GLORIE NOSTRANE

Rinasco e Binasco. Al vertice di Slala

Congedato dal gruppo Gavio, il manager tortonese trova una nuova collocazione: presidente di una (moribonda) fondazione che dovrebbe occuparsi del sistema logistico nel Nord Ovest. Un carrozzone di cui era già stata decretata la chiusura ma...

La sua fine, nella discarica dei carrozzoni pubblici, pareva segnata. Creata come srl nel 2003, con molte ambizioni, poi trasformata nel 2007 in fondazione, Slala - “Sistema logistico del Nord Ovest d’Italia” - dopo aver visto sfilarsi dalla compagine molti dei soci iniziali, tra cui la Regione Piemonte, ancora nella primavera scorsa era descritta come prossima alla definitiva rottamazione. Nell’assemblea del 14 aprile scorso, quando alla presidenza sedeva l’allora numero uno della  Provincia di Genova ed esponente del Pd Alessandro Repetto, all’ordine del giorno era stata messa proprio la “proposta di scioglimento e messa in liquidazione”. Poi, a sorpresa, è stata tenuta in vita, quasi resuscitata. Ma le sorprese non erano finite. Già, perché nell’ultimo scampolo dell’anno in corso, sulla poltrona di presidente di Slala che era stata occupata, prima che da Repetto, da Fabrizio Palenzona, la sparuta pattuglia di soci ha chiamato un nome di spicco dell’imprenditoria, ma anche delle cronache giudiziarie che legano il mondo degli affari a quello della politica: Bruno Binasco.

 

L’uomo che nella stagione di Mani Pulite era stato accostato a quello del Compagno G., ovvero Primo Greganti e una quindicina di anni dopo, secondo l’accusa, avrebbe tenuto i rapporti con il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, finendo per essere indagato nell’ affaire della Milano-Serravalle. A carico dell’ex manager del Gruppo Gavio, negli anni Novanta, era stata emessa una condanna in via definitiva a un anno e due mesi per finanziamento illecito dei partiti, conclusione del processo dov’era coimputato proprio con il Compagno G. E se quest’ultimo è tornato all’onore (si fa per dire) delle cronache per la vicenda Expo e la sua iscrizione al Pd torinese,  nonché la sua partecipazione ad eventi pubblici del partito creando non pochi imbarazzi postumi e tardivi, l’uomo che agli albori degli anni Novanta gli consegnò la mazzetta da 400 milioni di lire destinata al Pci-Pds ricompare, dunque,  nientemeno che al vertice di una fondazione i cui soci sono nella quasi totalità enti pubblici. Gli ultimi rimasti, visto che negli anni avevano gettato la spugna la Regione Piemonte così come quella ligure e non pochi altri enti che, evidentemente, avevano capito come i sogni e le ambizioni iniziali si erano infranti nel solito carrozzone mangiasoldi e di scarsa o nulla utilità. Sembra, addirittura, che lo stesso Comune di Tortona guidato  dalla primavera scorsa dal piddino Gianluca Bardone, stesse predisponendo gli atti per l’uscita dalla compagine della fondazione.

 

Lo stesso Repetto, all’epoca della sua designazione,  di fronte alla proposta di assumere la presidenza, non aveva nascosto perplessità: “Per Slala il futuro è abbastanza incerto bisogna capire che cosa vogliono fare i soci e, proprio per questo, ho chiesto un po’ di tempo per decidere se accettare eventualmente la presidenza della fondazione”. Era il 2011 e alla fine accettò. Andò ad occupare il posto che era stato, prima di lui, di Palenzona dimessosi, a quanto si dice, in polemica per l’assenza di concretezza nella realizzazione di progetti o forse perché aveva capito che la sua creatura non aveva imboccato la via sognata. Uno strappo quello di Palenzona la cui ricucitura qualcuno la scorse nel 2012 proprio nella figura di Bruno Binasco, invitato come relatore davanti alle commissioni congiunte del consiglio provinciale di Alessandria. Tema: il futuro della logistica in provincia di Alessandria. All’epoca Binasco era ancora il manager numero uno, il braccio destro di Marcellino Gavio. L’uscita dal gruppo sarebbe avvenuta soltanto due anni dopo, nell’estate 2013.

 

L’entrata dalla porta principale e con passatoia rossa in Slala, nel frattempo miracolosamente rianimata, è di pochi giorni fa. Una sorpresa, in tutti i sensi. A votare la nomina del manager che passò la mazzetta a Greganti, e che finì nuovamente nell’affaire Penati e nel sistema Sesto sono stati ben tre Comuni, ovvero Alessandria, Novi Ligure e Tortona (tutti amministrati dal Pd), la Provincia di Alessandria (stessa maggioranza), le Camere di commercio di Alessandria e di Savona, la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e l’Autorità Portuale di Savona, presieduta da Gian Luigi Miazza, recente successore di quel Cristoforo Canavese che lasciata la poltrona del porto ne trovò subito una pronta proprio nel Gruppo Gavio. Le riconosciute capacità manageriali e la sua rete di conoscenze nel mondo della logistica sono le ragioni che avrebbero portato i soci dei Slala a chiedere a Binasco di assumerne la guida. Quali siano i programmi del manager non è dato sapere: interpellato dallo Spiffero si è rifiutato di parlare. E non è dato di sapere pure chi abbia fatto il suo nome, peraltro, poi votato all’unanimità. A mezza bocca i sindaci e altri soci dicono di confidare nelle capacita del nuovo presidente per il futuro. Sul passato, anche recente, cala l’imbarazzo.

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