VERSO IL VOTO

Pd, Babbo Natale porta le primarie

La segreteria regionale individua la data delle consultazioni interne: 18 gennaio. Resta il nodo Moncalieri che le ha già fissate a novembre. Cambiano anche le regole: le firme si raccoglieranno tra gli elettori e non solo tra gli iscritti. Venerdì il voto in direzione

“Primarie Day”, questione Moncalieri e il nodo Torino. Il Pd piemontese è atteso a un passaggio strettissimo. Nelle prossime 72 ore in cui sono calendarizzate una segreteria e una direzione dovrà essere approvato il nuovo regolamento per le consultazioni interne che dovrà successivamente essere recepito nello Statuto. Ieri la cabina di comando guidata da Davide Gariglio dovrebbe aver trovato una intesa di massima. Innanzitutto la concentrazione di tutte le primarie in un’unica giornata in tutta la regione, un modo per accrescere l’attenzione mediatica e favorire la partecipazione dei cittadini.

 

Il primo esperimento avverrà già con la prossima tornata elettorale: gazebo in piazza il 18 dicembre ma col nodo Moncalieri ancora da sciogliere. Nella principale città dell’hinterland torinese il circolo locale del Pd ha già fissato le primarie per il 30 novembre e deciso le regole. Secondo i bookmakers locali l’attuale vicesindaco Paolo Montagna è ampiamente in vantaggio su Roberta Meo e spinge per evitare una dilazione nel tempo delle consultazioni interne, la sindaca uscente e i suoi sanno che per mettere in atto un tentativo di recupero hanno bisogno di tempo. Domani, prima della segreteria, Gariglio incontrerà i due contendenti; per Montagna «non c’è da convincere me, che non sono ancora neanche formalmente candidato, ma il partito che praticamente all’unanimità ha già fissato il giorno della competizione e si è dato delle regole». Resta da capire se il partito regionale deciderà di forzare la mano o lascerà piena autonomia al circolo cittadino evitando le baruffe che caratterizzarono le primarie della vicina Nichelino lo scorso anno.

 

Tra le grandi città ad andare al voto in primavera non c’è solo Moncalieri, ma anche Venaria e Valenza (Alessandria) oltre a una serie di piccoli comuni. Nel redigere il nuovo regolamento, tuttavia, in casa democratica non si può non tenere conto delle amministrative del 2016, quando scadrà il primo quinquennio targato Piero Fassino a Palazzo Civico. La segreteria ha trovato un accordo sulle modalità per partecipare a eventuali primarie. I candidati potranno raccogliere le firme non più solo tra gli iscritti al partito (anche perché tra un po’ non ce ne saranno molti) ma nella più ampia platea degli elettori. E anche chi volesse candidarsi non dovrà essere necessariamente tesserato, ma dovrà ricevere il via libera dalla segreteria. Insomma, il Pd diventa sempre più liquido, il numero degli iscritti continua a crollare e allora tanto vale aprire le porte all’elettorato in senso lato, con buona pace dell’anima socialdemocratica che teorizza un partito forte, fondato sugli iscritti e radicato sul territorio.

 

Per potere scendere in campo a Torino bisognerà ottenere la sottoscrizione della candidatura dall’1% degli elettori, percentuale che sale all’1,5% qualora non si trattasse di seggio vacante, ovvero se, come nel caso di Torino, il sindaco deve fare il secondo mandato. Per il primo cittadino (o presidente di Regione) uscente non sarà necessario raccogliere le firme. Tanto per fare un esempio con queste regole, probabilmente, l’ex numero uno di Atc Giorgio Ardito, l’ex assessore al Comune di Torino Roberto Tricarico e l’allora consigliere regionale Roberto Placido avrebbero avuto gioco facile nel 2011 a candidarsi contro Fassino, anziché vedersi sbarrare la strada per la mancanza di firme a sostegno. 

print_icon