Artissima, fiera della trasparenza mancata

Domanda per gli attenti lettori dello Spiffero: è possibile ritenere che una società di capitali, il cui unico socio è una fondazione che è stata costituita dal solo Comune di Torino e dove il Presidente, il Vice Presidente e il terzo consigliere su cinque sono nominati rispettivamente da Sindaco di Torino, Presidente della Regione Piemonte, e sindaco e presidente di Regione congiuntamente, non sia una società dove gli enti pubblici esercitano una qualche forma di controllo?

 

Se anche a voi non pare proprio possibile, allora dal Comune di Torino dovrebbero fornirci qualche chiarimento a domande che probabilmente dovrebbero aver già fatto da tempo le opposizioni: purtroppo, sembrano essere solo i consiglieri comunali M5S Appendino e Bertola a chiedere tenacemente lumi sulle modalità di gestione della cultura a Torino, ma la vicenda che vi racconto oggi non è mai stata sollevata neppure da loro.

 

La società in questione è Artissima srl: Artissima è la nota fiera internazionale di arte contemporanea la cui ventunesima edizione si sta per svolgere a Torino, come attestano i molti manifesti che tappezzano la città. Ma Artissima è anche il nome della società di capitali che quella fiera organizza: Artissima srl fu costituita nel 2007 dalla Fondazione Torino Musei con il preciso «compito di realizzare l’evento fieristico» (prima il compito era stato svolto dalla Associazione Artissima).

 

A sua volta, come dicevo, la Fondazione Torino Musei, che «gestisce, per conto della Città di Torino, Artissima», ha avuto come Primo Fondatore (e unico) il Comune di Torino, e la maggioranza del suo consiglio direttivo è dichiaratamente «di nomina politica»: il Sindaco di Torino nomina il Presidente, il Presidente della Regione il Vice Presidente, e insieme nominano il terzo componente del consiglio direttivo, che è composto da cinque membri, pertanto gli enti pubblici hanno la maggioranza del potere decisionale. I due membri restanti sono poi nominati dalle fondazioni bancarie, Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo, i cui organi di governo sono peraltro anch’essi scelti con il contributo determinante degli enti pubblici, inclusi gli stessi Comune di Torino e Regione Piemonte.

 

Se dunque la Fondazione Torino Musei ha tutta l’apparenza di un ente a controllo pubblico, a questo punto si pone un problema. La Fondazione Torino Musei è infatti, come ho ricordato un momento fa, l’unico socio di Artissima srl.

 

La questione fondamentale che si pone sta tutta in una norma del cosiddetto decreto trasparenza (decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33), l’art. 22, che è la ragione per cui le amministrazioni pubbliche hanno dovuto pubblicare sui loro siti internet, alla voce “amministrazione trasparente”, tutta una serie di informazioni sugli enti soggetti a una loro partecipazione e/o controllo, e sui destinatari di loro elargizioni economiche.

 

In particolare, a noi interessa la lettera c) del comma 1, in base alla quale le amministrazioni pubbliche devono pubblicare e aggiornare ogni anno «l’elenco degli enti di diritto privato, comunque denominati, in controllo dell’amministrazione», e dove si specifica che come tali vanno intesi «gli enti di diritto privato sottoposti a controllo da parte di amministrazioni pubbliche, oppure gli enti costituiti o vigilati da pubbliche amministrazioni nei quali siano a queste riconosciuti, anche in assenza di partecipazioni, poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi».

 

Ora, non vi è dubbio che in questa definizione ricada la Fondazione Torino Musei, che infatti viene regolarmente elencata dal Comune di Torino tra gli enti di diritto privato controllati, e che infatti contiene nel proprio sito la sezione “Amministrazione Trasparente”, in espressa ottemperanza all’obbligo appena ricordato.

 

Il problema però è: ma non vi ricade forse anche Artissima srl? Spogliandomi per un attimo dei panni del giurista, mi viene da osservare: Artissima agli occhi di chiunque è una manifestazione della Città di Torino, organizzata, promossa e finanziata dalla Città di Torino, quindi sul piano fattuale non vi sono dubbi che Artissima è sotto controllo pubblico. Ma quel che più conta è che Artissima srl va a mio avviso considerata «ente di diritto privato sottoposto a controllo da parte di amministrazioni pubbliche» anche sul piano per l’appunto strettamente giuridico.

 

E ciò, qualunque delle due possibili interpretazioni uno voglia seguire. Da un lato, ritengo che vi sarebbero fondati argomenti per sostenere che Artissima srl è direttamente sotto controllo del Comune di Torino (o congiuntamente del Comune e della Regione). È vero che non sono il Comune o la Regione a nominare direttamente le cariche di Artissima, ma essi lo fanno tramite un organo di diretta emanazione del Comune di Torino, in cui la maggioranza delle cariche è decisa dal Comune stesso e dalla Regione. Se il fatto di non nominare direttamente i vertici di un ente, ma di farlo tramite un organo sotto il proprio controllo, bastasse a sottrarsi agli obblighi di trasparenza, sarebbe troppo facile per gli enti pubblici aggirare tale normativa. Guardando alla ratio dell’art. 22, non è pensabile che esso sia stata scritto concedendo una scappatoia così elementare, come dimostra anche la previsione del comma 5 della stessa disposizione, che estende alle società oggetto di partecipazione indiretta gli obblighi di trasparenza previsti per le società a partecipazione diretta.

