RIFORME

Art. 18, la sfida è sul riformismo

C’è un terreno tutto piemontese nello scontro su Jobs Act e reintegro. Il senatore Fornaro attacca: “Renzi parla della sinistra come fosse altro da sé e delegittima i sindacati”. E sul lodo del governatore è lapidario: “Non risolve il problema”

«Dopo aver ascoltato Renzi da Fazio sempre più convinto di aver fatto bene a firmare gli emendamenti sul Jobs Act». Il cinguettio del senatore democratico Federico Fornaro tiene aperto il fronte tra il premier e la minoranza interna del partito in vista della Direzione nazionale di questo pomeriggio, alle 17. Il lavoro e il famigerato articolo 18 restano al centro di una contesa in cui gli esponenti del Piemonte stanno giocando ruoli strategici su entrambi i fronti: con Fornaro, assieme ai colleghi di Palazzo Madama Nerina Dirindin, Daniele Borioli e Patrizia Manassero a sottoscrivere emendamenti per modificare l’impianto della norma, e il governatore Sergio Chiamparino a tentare una difficile mediazione come da incarico ricevuto via sms dal primo ministro in persona.

 

«Resto convinto che si debba lavorare su un doppio binario, incoraggiando la flessibilità all’ingresso, ma allo stesso tempo garantendo i diritti nella fase successiva» dice Fornaro, che infatti è il primo firmatario dell’emendamento che prevede l’articolo 18 dopo i primi tre anni. I toni restano tuttavia accesissimi: «Ancora ieri Renzi ha parlato di sinistra come fosse altro da sé, dopo che lui ha avuto il merito di portare il Pd nel Pse». E poi: «Il premier non dà risposte nel merito, ma usa l’articolo 18 per menar fendenti dentro e fuori il suo partito». Ma se di fronte alle telecamere infuria la bufera, dietro le quinte gli sherpa di entrambi gli schieramenti continuano a confrontarsi. Primo appuntamento è la Direzione, una spaccatura in quella sede renderebbe più impervio l’iter parlamentare e se Fornaro mette le mani avanti annunciando che «se non ci saranno passi avanti noi siamo pronti a votare contro» nella conta interna al partito, auspica l’approdo a un documento condiviso, giacché «nel merito le posizioni non sono inconciliabili».

 

Tra le principali accuse rivolte all’ala sinistra del partito c’è quella di un appiattimento sulle posizioni della Cgil, proprio nel momento di massima difficoltà del sindacato di Susanna Camusso. Insomma, mentre Renzi sarebbe pronto a sferrare il colpo decisivo, un pezzo del suo Pd le si para davanti. Ma insomma, vi definite riformisti e vi comportate da massimalisti? «Ci descrivono come i vecchi sindacalisti dell’Ottocento, ma essere riformisti di sinistra vuol dire avere come obiettivo l’estensione dei diritti dei lavoratori, non l’abolizione. I riformisti fanno le riforme con i rappresentanti dei lavoratori, non li escludono dalla discussione. E’ Renzi che sul tema del lavoro non si sta comportando da riformista». Chiamparino dice che sarebbe più semplice se la Cgil non minacciasse lo sciopero ogni due giorni, neanche lui è riformista? «Il sindacato va aiutato a entrare in una fase nuova, il muro contro muro porta solo a far emergere le posizioni più radicali».  

 

Fornaro cita Gino Giugni e Giuliano Amato, entrambi contrari a un depotenziamento dei diritti dei lavoratori attraverso le modifiche all'articolo 18 - «non sono degli estremisti, no?» - e auspica una discussione che abbandoni posizioni ideologiche per «entrare nel merito dei problemi». E anche sul lodo Chiamparino, quello che prevede il reintegro solo per casi limite di discriminazione e violazione dei diritti civili e politici. «E’ un’apertura utile per discutere nel merito – conclude Fornaro – ma non risolve il problema del “doppio binario” a vita per i neo assunti». La strada resta in salita.

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