FINANZA & POLITICA

Fassino ci indebita per fare il suo mestiere

La manutenzione di strade, scuole e verde pubblico dovrebbe essere per un Comune ordinaria amministrazione. A Torino invece è un “investimento” da finanziare con un mutuo. Così i cittadini pagano pure gli interessi – di Carlo MANACORDA

“Il Comune di Torino accende un mutuo da 25 milioni per riparare le strade e tagliare l’erba”. La notizia lascia di stucco coloro che, in terra piemontese, ancora si occupano di norme che regolano i conti pubblici (specie ad esaurimento, dopo che l’insegnamento della Contabilità pubblica è diventato quasi invisibile nei piani di studio delle Università subalpine). “Ma come! Le spese per tappare i buchi nelle strade pubbliche e tosare l’erba nelle aiuole – sempre appartenute alle spese correnti – ora diventano spese d’ investimento?”. E sì, poiché la Costituzione repubblicana tuttora in vigore (a meno che la nuova targata Renzi scriva cose diverse) all’articolo 119 stabilisce che: “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni (…) possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese d’investimento”. Quindi, se il Sindaco Piero Fassino e la sua Giunta ricorrono all’indebitamento per la riparazione di strade e la manutenzione del verde pubblico, evidentemente ritengono questi interventi come spese d’investimento.

 

Qui non interessa chiedersi quali riflessi possa avere l’aggiunta di un’ulteriore quota al già mostruoso indebitamento della Città di Torino, figlio di scelte megalomani dei predecessori di Fassino (tuttavia sempre serafici nel difendere le loro scelte scellerate, che però ora i torinesi pagano con tutte le maggiori tasse possibili). A fronte di quello esistente, che si dichiara ancora di 3 miliardi (pur in prospettiva in calo, ma sarebbe interessante conoscere se si arrivi allo stesso totale contabilizzando anche i debiti collegati a derivati), 25 milioni possono anche apparire una cifra insignificante. Ciò che lascia basiti è come gli addetti ai lavori (sindaco e assessore al Bilancio Gianguido Passoni) artatamente cerchino di confondere l’opinione pubblica giocando sull’aggettivo “straordinario”. Ecco il loro ragionamento. Il degrado delle strade cittadine non può durare. Ha già causato anche morti e tanti altri guai alla cittadinanza. Dunque, occorre un piano d’intervento straordinario per garantire la sicurezza dei cittadini. Se dunque il piano è straordinario, anche le spese che si fanno per realizzarlo sono straordinarie. Di conseguenza, poiché le manutenzioni straordinarie in termini contabili sono considerate investimenti, anche quelle legate al piano straordinario in questione diventano, automaticamente, investimenti.

 

Anche uno studente del terzo anno di ragioneria coglierebbe l’assurdità del sillogismo. Norme contabili private e norme contabili pubbliche sul punto si equivalgono. L’investimento è un impiego di somme di denaro che aumenta il valore dei beni del patrimonio sia in termini di crescita del valore di iscrizione nello stato patrimoniale del bilancio, sia per aumentarne la potenzialità di reddito. Nel bilancio del Comune di Torino si pensa che ciò avvenga tappando buche stradali o tagliando l’erba? Se così si ritiene, come apparirebbe dalle notizie, gli investimenti di Fassino diventano investimenti assai curiosi.

 

Vero è che, mentre Fassino presenta (a settembre 2014) il “Programma annuale dell’amministrazione per l’esercizio 2014” (magnifica raccolta di prolisse enunciazioni), e ospita orgogliosamente a Torino consessi internazionali (il Comitato delle Regioni, organo del Parlamento europeo riunitosi a Torino il 12 e 13 settembre), la Città che dovrebbe amministrare (questa è la funzione primaria di un sindaco) sta sprofondando miseramente. Non ci sono soltanto le buche nelle strade (prontamente segnalate con cavalletti e barriere d’ogni sorta, che poi restano lì per settimane) e l’erba da tagliare. C’è la paura diffusa dei cittadini per l’assenza di sicurezza che si respira ovunque; c’è la sporcizia che – fatta eccezione per le zone del centro – regna quasi ovunque; ci sono le cacche dei cani che ormai pochi si curano di raccogliere e nessuno punisce gli accompagnatori se non vi provvedono; ci sono le vie impercorribili per le auto in perenne sosta selvaggia (passa l’auto dei Vigili urbani, ma tira dritto anche se ci sono due file di auto in sosta e l’handicappato resta sul marciapiede perché la sua discesa è impedita); ci sono le case e gli altri spazi “pitturabili” ridotti a tazebao di graffitari che agiscono dovunque e sempre indisturbati (il Fassino internazionale non è si è mai informato com’è che in altri Paesi e città questo sconcio non esiste e come viene evitato?). Se questa è la Torino che si vuole presentare sul palcoscenico del mondo, si faccia pure. Però la si finisca di contare storie fantastiche sulle sue condizioni di eccellenza. Che ci sono e numerosissime, ma che scompaiono dietro tutti gli obbrobri che l’amministrazione comunale pare ignorare (infatti, anche per le buche “oscenamente” tappate con un po’ di bitume, c’è voluta la denuncia dei cittadini. Ma l’assessore alla Viabilità Claudio Lubatti non ne aveva ordinato lo scorso anno il censimento da parte dei Vigili urbani cui dovevano seguire grandiosi piani di riparazione?)

 

Neppure è accettabile che tutti i guai siano addossati solo e sempre al Governo centrale e imputati all’insostenibilità del Patto di stabilità che non consente di spendere in investimenti (si spera, quelli veri e non le manutenzioni ordinarie di strade e aiuole: ma forse la Giunta Fassino contrabbanda questi interventi come investimenti proprio per sfuggire alle regole del Patto). Per investire, intanto ci vogliono quattrini e non sembra che la Città, in questo momento, ne disponga. E, parlando di totale assenza di fondi, vale la spesa di ricordare che il Comune di Torino ha provato a sostenere le proprie Fondazioni (Regio, Stabile e Museo del Cinema) non dando contributi in denaro (che servirebbero per remunerare artisti e collaboratori vari) ma… immobili. Infatti, le Fondazioni del Teatro Stabile e del Teatro Regio non hanno avuto per il 2013 contributi per il loro funzionamento ma edifici: per il Regio di 3,4 milioni di valore e per lo Stabile di 2,2 milioni (compreso il famoso immobile Riberi. Ma non era stato acquistato dalla Cassa Depositi e Presiti?). Ora, dopo questo “esperimento” pare si torni alla dotazione in conto capitale.

 

In secondo luogo, è inutile lanciare accuse quando si è lontani da Roma e poi lì sposare, per dovere di ruolo quale presidente dell’Anci e per appartenenza politica, qualunque scelta del Governo. Ma per parlare con autorevolezza, bisogna avere le carte in regola e non le toppe al sedere (vedasi il dibattito di questi giorni tra il Governo Renzi e le Autorità europee).

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