LEGGE ELETTORALE

Un parlamento di “vincitori”

Qual è il sistema migliore per garantire il massimo della rappresentanza e ridurre il numero dei “nominati”? Il senatore Borioli (Pd) “corregge” la proposta del collega Fornaro: “Occorre coniugare la volontà degli elettori e il premio di maggioranza”

Quanto sarebbe bello tornare al Mattarellum, ma come ammette il senatore dem Daniele Borioli “niente voli pindarici che cadrebbero nel vuoto per mancanza di quelle convergenze” che solo un illuso può immaginare di trovare in Parlamento. E così non resta che agghindare meglio che si può il Porcellinum, com’è stato ribattezzato l’Italicum 2, e soprattutto tenerlo a dieta ferrea quanto a deputati nominati. Un’ipotesi di correzione della legge elettorale, la cui riforma è in discussione al Senato, è arrivata l’altro giorno da un altro senatore dem piemontese, Federico Fornaro, che calcolatrice alla mano ha avanzato una proposta volta a ridurre l’ondata di parlamentari paracadutati e non scelti con le preferenze che si avrebbe con il sistema scaturito dal Patto del Nazareno. Sarà la passione dei senatori subalpini per collegi e percentuali, sarà la storica vicinanza tra i due, sta di fatto che dopo Fornaro ecco che pure l’altra metà della coppia senatoriale mandrogna  mette mano alle tabelle e fornisce la sua ricetta.

 

Borioli apprezza la proposta Fornaro, ma a suo parere contiene ancora qualche baco. “Se il territorio  viene suddiviso in 475 collegi di 125mila abitanti ciascuno, in ogni collegio si formerebbero liste corte per ogni partito, sulle quali oltre al voto di lista gli elettori sarebbero chiamati a esprimere la propria preferenza e i seggi sarebbero attribuiti attraverso un meccanismo proporzionale, analogo a quello vigente per le Province prima della riforma, il quale, per di più sottoposto al filtro delle soglie di sbarramento e del premio di maggioranza, potrebbe portare alcuni collegi a non eleggere alcun rappresentante mentre altri ne eleggerebbero più di uno”. Un’eventualità “assai grave si verificasse nel caso del Parlamento nazionale, in cui a mio giudizio l’articolazione del territorio in collegi, nei quali partiti e candidati si giocano la partita, deve portare come logica conseguenza: non solo che ogni collegio elegga almeno un rappresentante, ma che quando ne elegga soltanto uno, questo debba essere il candidato che, in quel collegio, ha ottenuto più preferenze nella lista del partito più votato”.

 

Ecco che spulciando lo schema proposta da Fornaro, Daniele Borioli nota come l’obiettivo di garantire un eletto per ogni collegio risulta “difficile, se non impossibile, da rendere compatibile con la necessità di garantire governabilità attraverso il premio di maggioranza”. Come uscire da questo non semplice, ma probabile corto circuito? “Infischiarsene del rischio che un certo numero di collegi non abbia rappresentanti? Diminuire un po’ il numero dei collegi, aumentando il numero degli eletti su liste bloccate (i “nominati”) e scaricando su quella quota la formazione del premio di maggioranza, aumentando  il peso dei partiti, ma sottraendo spazio alla libera scelta degli elettori?”. La terza via per Borioli è quella che “tenendo fermo il numero dei parlamentari indicati dai partiti su liste bloccate (143), e riducendo il numero dei collegi da 475 (Camera “mattarellum”) a 232 (Senato “mattarellum”), si potrebbe garantire che i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze nella lista più votata in ogni collegio entrino tutti quanti in Parlamento. L’insieme dei 12 eletti all’estero, dei “nominati” dai partiti e dei primi eletti di ogni collegio, darebbe 387 parlamentari; mentre nei rimanenti 243 seggi troverebbero capienza tanto l’esigenza di assegnare al partito vincitore delle elezioni il premio di maggioranza, tanto quella di ripartire proporzionalmente, agli altri partiti che abbiano superato la soglia di sbarramento, ulteriori rappresentanti. In entrambi i casi, ovviamente, attingendo a scalare dalle liste dei collegi, sulle quali gli elettori sono stati chiamati a votare ed esprimere preferenza”.

 

La soluzione a detta del senatore dem starebbe dunque nel numero dei collegi. “Ampliarne un po’ la dimensione, peraltro sulla falsariga del modello già sperimentato con il “mattarellum” del Senato, stempera forse la forza del legame diretto, quasi personale, tra eletto ed elettore e non è detto che ciò sia in assoluto un male, ma consente di garantire che ogni collegio abbia un vincitore e che quel vincitore sieda in Parlamento”. E Fornaro che ne dice? “Ne abbiamo parlato”. Pare che da quel momento abbia preso a ricontare numeri, percentuali, compulsare tabelle. Roba da scaricare le pile della calcolatrice. Per cucinare meglio che si può il Porcellinum.

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