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Chiamparino abbassa la cresta

Il governatore sotterra l'ascia di guerra e chiede udienza al premier. Ora van bene anche i 4 miliardi di tagli, basterebbe solo "una rimodulazione". Dopotutto, chiusa la legge di stabilità il Governo dovrà salvare il Piemonte dal fallimento

Ora Sergio chiede udienza all’amico Matteo. È durato poco più di 24 ore il braccio di ferro tra il presidente del Piemonte (e della Conferenza delle Regione) e il premier. Quest’ultimo ha fatto capire a suon di tweet che il terreno dello scontro rischiava di essere particolarmente ostile per i governatori e allora meglio trattare. Così Chiamparino, armato di ramoscelli d’ulivo e tanta pazienza, si è messo al lavoro per trovare una soluzione di compromesso e ha chiesto un incontro al primo inquilino di Palazzo Chigi per discuterla. «Abbiamo detto al Governo che siamo pronti con delle proposte che ci consentono di rispettare il saldo dei 4 miliardi di tagli. Ma il grado di complessità tecnico è molto elevato e richiede un confronto per il quale occorre un mandato politico che deve venire da un incontro con il Governo». Secondo Chiamparino «è necessario rimodulare i 4 miliardi secondo lo spirito di Renzi, che condivido, che ognuno deve scegliere come stare dentro le misure». Intervistato su Radio 2 “Chiampa” si toglie anche un sassolino: «E’ vero che ci sono degli sprechi da eliminare nelle Regioni, ma chi è senza peccato… E poi – chiude – le Regioni sono anche le uniche che hanno anticipato al 2015 il pareggio di bilancio».

 

Un concetto ribadito anche stamani davanti ai delegati della Fiom che hanno sfilato in corteo per le vie di Torino e ottenuto un incontro in piazza Castello, sede della Regione Piemonte: «O ci suicidiamo o andiamo dal Governo a chiedere un intervento straordinario per il Piemonte. Questo naturalmente dopo che avremo chiuso la vicenda sulla legge di stabilità».Ed ecco il nodo. Il governatore deve trattare su due fronti e fatalmente la sua posizione di presidente dei presidenti rischia di indebolirsi. Come può sfidare il Governo sui 4 miliardi di tagli alle Regioni, se poi sarà costretto a trattare con quello stesso Governo un piano straordinario per salvare il suo Piemonte? Renzi questo lo sa e finora ha giocato con “l’amico Sergio” come il gatto col topo. Prima ha auspicato che non alzasse le tasse, poi gli ha rifilato 4 miliardi di tagli e ora come ne uscirà il Piemonte? «E’ probabile che ci chiedano di rivedere il sistema delle imposte, ma in ogni caso non aumenteremo l’Irap» ha ribadito Chiamparino, che piuttosto si dimette, anche se al momento non sembra in grado di dettare molte condizioni. Cercherà di evitare la resa senza condizioni, magari proponendo un metodo per evitare che i tagli vadano a colpire i governatori più virtuosi allo stesso modo di quelli più spendaccioni. Insomma, almeno si evitino i tagli lineari, sarà la sua proposta. Peraltro di buon senso, perché se è vero che è necessario affamare la bestia, è altrettanto ineludibile che ci sono delle bestie che si son messe a stecchetto da un bel po’ di anni e altre che continuano a banchettare come se nulla fosse e non è giusto trattare tutti allo stesso modo.

 

Tornando alla questione Piemonte Chiamparino ha sostanzialmente ribadito quanto già detto davanti al Consiglio regionale martedì scorso: «Dopo la certificazione della Corte dei Conti, il cosiddetto giudizio di parificazione, siamo passati da un attivo di 364 milioni a un debito di due miliardi e mezzo. Questo con l’incognita di un giudizio di costituzionalità che potrebbe portare il debito fino a 7 miliardi se prevalesse una certa interpretazione della legge 35, la cosiddetta Sblocca Crediti. Con questo disavanzo, se noi paghiamo il personale, i mutui che pesano per 650 milioni all’anno, e le spese obbligatorie legate a sanità e trasporti, restano il prossimo anno 64 milioni per fare ciò che quest’anno è costato 588 milioni». Con queste condizioni non c’è modo di garantire crescita e coesione sociale: «Al Governo – ha detto – chiederemo da una lato la corretta interpretazione  sulla legge 35, perché non possiamo restare nell’incertezza in attesa del giudizio della Corte Costituzionale. Poi chiederemo di rinegoziare il debito, per il quale paghiamo tre volte ciò che sborsano Regioni come il Veneto e l’Emilia». «In cambio – ha detto ancora – metteremo sul piatto una proposta che metta a disposizione le risorse derivanti dall’alienazione del nostro patrimonio. Tutto questo dovrà essere accompagnato da una profonda riforma della Regione, ma ci vuole tempo, non si possono certo licenziare i dipendenti». E poi, «dopo avere fatto tutte queste operazioni – ha detto Chiamparino ai sindacalisti – speriamo di riuscire a recuperare qualche risorsa da usare sul fronte delle crisi industriali. I fondi europei sono le uniche risorse fresche di cui potremo disporre, ma per non perderle la Regione dovrà riuscire a metterne di proprie».

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3 Commenti

  1. avatar-4
    10:13 Sabato 18 Ottobre 2014 DaPa78 una nota importante

    Una nota semplice Sarebbe interessante capire quanto ha inciso sulle previsioni di bilancio la sentenza della High Court of justice di Londra che nei fatti ha confermato la validita' dei derivati sottoscritti dalla Regione al tempo della presidenza Bresso e che la giunta precedente se non erro non aveva contabilizzato facendo affidamento sulla decisione in autotutela di annullarli

  2. avatar-4
    09:21 Sabato 18 Ottobre 2014 Bandito Libero d'accordo con moschettiere tranne che sull'abolizione delle regioni

    Semmai l'abolizione delle province dovrebbe essere VERA e non finta come adesso; oppure dovrebbero tornare come prima, con un organo decisorio eletto dal popolo.

  3. avatar-4
    00:08 Sabato 18 Ottobre 2014 moschettiere Dai Chiampa

    Più che abbassare la cresta, mi sa che dovrà calare le braghe... Sarebbe meglio un dignitoso fallimento, almeno forse sarebbe la volta buona che ci si renderebbe conto della necessità di eliminare le Regioni e di riprendere (riformate) le Provincie.

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