CARRIERE NOSTRANE

Fassino spera in Renzi ma prepara il bis

Il sindaco di Torino guarda (e manovra) all'ipotizzato rimpasto di governo e fa sapere di essere disponibile al "sacrificio" del doppio incarico (alla Bassolino). Intanto mette in moto la macchina elettorale per il secondo mandato a Palazzo Civico

Se la candidatura di Federica Mogherini ad Alto Commissario per la politica estera dell’Unione Europea riuscirà a superare veti e resistenze, l’attuale titolare della Farnesina volerà a Bruxelles, facilitando, in autunno, quel rimpasto di governo – anche se il termine non piace al premier – ormai dato per scontato. Un rimpasto che sarebbe auspicato, non del tutto disinteressatamente, da Piero Fassino che in più occasioni private ha manifestato l’auspicio che Matteo Renzi metta mano alla composizione della squadra di governo, con l’innesto di personalità “maggiormente strutturate” e di esperienza. Sfumate le ambizioni di un incarico a livello europeo, mal digerita - nonostante le foto opportunity  e le felicitazioni di circostanza - l’elezione di Sergio Chiamparino a presidente della Conferenza delle Regioni, rassegnato e riposti i sogni di una salita al Colle (dove crescono le chance della sua “cocca” Roberta Pinotti), il sindaco di Torino non disdegnerebbe mettersi a disposizione – qualcuno dice scalpiti – per una poltrona in Consiglio dei ministri.

 

In effetti le possibilità, almeno in teoria, ci sarebbero. Gli scenari sono molteplici e mutevoli, ma alcuni punti fermi ricorrono nel risiko governativo. Il primo riguarda, appunto il posto che verrebbe lasciato libero dalla Mogherini e che, se Renzi vuole far digerire ad Angelino Alfano un suo abbandono del Viminale, sarebbe il logico approdo per il leader di Ncd dato ormai in scadenza all’Interno e “favorito” nella dipartita da alcuni fatti non propriamente edificanti: dal caso Shalabayeva all’improvvida conferenza stampa sul presunto assassino di Yara Gambirasio. Al posto di Alfano dovrebbe arrivare l’uomo dell’intelligence, quel Marco Minniti che aveva spuntato la riconferma al posto di sottosegretario con delega ai servizi segreti sull’aspirante Luca Lotti, poi sistemato all’Editoria. Ma non è quello di Minniti il posto che potrebbe fare al caso di Fassino: poltrona delicatissima che esige tanta discrezione  quanto potere offre, apparentemente defilata ma strategica e tale da richiedere contatti e relazioni anche al di fuori dello stretto giro politico come dimostrano i profili di quanti l’hanno occupata: da Gianni Letta a Gianni De Gennaro fino, appunto a Minniti, che si occupa di questioni di sicurezza da tempo immemorabile.

 

Questo inizio di valzer, tuttavia, potrebbe aprire il carnet al nome di Fassino per altri, conseguenti, movimenti nell’esecutivo. Si vocifera da tempo dell’intenzione di Andrea Orlando di lasciare, se richiesto o se gli eventi lo agevoleranno, il ministero della Giustizia per candidarsi a presidente di Regione. Non come molti suppongono nella sua Liguria, ma a sorpresa in Campania riproponendo un vecchio “derby”: quello con  Pina Picierno che dopo il boom alle europee punta a Palazzo Santa Lucia. Orlando che a Napoli è stato commissario provinciale del Pd e ha tessuto buone relazioni, potrebbe placare le agitazioni  dei dalemiani, dei giovani turchi e raccogliere pure anche qualche ex popolare, in contrapposizione alla renziana Picerno. Fassino al ministero di via Arenula c’è già stato per un anno nel secondo governo Amato (2000-2001) conosce la materia e quegli ambienti dove è opportuno sondare il gradimento del futuro ministro. Se la scelta, per il successore di Orlando, fosse politica evitando di portare alla Giustizia un magistrato – ipotesi remota dopo il niet di Napolitano sul nome di Nicola Gratteri proposto da Renzi   – Fassino potrebbe scaldare i motori.

 

Non per questo è da escludere un ritorno dopo anni, al governo, del sindaco di Torino anche in un dicastero differente. Quello di Giuliano Poletti, per esempio, se davvero lasciasse il Lavoro per correre alle regionali dell’Emilia Romagna dopo le dimissioni di Vasco Errani, anche se in questa ipotesi viene data Marianna Madia come favorita al cambio. In questo caso, resterebbe da riempire la casella della Pubblica Amministrazione, pure questo un incarico per il quale Fassino, diventato ministro per la prima volta nel ’98 al Commercio estero con il primo e secondo esecutivo D’Alema, potrebbe presentare le carte in regola.

 

Un posto, purché si trovi, maligna chi racconta dell’agitazione di Piero in vista del rimpasto d’autunno. E, nel caso il Lungo finisse davvero al governo, a Torino che succederebbe? La riposta che si raccoglie in ambienti vicini all’aspirante ministro è un ricordo. Già, ricordate Bassolino? Nel ’97 diventa primo cittadino di Napoli, nel ’98 D’Alema lo chiama a fare il ministro del Lavoro. Arrivato al governo aveva continuato a fare il sindaco. Un precedente che consentirebbe a Fassino di concludere il mandato, magari affidando il disbrigo delle faccende domestiche al fidatissimo ex morgandiano Stefano Lo Russo, sempre più nei panni del braccio destro. Intanto, a partire dalla festa “democratica metropolitana” (presidiata dal fido Fabrizio Morri), il vecchio leader dei Ds ha iniziato a oliare la macchina elettorale in vista di un secondo mandato, prospettiva che non lo entusiasma ma che potrebbe rivelarsi l’unica praticabile per rimandare, ancora di qualche anno, l’aborrita pensione.

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