“Dentro o fuori”. A Palazzo Lascaris scoppia il caso Stara

È iscritto al Pd ma presiede un gruppo autonomo. Un documento firmato da tutti i consiglieri chiede l’intervento di Morgando che forzando la sua natura sarà costretto a dirimere la questione

DUE SCARPE Andrea Stara

La misura è colma. Dopo settimane di mugugni e tramestii, i consiglieri regionali del Pd hanno deciso di uscire allo scoperto con un atto ufficiale. Una missiva inviata direttamente al segretario piemontese Gianfranco Morgando per porre la questione legata al collega Andrea Stara, capogruppo di "Insieme per Bresso", la microformazione presente a Palazzo Lascaris, di cui è presidente e unico componente.

 

Dal 2006 al 2011 presidente della Circoscrizione II, sotto la bandiera dei Comunisti Italiani, eletto lo scorso anno nell’assemblea piemontese all’interno della lista civica a sostegno della candidata presidente, poi migrato al Partito democratico, dove ha raggiunto la segretaria provinciale Paola Bragantini, compagna di viaggio nella vita, oltre che in politica. Ma come si può essere iscritti a un partito, partecipare attivamente (eccome!) alle sue dinamiche e non rappresentarlo nelle istituzioni? Il tema era emerso già due settimane fa durante una riunione del gruppo, presente Morgando, il quale ha - come d’abitudine - tergiversato, forse condizionato dal patto che ha dovuto siglare con la Bragantini per ottenere la nomina a capogruppo in Sala Rossa del suo pupillo Stefano Lo Russo. Ora, però, è arrivato lo showdown. Le firme in calce sotto il documento redatto sono quelle di tutti e 12 consiglieri regionali del partito. Nessuno escluso. A questo punto il "Temporeggiatore" dovrà prendere una decisione.

 

Non è solo una questione di metodo o di regolamenti, ma di sostanza. Grazie alle prerogative dei capogruppo, Stara ha un margine di manovra politico decisamente più ampio rispetto ai colleghi del Pd: può disporre di 260 mila euro annui per il funzionamento del gruppo, risorse che inevitabilmente creano uno squilibrio rispetto ai suoi nuovi compagni di partito, oltre al fatto che in aula continua a muoversi autonomamente rispetto al maggior partito della minoranza di cui egli fa parte.

 

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, tutt’altro: Roberto Placido, tesoriere del Pd oltre che vice presidente dell'Aula, in passato aveva rifiutato di incassare la quota d’iscrizione da Stara, dopo che il partito gli aveva consegnato la tessera. Da allora le pressioni, anche se in modo informale, si sono susseguite, ma rinunciare ai 260 mila euro annui percepiti per la propria attività politica è dura e lui, fino ad ora, ha preferito fare orecchie da mercante, impegnando ogni energia al consolidamento della componente messa in piedi assieme alla segretaria Bragantini. L’ultimo colpo – in tempi di calciomercato – potrebbe essere quello dell’ingaggio dell'ex assessore al Commercio di piazza Castello, il socialista Luigi Ricca, un esponente politico discusso, con alle spalle un patteggiamento nel 1995 per finanziamento illecito, per fatti risalenti a  quando ricopriva il ruolo di presidente della Provicnia.

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