Piemonte in affanno, la ripresa non decolla

Secondo le indagini di Unioncamere e Confindustria l’economia regionale fatica a uscire dalla crisi. Per ora timidi segnali arrivano solo dalla domanda estera. Ristagnano gli investimenti

La ripresa fatica a decollare. È questo in sintesi il quadro dell’economia piemontese che emerge dalle indagini congiunturali realizzate da Unioncamere e Confindustria Piemonte, illustrate oggi dal responsabile dell’Ufficio Studi e Statistica delle Camere di Commercio Roberto Strocco e dal collega di via Fanti Mauro Zangola, alla presenza della presidente degli imprenditori Mariella Enoc e di Unioncamere Ferruccio Dardanello.


Nel II trimestre 2011, l’industria piemontese ha proseguito, il suo cammino di ripresa, sebbene non abbia raggiunto i livelli massimi di produzione pre-crisi registrati a inizio 2008. La ripresa si conferma spinta, per ora, da un solo motore, quello della domanda estera, che conduce inevitabilmente alla selettività delle performance aziendali in funzione del fatturato estero. Si tratta inoltre di una ripresa che, oltre a non creare nuova occupazione, usufruisce ancora di un livello elevato di ore di Cassa Integrazione Guadagni: un segnale forte di una struttura produttiva che non viaggia ancora a pieno regime.
Il quadro muta almeno in parte se si guarda alle aspettative delle imprese per il terzo trimestre 2011: si delinea un rallentamento della ripresa, motivato solo in parte dalla stagionalità del trimestre estivo. Resta debole la domanda interna, tengono bene le esportazioni; ristagnano gli investimenti; si stabilizza il quadro occupazionale; scende, pur rimanendo superiore alla norma, il ricorso alla CIG. Alla luce di queste indicazioni, la strada per tornare ai livelli pre-crisi appare ancora lunga, incerta e legata soprattutto all’evolversi del quadro finanziario internazionale.


Per il sesto trimestre consecutivo la produzione industriale risulta in crescita. Nel periodo aprile-giugno 2011, la variazione tendenziale grezza della produzione industriale è stata pari a +5,6 punti percentuale. Sebbene l’incremento sia più contenuto rispetto a quello registrato nel I trimestre dell’anno, si tratta comunque di un risultato positivo, considerando che il confronto avviene sul II trimestre del 2010, periodo in cui il tessuto manifatturiero piemontese aveva già invertito la tendenza negativa durata oltre un anno.
La buona performance del tessuto produttivo locale si associa ai risultati incoraggianti realizzati dagli altri indicatori principali, sebbene risultino tutti in lieve arretramento rispetto ai valori registrati nel I trimestre dell’anno. Gli ordinativi interni concretizzano un aumento del 3,6% rispetto al periodo aprile-giugno 2010, mentre quelli esteri crescono del 10,7%. Anche il fatturato totale appare in crescita: le imprese manifatturiere piemontesi registrano, mediamente, un incremento tendenziale del fatturato totale pari al 7,9%, sostenuto da un’espansione dell’8,5% del fatturato estero.

 

La performance del tessuto produttivo locale trae origine dai buoni risultati di quasi tutti i principali comparti dell’economia regionale. Le industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature registrano un incremento tendenziale dell’output prodotto pari al 12,3%; anche la produzione delle industrie dei mezzi di trasporto, dopo un I trimestre negativo, nel periodo aprile-giugno 2011 registra un aumento tendenziale pari al 9,9%.
Si collocano al di sopra della media regionale anche le variazioni tendenziali realizzate dalle industrie dei metalli (+9,2%), da quelle meccaniche (+9,1%) e dalle industrie elettriche ed elettroniche (+6,6%). Risultano invece inferiori alla media regionale i dati relativi alle industrie chimiche, petrolifere e delle materie plastiche (+3,0%) e a quelle alimentari (+1,4%).
Anche a livello territoriale, si rilevano buone performance in tutte le province. Vercelli (+11,3%) e Biella (+10,5%) conseguono i risultati migliori; sono superiori alla media regionale anche le variazioni tendenziali della produzione industriale registrate nei territori di Asti (+9,8%), Novara (+7,4%) e Verbano Cusio Ossola (+6,8%). L’incremento concretizzato dal comparto manifatturiero della provincia di Torino (+5,1%) appare sostanzialmente in linea con il dato piemontese, mentre risultano inferiori alla media regionale le performance di Alessandria (+3,5%) e Cuneo (+3,1%).


Le aspettative delle imprese piemontesi per il III trimestre 2011 sono, nel complesso, ancora positive, ma i valori degli indicatori risultano inferiori a quelli registrati a giugno. Emerge, dunque, un generale rallentamento della congiuntura, che interessa in particolare i settori e le imprese che operano solo o prevalentemente sul mercato interno, ancora stagnante.
Indicazioni in tal senso si ricavano dall’andamento dei saldi relativi a produzione e ordini totali che si riducono di circa 9-10 punti percentuale rispetto ai valori registrati tre mesi fa (rispettivamente da +13,4% a +2,8% e da +13,4% a +5,0%), riportandosi su livelli simili a quelli rilevati a marzo.
Più ottimistiche permangono le attese sui mercati esteri, pur in presenza di una lieve flessione del saldo di circa 5 punti percentuale (da +16,6% a +11,2%), che rimane comunque su livelli superiori a quelli registrati a dicembre 2010 (+7,1%).


Il raffreddamento della congiuntura si riflette negativamente sulle decisioni di investimento. Le percentuali di aziende che hanno in programma investimenti importanti o l’ammodernamento degli impianti sono in linea con quelle registrate a giugno e a marzo (rispettivamente 23% e 34%). Ristagna, dunque, l’attività di investimento, anche a causa della precaria situazione di liquidità delle imprese dovuta ai ritardi negli incassi, denunciati da un’azienda su due (più precisamente dal 49,6% delle imprese intervistate).
Trovano invece conferma alcuni segnali positivi sul fronte dell’occupazione. Il saldo ottimisti-pessimisti sui livelli occupazionali si assesta, per il secondo trimestre consecutivo, su valori prossimi allo zero. Si prospetta quindi una tenuta dei livelli occupazionali, confermata peraltro dai dati dell’ultima rilevazione trimestrale Istat, che registra un leggero ma significativo aumento degli occupati nell’industria piemontese.
Dello stesso tenore sono le previsioni di ricorso alla CIG: la percentuale di aziende che nei prossimi 3 mesi non esclude di dover far ricorso a questo ammortizzatore (21,7%) si sta riducendo progressivamente, anche se rimane ancora superiore a livelli ritenuti «fisiologici», attestati attorno al 10-15%.


A livello settoriale, le migliori aspettative sull’andamento dei livelli produttivi nei prossimi 3 mesi sono fornite dal comparto metalmeccanico (+3,3%).
Nei comparti non metalmeccanici, alle buone prospettive di alimentare e chimica fa riscontro un diffuso pessimismo dei settori gomma, carta, legno e tessile.
A livello territoriale, le attese pessimistiche sull’andamento della produzione prevalgono nelle provincie di Biella e Vercelli, che risentono delle preoccupazioni espresse dalle aziende tessili, e in misura più contenuta nel provincia di Alessandria.

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