Fine alle TAVanate, ora si fa sul serio

Tra qualche ora scatterà il blitz per espugnare il presidio di Chiomonte. Ingente spiegamento di forze dell’ordine: oltre 2mila agenti. Si temono incidenti (e qualcuno soffia sul fuoco)

Ore contate per la sedicente “Libera Repubblica della Maddalena”. La fiaccolata dei No Tav che questa sera raggiungerà il presidio di Chiomonte, ultimo strenuo tentativo di scongiurare l’annunciato blitz delle forze dell’ordine, segnerà l’atto finale di una vicenda nata male, proseguita peggio e che potrebbe finire a schifio. Un confronto ultraventennale intossicato da mistificazioni ideologiche di entrambi gli schieramenti, fuorviato da visioni palingenetiche o apocalittiche, corrotto da doppiogiochismi politici e inquinato dalle scorie di un ribellismo abietto e inconcludente. Un crescendo di radicalismi: le barricate, gli aut aut, le sassaiole, le lettere minatorie con pallottole e polverine. In un angolo, vera sconfitta, la politica.

 

L’inaugurazione del cantiere, dopo l’ultimatum europeo, è diventata una priorità. Negli ultimi giorni hanno alzato il tono la presidente degli industriali Emma Marcegaglia e il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. Concetto ribadito con forza dal ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni: «Entro il 30 giugno il cantiere sarà aperto perché altrimenti si perdono i fondi europei e sarebbe un delitto per le giovani generazioni». Nulla potrà fermare la decisione, nessuna contestazione potrà impedire l’avvio dei lavori: parola del titolare del Viminale e, quindi, di supremo responsabile di polizia.

 

Tutto si gioca sull’interpretazione di cosa voglia dire quella scadenza, se possa considerarsi flessibile, come ancora qualche giorno fa giudicava il capo dell'Osservatorio Mario Virano. Ma questa volta pare davvero tassativa. Una corsa contro il tempo che fa dire al parlamentare Pd Stefano Esposito, vero pasdaran del Tav, che «la lettera di Kallas è la prova che l'Unione Europea è un’istituzione seria. Ci hanno concesso sei anni di proroghe se non parte entro il 30 giugno, non parte più». Ed è proprio sulla concreta realizzazione dell'opera che molti, tra i pro e i contro, nutrono dubbi. Secondo alcuni il destino è irreparabilmente compromesso e l'improvvisa accelerazione è la solita furberia italiana per incassare la prima tranche di 672 milioni di euro. Sui rimanenti 2 miliardi si vedrà.

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