CHI SI RIVEDE

Incubo Matteo nei sogni di Cota

L'ex governatore piemontese nel suo intervento al congresso nazionale della Lega attacca Renzi e liscia il pelo a Salvini. Ma il leader del Carroccio ha già un piano per farlo fuori dalla guida del partito. La platea lo accoglie con freddezza

Preso in mezzo tra due Matteo Roberto Cota sposa la linea di Salvini e attacca, per l’ennesima volta, Renzi, una “finzione che racconta un mondo artefatto”. Intervenendo dal palco del congresso straordinario della Lega Nord, l’ex governatore del Piemonte sottoscrive tutti i punti del programma politico illustrato dal leader, riconfermato alla guida del Carroccio fino a dicembre 2016, ma non conquista il cuore né della platea – che lo congeda con un applauso distratto, di mera circostanza – né quello del segretario nazionale se è vero, come racconta allo Spiffero un insider presente a Padova, nel futuro organigramma ci sarà meno spazio per l’ex pupillo di Bossi. Anzi, Salvini avrebbe sollecitato il partito piemontese a compiere quel rinnovamento che lui ha impresso a livello “nazionale”.

 

Cota si è ben guardato di ripercorrere di fronte ai delegati la parabola conclusa con la sua detronizzazione dalla poltrona di piazza Castello, limitandosi solo ad accennare al “buon risultato” conseguito anche in Piemonte dalla Lega, “nonostante tutti gli attacchi infami che ci hanno tirato”. Bisognerebbe regalargli un pallottoliere, giacché in soli quattro anni, quelli contrassegnati dalla sua presidenza della Regione la Lega è passata dal 16,73% al 7,27%: non propriamente un successo travolgente. Cota comunque concorda con Salvini nel ritenere il Carroccio l’unica e credibile alternativa alla sinistra, “più che altro al renzismo perchė in molti, a sinistra, Renzi lo stanno subendo”. Nel condividere tutte le proposte elaborate da Salvini (da “Basta Euro” alla protesta fiscale), l’ex governatore ha insistito soprattutto sul lavoro, tema al centro dei lavori congressuali: “Le imprese muoiono di tasse, non si tratta di essere simpatici o antipatici, ma di abbassare la pressione fiscale, veramente, in modo incisivo. Renzi non lo fa, la aumenta! Mentre il presidente del Consiglio si fa riprendere e fa fotografie, le aziende nel Nord produttivo chiudono e quando un’azienda chiude, è morta, non riapre più. Allora, giù le tasse, poi si vede, tanto, peggio di come sta andando adesso, non può andare per il nostro sistema produttivo”.

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