Sanità, siamo sempre in ospedale
17:04 Mercoledì 12 Novembre 2014 8L'assessore Saitta denuncia: "Troppe prestazioni specialistiche in Piemonte": in media 16 pro capite all'anno contro le 12 nazionali. Ne basterebbero due in meno a persona per risparmiare 130 milioni all'anno. E l'uomo Agenas bacchetta i direttori delle Asl
Farmaci, esami di laboratorio, diagnostica, prestazioni specialistiche: non c’è una di queste voci di spesa che, per le aziende sanitarie, superi il vaglio del rigido controllore dei conti Thomas Schael piazzato da Agenas nell'assessorato regionale di Antonio Saitta. Dati alla mano ha messo - uno dietro l’altro, a turni di un paio d’ore - i vertici di Asl e Aso davanti a numeri che si racconta lo hanno portato a dire che “non c’è una sola azienda che vada bene”. L’apice si sarebbe raggiunto con quella più nota, la Città della Salute di Torino, governata da Gian Paolo Zanetta per la quale l’alto funzionario ministeriale ha avuto un giudizio fortemente negativo, ma pure con altri direttori generali i toni del colloquio avrebbero raggiunto una certa decisione ricevendo repliche talvolta a dir poco accese. Ma tant’è, il quadro fortemente negativo sembra essere questo e questo è quanto ha riferito in IV commissione l’assessore Saitta, fornendo quei correttivi che non stupiscono di certo: “Così come per la spesa farmaceutica, anche per le analisi di laboratorio e le prestazioni specialistiche in Piemonte dobbiamo invertire una tendenza che ci vede superare i livelli standard nazionali. Abbiamo bisogno di tornare a governare la domanda e l’offerta: non solo e non tanto per risparmiare risorse, ma per raggiungere un livello di appropriatezza nelle prescrizioni, ad esempio di risonanze magnetiche, che oggi registra a Torino e provincia volumi paragonabili alle abitudini consumistiche americane”.
Entrando nel dettaglio, per quanto riguarda le prestazioni ambulatoriali a detta di Saitta “negli anni si sono create le liste d’attesa senza un reale controllo da parte della stessa Regione: laboratori analisi, radiologia e rieducazione funzionale sono tre aree dove è indispensabile un riordino organizzativo che introduca maggiore efficienza garantendo per i cittadini i necessari livelli essenziali di assistenza”. In Italia lo standard di riferimento sul numero medio di prestazioni pro capite/anno è 12, di cui 9 per le analisi di laboratorio: in Piemonte invece ci si attesta su un numero medio pro capite di prestazioni di 16 e mezzo a testa, cioè oltre 4 prestazioni più dello standard nazionale. Considerando che il valore medio per prestazione è di 15 euro ciascuna, significa che una riduzione di solo 2 prestazioni a testa all’anno porterebbe un risparmio al Piemonte di 130 milioni di euro senza troppa fatica, come fanno notare ai piani alti di corso Regina.
“Il costo complessivo della prestazioni specialistiche per la sanità piemontese si aggira sul miliardo di euro all’anno – ha aggiunto l’assessore - quindi ogni percentuale anche minima di maggiore appropriatezza che riusciremo ad ottenere, educando prima di tutto l’utenza a non eccedere e ricercando la massima collaborazione dai medici di base e dagli specialistici ospedalieri, aiuterà il Piemonte ad intraprendere un cammino virtuoso”.
Sottolineatura con la matita rossa anche per gli esami di laboratorio: nel corso del 2013 in Piemonte si è registrato un consumo di 11.50 prestazioni per abitante a fronte di uno standard nazionale di 9 prestazioni per abitante. “Se pensiamo che questa branca in Piemonte rappresenta il 70% del volume di prestazioni specialistiche ambulatoriali e genera il 26% del valore lordo complessivo della produzione, cioè 227 milioni di euro, si comprende rapidamente che parliamo di grandi numeri. Per giungere il prossimo anno a volumi di analisi prescritte con maggiore appropriatezza diagnostica, intendiamo lavorare sul tema degli esami di laboratorio pre-operatori e su quelli obsoleti e ridondanti”.
Sta di fatto che oggi nessuna delle aziende sanitarie piemontesi rispetta le indicazioni ricevute già in passato su un contenimento degli esami di laboratorio e la città di Torino è certamente quella che registra i volumi più elevati: il consumo di prestazioni tocca punte di 15.8 prestazioni pro capite nell’Asl TO2 e 14.8 nell’Asl TO1. Livelli “americani” per l risonanze magnetiche: lo standard nazionale previsto dalla griglia dei livelli Lea per le risonanze magnetiche è al massimo di 7.5 prestazioni per 100 abitanti all’anno: in Piemonte l’obiettivo per quest’anno è stato stabilito in 7.88 prestazioni per 100 abitanti, ma la previsione a fine 2014 è di uno scostamento negativo con un consumo regionale ancora dell’8.66 con punte anche dell’11.70 all’Asl TO1, del 10.40 all’Asl TO3, del 9.88 all’Asl TO2, del 9.32 all’Asl TO5 mentre qualche contrazione rispetto al passato si è registrata invece ad Alessandria, Novara e Cuneo che hanno cominciato ad invertire la tendenza rispettando la previsione assegnata per l’anno in corso. “Se risparmiassimo una risonanza ogni cento abitanti - dice Saitta - solo a Torino risparmieremmo 5 milioni di euro ogni anno”.
Nella città metropolitana torinese, oltre ad un consumo “americano” di risonanze magnetiche, si è di fronte a un altro fenomeno degno di attenzione: la prevalenza di erogazioni effettuate dal privato accreditato che raggiunge il 74% della produzione totale, a fronte del solo 26% da parte della sanità pubblica. Perche? “E’ la conferma che l’offerta crea la domanda - risponde Saitta - e di questo dovremo tenere conto in futuro”. Non va meglio per quanto riguarda le Tac: il target fissato per il 2014 dalla Regione Piemonte è di 5,14 ogni 100 abitanti, ma solo il Verbano e il Cuneese rispettano questo parametro standard, mentre si registrano ancora punte di 6,81 prestazioni alla Asl TO1, 6,97 alla Asl TO4 e 6,04 all’Asl TO3. Anche a Vercelli, Biella, Novara e Asti si registrano più di 6 Tac all’anno ogni 100 abitanti.
Rimedi? “Come abbiamo già previsto nel programma operativo la problematica della specialistica ambulatoriale dovrà essere messa a sistema con la creazione del call center unico per il territorio torinese per gestire le prenotazioni degli utenti, comprendendo sia le otto aziende pubbliche che tutto il sistema del privato convenzionato”. Basterà un call center per allontanare il Piemonte da quegli "standard paragonabili alle abitudini consumistiche americane" soprattutto di fronte al fatto che i conti rievocano più che altro la situazione economica greca? Ma l'inversione di rotta pare ancora lontana, almeno a gudicare dalle reprimende dell'uomo Agenas Schael ai direttori, rei di non aver seguito le indicazioni giunte dell'assessorato per ridurre le spese nel sistema sanitario piemontese. Come ancora troppo distanti appaiono i propositi e le indicazioni della Regione dall’attuazione sul campo che spetta ai vertici delle aziende. (sr)


