo, fin dall’origine, il documento più importante nella gestione di un ente.

 

Ma, ancor prima di loro, i bilanci tecnici dovrebbero essere bocciati dai cittadini. Tenendo presente il caso Torino, proviamo a fornire qualche chiarimento sul problema. Per adempiere alle sue funzioni – costituire cioè lo strumento attraverso il quale l’amministrazione programma la sua azione –, un bilancio di previsione dovrebbe essere approvato entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello cui si riferisce. Parliamo del 2014. Quindi, il bilancio si sarebbe dovuto approvare entro il 31 dicembre 2013. Nel totale disordine che regna ormai da anni nei bilanci pubblici, si è giunti all’assurdo che, per gli enti locali, è il legislatore che stabilisce, anno per anno, la data per l’approvazione del bilancio. Si arriva al ridicolo di pretendere l’approvazione del bilancio di previsione quando l’anno è ormai in fase di avanzato sviluppo. Talora, anche verso la fine. Che previsione può essere se ormai è già tutto avvenuto? Però è la legge che lo vuole. La forma prevalga sempre e comunque sulla sostanza!

 

Il bilancio tecnico che il Comune di Torino sta per approvare per il 2014 avrà una vita di cinque mesi. Dal 1° gennaio, mancando il bilancio, si è vissuti alla giornata, o giù di lì. Ma, anche dopo l’approvazione, la musica non cambierà poiché il bilancio tecnico – se non accadono fatti strabilianti – prevede che si possano fare soltanto interventi di ordinaria amministrazione (pagare stipendi, utenze, affitti, quelle che sono definite spese fisse e obbligatorie; nulla più). E così ci si trascinerà per tutto il 2014, con le buche (e i morti) nelle strade, le scuole che al massimo potranno cambiare qualche vetro rotto, le erbacce ormai onnipresenti e poc’altro (questa è la città che stiamo presentando ai “benvenuti” turisti). Questo è bene che tutti i torinesi lo sappiano. E, ancora restando in materia di spese, sarebbe interessante capire come il bilancio tecnico contempla quelle derivanti da prestiti e mutui, comprese quelle legate alle operazioni sui ben noti derivati.

 

Quello poi che l’Assessore non chiarisce, o lo fa in maniera fumosa, è il capitolo delle entrate che il cosiddetto bilancio tecnico prevede. Afferma che tiene conto soltanto delle entrate certe e prevedibili. Quali? In che misura si prevede di far incidere il prelievo fiscale sulle tasche dei cittadini? Nella solita maniera top cui ormai i torinesi sono abituati da anni e che ci ha fatto raggiungere l’onorevole primato della città più tassata d’Italia? Facile dire che la Giunta ha capito (ma sono i doveri di appartenenza al gruppo che lo impongono) in che acque si naviga, mentre non l’hanno capito i Presidenti di Circoscrizione. Ma i primi a capire dovrebbero essere i cittadini, se qualcuno avesse la bontà di tenere conto qualche volta anche di loro, e non soltanto considerarli entità astratte. Però presenti per essere spremuti con le tasse, ma senza diritto di parola.

 

Tutta colpa dell’Assessore? No. Egli non fa che allinearsi allo sfascio finanziario in cui sta sprofondando sempre di più l’Italia (inutile ricordare che il debito pubblico continua a salire e languono gli investimenti, gli unici che potrebbero rilanciare la crescita). Italia che però va in giro mostrando i muscoli, assicurando che tutti i nostri conti sono a posto e pensando che, per sanare l’economia, basti annunciare riforme a destra e a manca, anche senza farle. Guardando al fronte dell’economia, si parla (ormai da anni essendosi già cimentato in questo campo il Governo Monti) di risparmi favolosi che devono derivare da incisive e onnicomprensive operazioni di spending review. Allo stesso tempo però non si sa dove trovare le risorse per pagare i 60/80 miliardi di debiti delle amministrazioni pubbliche, oppure per garantire dal prossimo anno gli 80 euro regalati a maggio a un po’ di persone e darli anche a categorie più bisognose ancora e via discorrendo. Questo tanto per fare alcuni esempi. E, dopo tutte le sicumere che si ostentano, seguendo i collaudati comportamenti di tutti i governi italici (rottamati a voce, non negli insegnamenti), si aumentano sigarette e benzina e si prepara la manovra d’autunno.

 

Ciò che sconcerta in un quadro dalle tinte non certamente rosee è però il silenzio di chi, rivestendo autorevoli posizioni, potrebbe almeno tentare di far capire a chi governa che così non si può più andare avanti. Di fronte ai Comuni, Torino come gli altri, giunti alla canna del gas, il Presidente dell’Anci Piero Fassino che posizione assume? La connivenza con chi governa è però sempre la strada migliore da seguire. Facendo i buoni, potrebbero esserci dei riconoscimenti. Questo alla fine è ciò che conta, non alzare la voce per denunciare che si sta andando a rotoli.

 

A conti fatti, mentre le aziende private definiscono regole internazionali per dare sempre maggiore certezza e chiarezza ai lori bilanci, le aziende pubbliche s’inventano bilanci tecnici e stupidaggini di questo genere. Qui intanto, se l’azienda chiude i conti con delle voragini colossali, nessuno paga (tranne i cittadini). Al massimo, se proprio va male, una sedia in qualche partecipata la si rimedia sempre. 

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