Un occhiale di riguardo

La storia di Luxottica insegna molte cose. Per esempio, a non diffidare della concorrenza cinese a basso costo: un tempo, infatti, i cinesi eravamo noi, e il fatto di poter contare su manodopera che costava meno che in altri Paesi di maggiore industrializzazione è stato tra i fattori cruciali che hanno permesso ad aziende come Luxottica di diventare grandi e conquistare il mondo, creando a cascata molta ricchezza nel nostro Paese. Non si vede quindi perché oggi i cinesi non dovrebbero arricchirsi facendo altrettanto.

 

L’azienda veneta insegna molto anche in termini di investimenti e gestione del proprio patrimonio. Come fa notare un mio amico che insegna finanza all’università, un’obbligazione Luxottica, così come di altre aziende solide anche italiane, è stata negli anni passati un investimento molto più saggio per chi voleva un’elevata protezione dal rischio di perdere i propri soldi, rispetto ai titoli di stato. Eppure, ancora pochi risparmiatori le prendono in considerazione, preferendo andare avanti con le bende sugli occhi, e continuando a comprare BOT e CCT, nell’illusione che siano un porto sicuro, là dove invece è solo la totale distorsione del mercato, a suon di BTP-Day, droga monetaria e regole fiscali e di valutazione del rischio di favore, che ha sin qui ritardato la presa di coscienza che si tratta in realtà di carta straccia.

 

Ma ora Luxottica, che pur attraversa anch’essa una fase non facile (e ciononostante continua ad assumere e a dare gratifiche ai dipendenti), si pone in evidenza anche per un altro aspetto: la società del patron Leonardo Del Vecchio ha infatti avviato una sponsorizzazione di alcune scuole del bellunese, la zona che sta un po’ a Luxottica come Alba alla Ferrero, decidendo di pagare corsi di recupero di matematica e inglese e anche un interessante esperimento di peer education.

 

Così facendo, ci ha dato un esempio di come dovrebbero andare le cose: senza bisogno di tante chiacchiere sulla responsabilità sociale d’impresa, le aziende di successo sentono quasi sempre l’inclinazione a far ricadere sul territorio che le ha ospitate e rese grandi una parte dei guadagni ottenuti sui mercati.

 

Si creano così casi di identificazione di un territorio con un’azienda, e la ricchezza dei suoi proprietari va a beneficio di tutta la comunità circostante, tanto con la creazione di posti di lavoro, quanto con la “restituzione” al territorio di parte della prosperità conseguita.

 

Solo i benpensanti radical chic alzeranno il sopracciglio di fronte a un privato che – orrore orrore – s’immischia nella scuola pubblica, ma la verità è che tutti gli interessati non potranno far altro che benedire una simile decisione.

 

Nella società americana, che purtroppo si sta europeizzando sempre di più, anche grazie a quello che un azzeccato sondaggio ha identificato come il peggior presidente Usa dalla Seconda Guerra Mondiale, permane comunque un vivo senso di solidarietà (privata) tra appartenenti a una comunità, sia essa territoriale, di fede, di etnia o di gusti. Questa tendenza all’associazionismo di tocquevilliana memoria e al volontariato rimane forte e dunque sono molto più diffuse laggiù le borse di studio, le cattedre pagate da benefattori, la contribuzione ai bisogni dei meno fortunati.

 

Obamasta massacrando di tasse anche gli Stati Uniti e quindi inevitabilmente anche là ai privati restano meno soldi per aiutare il prossimo, perché sempre di più finiscono nel buco nero del bilancio federale. Ma vicende come quella di Luxottica, che accadono nella seconda Regione più tartassata del Paese più tartassato del mondo, ci danno un’idea di quante cose in più si potrebbero fare, prima di tutto per i più deboli, se solo riuscissimo a rimettere in gabbia l’insaziabile Bestia statale.

 

Se invece continueremo lungo questa strada, le aziende continueranno a tagliare prima sulle elargizioni caritatevoli, per poi fare direttamente le valigie, o comunque chiudere i battenti. Il ridimensionamento, la moria e l’emorragia di imprese che caratterizzano i nostri territori sono allora particolarmente gravi perché con le aziende se ne vanno non solo posti di lavoro, ma anche tanta beneficenza privata, cioè l’unica vera e sana beneficenza che esista.

 

Questa dovrebbe essere l’emergenza numero uno che i governi di qualunque livello dovrebbero affrontare: altro che servizio civile europeo, o pletorici commissari per la legalità, o grembiuli nelle scuole.

 

Cose inaudite.

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