CRISI

La ripresina è già al palo

A Torino una impresa su tre ha ordini solo per i prossimi 30 giorni, oltre il 70% degli imprenditori dichiara di non avere intenzione di fare investimenti. Anche l'export arranca. Il presidente dell'Api Alberto: "Quand'è che la politica aprirà gli occhi?"

Prego riporre l’entusiasmo nel cassetto. Dopo sei mesi di qualche moderato miglioramento la ripresina è già al palo, almeno per le piccole e medie imprese di Torino. Secondo quanto rileva uno studio dell’Api, infatti, il 17% delle imprese intervistate ha ordini solo per 15 giorni, percentuale che sale al 34,5% se si considerano ordini fino a 30 giorni. Sul fronte degli investimenti, solo il 29,5% del campione intende realizzarne, il 70,5% degli imprenditori dichiara che non investirà: nel 41,8% dei casi si tratta di imprese che non hanno realizzato investimenti nemmeno nel periodo gennaio-giugno 2014. Nessuna buona notizia neanche sul fronte occupazionale dove le previsioni per il secondo semestre riportano nuovamente l'indice a livelli negativi (-4,3%), per effetto di un sensibile calo delle intenzioni di nuovi inserimenti in azienda, solo il 7,8% delle imprese, infatti, ne prevede l'aumento mentre per il secondo semestre del 2014 sale al 29,1% la percentuale di imprenditori che prospetta l'utilizzo della cassa integrazione. Un quadro se non desolante certamente preoccupante, perché colpisce quel tessuto produttivo che rappresenta il core business dell’imprenditoria italia – ovvero le piccole e medie imprese – e perché proprio queste sono le più esposte di fronte alle intemperie del mercato per le note difficoltà riscontrate a partire dall’accesso al credito.

 

E anche l’export pare andare incontro a una frenata. Per le imprese esportatrici, sempre secondo l’indagine, le attese formulate per il secondo semestre dell’anno sono di un forte ridimensionamento delle attività, sia per quanto riguarda la produzione, che gli ordini e il fatturato. Non cela la propria preoccupazione il presidente delle piccole imprese torinesi Corrado Alberto, secondo il quale «occorre fare molta attenzione poiché quanto di leggermente positivo è stato raccolto rischia seriamente di andare perso». Poi non lesina un attacco alla politica: «Ci chiediamo quanto tempo occorra ancora attendere prima che le istituzioni aprano gli occhi sulla reale situazione del Paese e del nostro territorio. Non ci pare, infatti, che quanto fatto presagire dalla politica si stia realizzando. Certo alcuni dati positivi possono essere colti, ma a preoccupare di più sono le previsioni e la cecità di chi dovrebbe vedere e agire di conseguenza». 

 

«Guardando ai primi sei mesi dell'anno - osserva ancora il presidente di Api Torino - tornano positivi i saldi relativi agli ordini e al fatturato, interrompendo così la lunga serie negativa iniziata a metà 2011. Il saldo sulla produzione, già positivo sei mesi fa, segna il risultato più incoraggiante, ma la preoccupazione scatta guardando avanti. Solo il 18% degli imprenditori si considera più ottimista rispetto a sei mesi fa, mentre ben il 32% si considera più pessimista e questo riguarda anche le imprese che operano con i mercati esteri». Secondo Alberto è necessaria, pertanto «una politica industriale che punti su pochi obiettivi strategici, allocando risorse su settori come la manifattura e le altre economie trainanti, la valorizzazione della filiera della conoscenza, l’ulteriore sburocratizzazione delle procedure». Il presidente dell’Api Torino dedica un passaggio specifico alla Regione: «Occorre moltiplicare l’impegno in tema di internazionalizzazione, migliorare le condizioni di attrattività del territori, rendere più efficaci i servizi di collocamento dei centri per l’impiego e i percorsi di ricollocazione da settori in crisi a settori più attrattivi, sostenere e semplificare le iniziative finalizzate a progettare e realizzare sistemi di produzione di energia in particolare da fonti rinnovabili e porre attenzione a edilizia, trasporti e infrastrutture». Dici poco.

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