CONTI IN ROSSO

Comune di Torino, bilancio spazzatura

L’amministrazione guidata da Fassino dovrà cedere la maggioranza assoluta dell'azienda rifiuti se vuole mettere al sicuro i propri conti. Ne è convinto l'assessore Passoni e alcuni colleghi già hanno iniziato a suonare l’allarme. Si cerca un’intesa con Iren

Se vogliamo chiudere il bilancio dobbiamo vendere Amiat. A poche ore dalla piena ripresa dell’attività politica a Palazzo Civico (la settimana scorsa erano ancora assenti alcuni assessori tra cui il tutore delle casse cittadine Gianguido Passoni) uno spettro si aggira tra i corridoi del Comune di Torino. Dopo l’altolà dei sindacati, prima della pausa estiva, torna d’attualità la vendita delle quote di Amiat, l’azienda dei rifiuti cittadina, al momento per il 51% nelle mani di via Milano e per il restante 49% di una cordata capeggiata dalla multiutility Iren. L’ultima volta che il sindaco Piero Fassino ha prospettato l’ipotesi di cedere il controllo è stato costretto a una repentina marcia indietro dalla levata di scudi dei sindacati, preoccupati che la cessione da pubblico a “privato” - ammesso che Iren, per quanto quotata in borsa risponda esclusivamente a logiche di mercato - potesse mettere a rischio posti di lavoro.

 

Come in un déjà vu, ogni autunno torna la discussione se sia necessario o meno vendere pezzi di patrimonio pubblico per chiudere i conti senza uscire dal patto di stabilità (che tra le altre cose comporta la decurtazione del 30% dello stipendio per consiglieri e assessori, come gli amministratori di questa legislatura sanno bene). L’anno scorso, per esempio, sembrava che se non si fosse venduto Gtt (Trasporti) i conti di Palazzo Civico sarebbero nuovamente andati a carte quarantotto come accadde nel 2011 quando Fassino annunciò l’uscita di Torino da un patto di stabilità “stupido”. Alla fine la cessione del Gruppo Trasporti non andò in porto e il cataclisma annunciato non si presentò. Quest’anno il refrain è più o meno il medesimo: ha iniziato a intonarlo l’assessore alle  Partecipate Giuliana Tedesco, seguita da alcuni colleghi di giunta e consiglieri. Una voce mai smentita da Passoni, che anzi l’avalla (qualcuno dice addirittura la utilizzi come spauracchio per convincere i colleghi a tirare la cinghia e a seguire le sue direttive).

 

Ma di quanto parliamo in termini finanziari? Va ricordato che la cessione del 49% di Amiat nel 2012 portò nelle casse del Comune 28,8 milioni di euro, secondo alcune fonti interne a Iren, il passaggio dal 49% all’80 di Iren potrebbe portare a un introito che oscilla tra i 15 e i 20 milioni. Un bottino piuttosto magro, poco più di qualche spicciolo se si pensa che il conto economico dell’ente pareggia a 1,3 miliardi. E poi siamo certi che Iren sia così interessata all’operazione? Il fatto che Fassino sia socio di maggioranza sia di Amiat che di Iren fa presupporre che se il primo cittadino dovesse valutare positivamente l’operazione difficilmente non andrebbe in porto, ma Iren è quotata in borsa e certo non potrà fare regali a uno dei suoi principali soci, ovvero il Comune. Infine c’è la questione legata ai tempi: per vendere Amiat servirà evidentemente una gara pubblica e a quattro mesi dalla fine dell’anno siamo sicuri che ci siano i tempi per chiudere l’operazione anche dal punto di vista amministrativo? Su questo le alte sfere della burocrazia cittadina assicurano: “se c’è la volontà politica i tempi sono stretti, ma ce la si fa”.

 

Appunto, la volontà politica. Il Consiglio sulla questione resta spaccato. «Innanzitutto mi chiedo se a Iren interessi questo tipo di operazione – esordisce Michele Curto, leader di Sel – Poi vorrei capire come si inserisce questa vendita con il progetto di società metropolitana dei rifiuti. Sono mesi che cerchiamo di parlare con Fassino, ma è impossibile». E quello di Amiat non è l’unico tema caldo in vista della discussione del bilancio. Basti pensare al piano-Combi (15 milioni) su cui l’assessore all’Urbanistica Stefano Lo Russo aveva puntato a luglio, salvo essere stoppato dallo stesso capogruppo del Pd Michele Paolino. Insomma, al momento l’incertezza è grande e Passoni tende a tenere coperte tutte le sue carte. 

 

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