 

Ma se anche non si vuol ritenere che Artissima srl sia (indirettamente) sotto il controllo del Comune di Torino (e della Regione Piemonte), non v’è dubbio che essa è sotto il controllo diretto della Fondazione Torino Musei, che è a sua volta un ente soggetto agli obblighi di trasparenza, come dimostra appunto il fatto che ad essi ottempera diligentemente. Se così è, allora, Artissima ricade sotto gli obblighi di trasparenza dell’art. 22 del decreto perché è la Fondazione Torino Musei a rappresentare quella pubblica amministrazione sui cui “enti controllati” va fatta piena luce.

 

Il problema è che di Artissima si sa pochissimo, e in particolare non si trovano sui siti né del Comune, né della Fondazione Torino Musei, né di Artissima stessa le informazioni minime che il decreto trasparenza prevede. Sul sito della Fondazione si cita Artissima come ente controllato e si dà conto con un buon dettaglio delle sue entrate: per quanto riguarda la Regione, tramite la Fondazione Torino Musei ha destinato ad Artissima 1.391.000 euro tra il 2009 e il 2012 (ultimo dato disponibile), cui si aggiungono gli 865.000 euro di contributi erogati direttamentead Artissima dal Comune di Torino tra 2008 e 2013 (a loro volta da sommare a cifre analoghe erogate ogni anno dal Comune alla Fondazione Torino Musei negli anni in cui la società non esisteva ancora); sul sito di Artissima, poi, compaiono i nomi dell’amministratore unico e della direzione e staff della società.

 

Ma nulla trapela invece sulle uscite di Artissima, ovvero su a chi vadano a finire quelle consistenti somme che gli enti pubblici le destinano: se prendiamo il sito del Comune di Torino, per esempio, grazie ad altre norme del decreto trasparenza sappiamo subito degli incarichi da 19.000 e rotti euro per il benessere animale o dei 3.010 euro per i seminari formativi «Osservare per leggere pedagogicamente il contesto educativo» e «Osservare per riprogettare le proposte educative», e ciascun contribuente può farsi un’idea sulla destinazione dei propri soldi e decidere se sia felice o meno del modo in cui sono spesi. Ma con Artissima, che pure riceve una parte molto consistente delle proprie risorse da fondi pubblici, nulla di tutto ciò è possibile.

 

Quel che è peggio, mancano alcune indicazioni che il decreto trasparenza impone agli enti che ricadono sotto il proprio ambito, quali – su tutti – il trattamento economico complessivo dell’amministratore e i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari.

 

Non è solo una questione di doverosa trasparenza nei confronti dei contribuenti: al di là della sanzione pecuniaria di cui all’art. 47, che comunque ha decorrenza successiva, l’art. 22 ha previsto, per il «caso di mancata o incompleta pubblicazione dei dati relativi agli enti» coperti da obbligo, la sanzione del divieto di «erogazione in loro favore di somme a qualsivoglia titolo da parte dell’amministrazione interessata»: eppure anche nel 2013, nonostante i tagli, Comune e Regione hanno confermato i propri importanti contributi ad Artissima, e la Regione ne ha già anche impegnati altri 230.000 per il 2014, a dispetto di quella che, se il ragionamento fatto è corretto, è un’inadempienza agli obblighi di trasparenza (obblighi che la circolare 19 luglio 2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica ha chiarito essere in vigore sin dal 20 aprile 2013, mentre le delibere 2013 di Comune e Regione sono di dicembre e novembre, quindi successive). Se così fosse si potrebbe porre una responsabilità erariale per chi li abbia deliberati e per chi ne deliberi di nuovi prima che Artissima si renda adempiente.

 

Ma se anche, per qualche ragione o per qualche cavillo, Artissima srl dovesse ritenersi di per sé esente dagli obblighi del decreto trasparenza, ciò non toglie che nulla vieta ad Artissima di tagliare la testa al toro per ragioni di opportunità, e adeguarsi spontaneamente a quegli standard, rendendo finalmente pubbliche tutte le informazioni su come abbia speso e spenda i soldi che provengono in misura rilevante dalle tasche del contribuente.

 

Aggiungendo magari un po’ di dati anche sui bandi pubblici che certamente ha tenuto e terrà per scegliere i propri collaboratori e fornitori, di cui parimenti ad oggi non v’è alcuna traccia sul suo sito o su quello della controllante Fondazione Torino Musei.

 

Cose inaudite.

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