Fassino si dimette ma resta deputato (ancora per un po’)

La prossima settimana potrebbe essere calendarizzato il voto d’aula, ma c’è già chi scommette che l’avvicendamento con la Cilluffo non avverrà prima di settembre

ONOREVOLE in scadenza

Attese, pretese, a lungo agognate e finalmente ottenute. Le dimissioni di Piero Fassino dalla Camera sono giunte mercoledì sul tavolo del presidente Gianfranco Fini: “Ora destinerò tutte le mie energie alla città di Torino” ha annunciato ai giornali. Ma chi si aspetta che dalla prossima settimana il Lungo non farà più capolino tra le stanze dorate di Montecitorio si sbaglia di grosso. L’iter parlamentare perché le dimissioni vengano accolte è ancora lungo. La prossima settimana, vista anche la decisione del Governo di calendarizzare il disegno di legge sull’immigrazione, con ogni probabilità verrà riunita la Conferenza dei capigruppo, l’organo che rappresenta tutte le forze politiche presenti in aula per stabilire appunto il calendario dei lavori. In quella sede verrà deciso il giorno in cui la richiesta di dimissioni di Fassino verrà votata. Sì, perché dal Parlamento non basta dimettersi: ci vuole un voto dell’aula per permettere al deputato di non farne più parte (eloquente la situazione del senatore Nicola Rossi, ex Pd ora al gruppo Misto, le cui dimissioni sono già state votate e respinte per due volte).

 

Intanto Francesca Cilluffo, responsabile Cultura del Pd, prima esclusa dalla lista Piemonte 1, già si dice «pronta per rilevarne il testimone. Quando? Vedremo, probabilmente a fine luglio». Eppure, secondo i rumors che si rincorrono anche tra i suoi stessi compagni di partito, pare che il primo inquilino di Palazzo Civico abbia studiato in modo dettagliato tempi e modi per “togliere il disturbo”. Difficile che le sue dimissioni verranno votate prima della chiusura per ferie dei due rami del Parlamento; non è da escludere un accordo sulla parola con il capogruppo Pd Dario Franceschini e con il presidente Fini, per calendarizzare dopo le ferie la votazione. In questo modo Fassino avrebbe garantiti altri due mesi romani, e soprattutto altri due stipendi romani, elemento, quest’ultimo, al quale pare sia particolarmente sensibile, soprattutto da quando - con il nuovo incarico di sindaco - vedrà i suoi emolumenti calare sensibilmente.   

 

Qualcuno è pronto a scommettere che non sarà l’estate la stagione nella quale Fassino abbandonerà il Parlamento. Alla Ciluffo il consiglio di aspettare l’ultimo momento per acquistare il tailleur di rappresentanza.

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