FINANZA & GIUSTIZIA

Fondazione Crc, vertici sotto indagine

Frode fiscale, ostacolo alle attività di vigilanza, appropriazione indebita: questi i reati ipotizzati dalla Procura di Torino. Il presidente Falco e tutto il cda invitati a nominare un difensore. Crolla un tassello centrale del sistema di potere della Granda

Non male: l’intero consiglio di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, presieduta da Ezio Falco,  e il segretario generale, Fulvio Molinengo, sono oggetto delle attenzioni della Procura della Repubblica di Cuneo, per i seguenti reati: frode fiscale, ostacolo alle attività di vigilanza, appropriazione indebita. Non è dato di sapere quale dei reati sia contestato a chi, ma è presumibile che al presidente vengano contestati tutti.

Una ventina di giorni fa era stato notato uno strano andirivieni di ufficiali in divisa presso gli uffici del segretario generale. Si è appreso che lo scopo delle visite era quello di chiedere ai componenti del cda di eleggere domicilio presso uno studio legale, presso il quale notificare le comunicazioni inerenti l’indagine in corso; quest’ultima ha avuto inizio nel mese di febbraio, ma gli interessati ne sono stati messi a conoscenza solo ora, essendo stato il fascicolo preso in carico da un nuovo magistrato. L’unico componente del board non indagato è Sergio Giraudo,  entrato in carica lo scorso marzo, in sostituzione di Pierfranco Risoli, nominato vicepresidente della Banca Regionale Europea, in omaggio al principio delle porte girevoli.

 

Si rompe così il muro di omertà che i poteri forti cuneesi avevano eretto, a difesa di Falco, sino a poco tempo fa dominus pressoché incontrastato della politica provinciale, ma “azzoppato” la scorsa primavera, quando  non riuscì ad ottenere dal gruppo Ubi Banca la nomina alla presidenza della Banca Regionale Europea. La notizia compare oggi su importanti quotidiani, e sicuramente nei prossimi giorni andrà in crescendo. Un’ulteriore brutta figura Falco l’ha fatta nei giorni sorsi, quando Ubi ha annunciato la chiusura di 114 filiali e sportelli operativi, mettendone a carico della Bre ben 33, senza trovare resistenze da parte degli amministratori designati dalla Fondazione, direttamente o indirettamente, nel consiglio di sorveglianza di Ubi Banca (Gianluigi Gola) e del cda della Bre.

 

Da anni l'Associazione di azionisti Ubi “Tradizione in UBI Banca” e il Gruppo 19 Marzo denunciano le ragioni vere della sfiducia nei confronti di Piero Bertolotto, sino al 2011 presidente della Bre, estromesso per non avere consentito ulteriori affidamenti, persi in partenza, a favore dell’azienda di Falco in stato prefallimentare.  Sull’argomento vi è una documentazione completa nel libro di Carlo Benigni Le mani sulla banca-Il caso Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, pubblicato da Donzelli in due edizioni successive.

 

Le indagini in corso si riferiscono, con quasi certezza, alla vicenda dell’appalto irregolare per la ristrutturazione del Centro Incontri della Fondazione. È provato che l’appaltatore, Giuseppe Ferrero, era socio dell’allora presidente del collegio sindacale della Fondazione, Gianluigi Gola, già un anno prima che fosse indetta la gara di appalto. Così come è provato che l’appaltatore abbia disposto a più riprese bonifici a favore di  società di Gola, e poi direttamente a società di Falco, tra i quali uno pochi giorni prima dell’assegnazione dell’appalto, e un altro lo stesso giorno della firma del contratto. A fronte di una media dei ribassi d’asta, a livello regionale, all’epoca intorno al 26%, il ribasso d’asta approvato era stato dell’1,5%!  Di qui, presumibilmente, la fattispecie di reato di appropriazione indebita. Ed è provato che la risposta della Fondazione alla richiesta di chiarimenti del Ministero dell’Economia e Finanze è stata omissiva,  perché ha taciuto dei pregressi rapporti societari tra l’appaltatore e l’allora presidente del collegio sindacale.

 

Di sicuro si apre un nuovo capitolo in questa storia, che conferma l’esistenza effettiva di un “groviglio armonioso” cuneese non privo di analogie con quello del Monte dei Paschi di Siena. Il tramonto dell’era Falco e del suo sistema di potere è cominciato. Sono aperte le scommesse su come andrà a finire.

 

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