CARTA PESTA

Alla Stampa un vice tira l’altro

Il giornale agnellesco è una fabbrica di numeri due (quasi) sempre destinati a rimanere nella penombra. Dopo l'uscita di Martinetti tocca a Brambilla, mentre Gramellini si trastulla in tv in attesa che Calabresi molli la poltrona. La storiella dei due leoni

Molti anni fa, al tempo in cui La Stampa non aveva ancora bilanci sempre in profondo rosso, circolava in via Marenco una barzelletta, adattata per il mondo del giornalismo, ma in realtà nata nel palazzone Fiat di corso Marconi. La ricordiamo. Due leoni, uno di città ed uno di campagna, penetrano nei meandri della Busiarda, fra magazzini, linotype, garage sotterranei e uffici. Si ritrovano una decina di giorni dopo: il campagnolo ridotto a pelle e ossa, il cittadino in splendida forma, quasi ingrassato. “Ma che ti è successo”, domanda quest'ultimo. “Non parlarmene – si lamenta il campagnolo - non ne posso più: sono ridotto a mangiare pochi rifiuti e persino il grasso delle rotative per sopravvivere. E tu come fai ad essere così ben pasciuto?”. “Pensa  che io mangio un vicedirettore al giorno – risponde il leone di città - e non se ne sono ancora accorti”.

La barzelletta storica è tornata attualissima da lunedì scorso, quando i redattori della Stampa (assicurati recentemente sul fatto che non ci sarebbero state altre nomine a vicedirettore dopo l’uscita di Cesare Martinetti, pensionato) hanno saputo di avere un nuovo vicedirettore nella persona di Michele Brambilla, 56 anni, autore nel 1991 del celebre “Eskimo in redazione”, libro sul giornalismo di sinistra dell’epoca che non piacque molto ai tanti firmatari delle infamanti accuse al commissario Luigi Calabresi, padre dell’attuale direttore del quotidiano agnellesco. L’insediamento, venuto prima che si votasse il gradimento – violando una prassi consolidata -  ha innervosito molti redattori. Il consulto deciso all’ultimo momento, tanto per salvare la forma, ha registrato 91 sì, 21 no e 10 astenuti. Insomma, qualcuno ha incominciato ad alzare la testa dai maxivideo costati centinaia di migliaia di euro e a pensare ad un futuro fatto di accorpamenti e di altri risparmi sulla pelle dei soliti noti.

Ma quel che meno è piaciuto alla “base” è che Massimo Gramellini resta deciso a condividere la scena tv con il furbetto Fabio Fazio di “Che tempo che fa”, pur continuando a percepire lo stipendio da vicedirettore. Peraltro cosa comune alla Stampa, dove il lauto compenso dell’ex direttore Marcello Sorgi pesa sensibilmente sul profondo rosso delle casse che disturba tanto il neo-ferrarista Usa Sergio Marchionne. E non è il solo perché di pagine inutili, recensite sistematicamente dalla rassegna stampa di Radio 24, l’emittente del Sole 24 ore nella rubrica mattutina “La carta costa”, fanno il pieno alcuni pensionati d’oro di via Lugaro. Ascoltare... per credere.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:06 Giovedì 11 Settembre 2014 Giulio la busiarda

    mi ha sempre colpito il confronto tra come i milanesi doc chiamano il Corriere - la bibbia - e come i torinesi chiamano la stampa: la busiarda...

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