Pdl, Gruppo Vagante Piemonte: primarie sì, ma con juicio

Dalla gita romana per l’incoronazione di Alfano nessuna indicazione precisa sulla riorganizzazione del partito. Ma dietro le quinte si preparano le consultazioni già per il prossimo autunno

APPLAUSI dalla platea berlusconiana

Ghigo vi scorge le fattezze del condottiero, per Ghiglia è tempo di stringersi a coorte che «in questo momento noi tutti dovremmo limitarci a dire sì alla designazione senza infarcire il nostro consenso con troppi ma». Persino il “ribelle” Vignale plaude alla giornata storica in cui è stata scritta «una pagina importante per il centrodestra, dimostrando grande coraggio e caparbietà».

 

L’umore della comitiva piemontese del Pdl, calata in massa nella capitale per acclamare all’incoronazione del segretario politico, è alle stelle. «Esprimiamo grande entusiasmo per l’elezione di Angelino Alfano. Le sue parole, in un momento certamente non facile, dimostrano sin da subito che ha la caratura da condottiero». Non sta più nella pelle il coordinatore regionale, al punto da pronosticare un new deal del berlusconismo, pure all’ombra della Mole: «Dopo questa tornata elettorale – spiega Ghigo - erano necessari nuovi stimoli: Alfano nel suo discorso ha usato parole capaci di scaldare gli animi e i cuori di noi azzurri. Il partito con il nuovo segretario si rafforza avendo una guida unica e capace di rilanciare quella azione di governo che è una vocazione per una forza capace di raccogliere oltre il 30% dei consensi. Sono convinto che da oggi ritorneremo a crescere nei consensi Ghigo ma soprattutto nella capacità propositiva e alternativa alle sinistre».

 

Più terra-terra il controcanto dell’altro diarca di corso Vittorio: «È una scelta determinante e vincente per il rilancio e per una nuova unità del partito, da noi auspicata e perseguita, in Piemonte come a livello nazionale, per giungere ad un grande partito nazionale e popolare che, nella sintesi di culture diverse, rappresenta meglio di tutti gli altri i valori dell’italianità». Progetto ambizioso e, a giudicare dalle tensioni che lacerano il partito subalpino, parecchio velleitario. La sindrome ipercorrentizia ha contagiato tutti i livelli e le componenti interne – quella di maggioranza, “Esperienza Piemonte” e quella di minoranza “ProgettAzione” – sono pentoloni in ebollizione che potrebbero presto eruttare una miriade di microcomponenti, legate a singoli maggiorenti o raccolte attorno a piccole satrapie locali. La stessa “fusione fredda” tra le due radici, aennina e forzitaliota, è lungi dall’essere compiuta.

 

La dimostrazione plastica dello stato dei rapporti interni si è avuta ieri, nei comportamenti in sala. Il manipolo ex An si è mosso compatto, muovendosi come un sol uomo dietro Ghiglia: da Barbara Bonino a Roberto Ravello, da Massimiliano Motta a Augusta Montaruli, i nipotini di Martinat hanno fatto comunella tra loro. Unica eccezione, lo sgomitante Andrea Fluttero, impegnato in una sfiancante maratona nel periplo dell’Auditorium, attraversato in lungo e in largo, a caccia di relazioni e contatti per la sua scalata alla segreteria regionale.

 

Gli azzurri in ordine sparso. Ognuno con i propri “riferimenti” nazionali, tutti in cerca di rassicurazioni per il terremoto prossimo venturo che rischia di spazzare carriere e ambizioni. Crosetto, il “nuovo comico Crozzetto” secondo la fulminante definizione del perfido Crippa, si è portato avanti con il lavoro e dopo aver assaltato il tavolo della presidenza per salutare platealmente il principale e i suoi attendenti, ha affidato al suo attaché Angiolino Mastrullo la conta di quanti potrebbero sostenerlo alla riconquista della guida del partito. Quest’ultimo, nelle more dei lavori, ha confabulato a lungo con Carla Spagnuolo: magari rievocando i fasti craxiani e rimpiangendo le scenografie di Panseca e l’allegro parterre di nani e ballerine dei congressi del garofano.

 

La truppa dei contestatori si è liquefatta sotto il sole romano: la sera precedente, a una cena in cui hanno fatto capolino sia Maria Teresa Armosino e sia Vito Bonsignore, si è stabilita la regola del “liberi tutti” oltre la cinta daziaria. Quindi Vignale ha sottoscritto l’ordine del giorno che impone le primarie come strumento di selezione della classe dirigente presentato dal suo capo corrente, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Angelo Burzi, invece, è stato impegnato quasi tutta la mattina in un fitto conciliabolo con Stefania Craxi, entrambi sempre più pessimisti sulle sorti del centrodestra e sulla reale volontà e capacità di uscire dalle secche con un nuovo progetto di società e di partito.

 

L' argomento primarie, molto gettonato tra gli spettatori, è stato appena sfiorato da Alfano, che con la formula sibillina “siano un mezzo e non un fine” ha per ora accantonato la questione. Ripresa con forza dall’applauditissimo Roberto Formigoni e dalla Armosino, unica piemontese ad aver preso la parola, penultimo intervento prima della ministra Meloni. La presidente della Provincia di Asti ha sottolineato, vox clamantis in deserto, l’importanza delle consultazioni interne anche per la scelta dei candidati al Parlamento.

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