GIUSTIZIA

Direttore Atc rubò 8,5 milioni ora patteggia e ne restituisce 800mila

In dieci anni l'ex manager dell'Agenzia della casa ha sottratto somme ingenti, mettendo nei guai l'amministrazione e gli inquilini. Dopo aver fatto la bella vita e acquistato alloggi e auto di lusso si ravvede e offre una mancetta. "Perché se canto io..."

“Se mi metto a cantare io… Se canto io, canto come un usignolo”. Quella battuta rubata a Cetto Laqualunque fa tremare i polsi nei palazzi del potere di Asti dove Pierino Santoro, 67 anni, era di casa. Nel vero senso della parola, giacché per anni è stato al vertice (prima come direttore amministrativo, poi generale) dell’Atc, l’agenzia che gestisce patrimonio e fondi delle case popolari. Lui si occupava soprattutto dei fondi, nel senso che nel giro di una decina d’anni ha fatto sparire, intascandoli, nientemeno che 8 milioni e mezzo di euro. “Per forza che non sono da solo, non sono mica Mandrake” confessa in un’intercettazione. Ma gli “altri” per ora non sono venuti fuori. E tremano. E sperano. Magari che l’ex manager non emetta neppure un cinguettio, altro che usignolo. Più un rapace, si direbbe a ripercorrere quanto scoperto dalla Guardia di Finanza allertata dal collegio sindacale dell’Atc rimasto basito nel venire a sapere di una carta di credito riferita a un conto dell’agenzia di cui nessuno era a conoscenza, tranne Pierino ovviamente. Visto che la usava come fossero soldi suoi. E mica solo la carta: con il trucco di mandati di pagamento incassati da alcuni dipendenti e poi girati a lui, Santoro ha prosciugato la cassa di due milioni facendo finire a bilancio inquilini morosi che tali non erano, poi con un altro conto aperto grazie a una delibera falsa ha preso altro denaro e poi, ancora, “spiccioli, ovvero centinaia di migliaia di euro, preso come argent de poche dalla cassa per le spese quotidiane. Il caso, scoperchiato dal Fatto quotidiano, sta scatenando un vero e proprio putiferio nella politica astigiana, e non solo.

 

“Appare evidente che Santoro, nel corso degli anni, abbia studiato metodicamente il sistema per distogliere il denaro dalle casse dell’Atc” si legge nella relazione delle Fiamme Gialle che mettono sotto sequestro l’enorme patrimonio fatto di conti bancari e postali, polizze, dieci immobili, tre terreni, due box, ben due Mini Cooper, un Range Rover Evoque che aveva intestato alla madre, un’Audi A1 e pure una moto Agusta. Lui, ormai scoperto, tenta la carta del pentimento: offre sul piatto subito ottocentomila euro, meno della decima parte di quanto arraffato, e confida nel patteggiamento a quattro anni. Deciderà il giudice il prossimo 20 novembre, la Procura ha già dato l’assenso. Pentito, ma non troppo, se è vero come risulta agli inquirenti che con una mano offriva un modestissimo risarcimento e con l’altra cercava di nascondere il grosso del malloppo: intestazione fittizie dei beni, pastrocchi per occultare acquisti, addirittura a un avvocato, ex esponente del Pdl locale, Domenica Demetrio avrebbe raccontato di aver gettato in Tanaro una borsa con mezzo milione di euro e carte di credito varie. Nel frattempo chiama la figlia e le chiede di portargli una busta con quattrocentomila euro. A cosa gli servono, sono per qualcuno? L’usignolo non apre becco. Parla, invece, sempre intercettato, della sue amicizie e s’interroga su cosa queste pensino del guaio in cui si è cacciato, spuntano i nomi dell’ex sottosegretario ed ex presidente della Provincia Maria Teresa Armosino (Forza Italia) e della già consigliera regionale Rosanna Valle che per anni è stata proprio ai vertici dell’Atc. Come riporta il Fatto, per un periodo finisce pure ricoverato in una clinica a Bra, problemi psichiatrici e depressivi, che non gli impediscono – come emerge sempre in una conversazione registrata dagli investigatori - di ammettere che quel ricovero gli gioverebbe per evitare il carcere. Nelle intercettazioni durante il ricovero spunta pure la telefonata a una escort, come Cetto Laqualunque anche Pierino Santoro non rinuncia a “u pilu”, neppure da ammalato.

 

“E’ la più grande vicenda di colletti bianchi dagli scandali degli anni Novanta che scossero la città” dice l’assessore comunale alla Legalità Alberto Pasta. “Certo non ha agito da solo” si dice convinto il capogruppo del M5s Gabriele Zangirolami. “Uno dei più clamorosi casi di peculato mai scoperto in Italia” per il parlamentare pentastellato Paolo Romano che non nasconde la sua preoccupazione per quel patteggiamento da cui l’ex direttore generale potrebbe uscire con una pena lieve un risarcimento minimo. Per questo il deputato grillino ha annunciato un’interrogazione parlamentare urgente al ministro della Giustizia. Di quei dieci anni in cui altrettanti milioni di euro sono spariti dall’Atc finendo nelle tasche del suo direttore se ne parlerà in Aula. Ad Asti c’è qualcuno che forse vorrebbe non se ne parlasse affatto. Perché “se canto io, canto come un usignolo”.