POLITICA & AFFARI

Sitaf, via libera ad Anas ma deve vendere

Il Tar respinge la richiesta del gruppo Gavio di sospendere il passaggio delle quote di Comune e Provincia di Torino al gestore nazionale della rete che però entro l'udienza di merito (18 giugno) dovrà aver avviato le procedure di "alienazione sul libero mercato"

È raro che una sentenza accontenti entrambi le parti in causa. Questa volta, però, sembra proprio che da una parte il Comune e la Provincia di Torino, dall’altro il gruppo Gavio e la famiglia Mattioda abbiano accolto favorevolmente il pronunciamento del Tar del Piemonte che dà il via libera alla cessione delle quote di Sitaf ad Anas, senza una gara pubblica. A leggere le due ordinanze dei giudici amministrativi, il rigetto del ricorso dei privati - che avevano chiesto una sospensiva delle delibere con cui vengono avviate le procedure di cessione al gestore della rete nazionale autostradale delle loro partecipazioni nella società che gestisce la Torino-Bardonecchia e il Traforo del Frejus - è vincolato a una quasi immediata messa sul mercato delle quote di Anas attraverso una gara pubblica, passaggio essenziale per salvaguardare gli interessi dei privati stessi.

 

Il rigetto delle istanze cautelari nei due ricorsi presentati dai soci privati è stato principalmente fondato sulla considerazione che tra l’interesse pubblico e quello privato è il primo a essere prevalente. Nello stesso tempo, però, è chiaramente indicato il percorso attraverso il quale le legittime istanze del socio privato potranno trovare adempimento: il libero mercato. Lo stesso principio, del resto, che con buona pace di certi zerbinotti di Palazzo Civico ha indotto il pubblico a valorizzare il proprio patrimonio. A dimostrazione che solo la concorrenza - e non la opacità con la politica - è in grado di salvaguardare gli interessi di ogni natura, financo quelli pubblici.

 

Nell’ordinanza pronunciata in merito alla richiesta di annullare le delibere adottate dal Comune e dalla Provincia di Torino, i magistrati amministrativi sottolineano che “l’interesse delle parti ricorrenti (cioè i privati, ndr) è conciliabile con il prosieguo della procedura in atto, potendo realizzarsi nella fase di successiva alienazione su libero mercato delle quote societarie detenute da Anas”. Tradotto significa che nulla è pregiudicato negli interessi dei soci privati, proprio grazie all’impegno espresso pubblicamente da Anas di provvedere alla vendita delle quote che, a questo punto, saranno complessivamente il 51,1%.

 

Scrive il giudice referendario Giovanni Pescatore, estensore dell’ordinanza, che “sarà l’udienza di trattazione del merito”, fissata il 18 giugno 2015, “calendarizzata tenendo conto di una ragionevole tempistica di definitiva cessione delle azioni da parte dei soci pubblici” a garantire “un’adeguata tutela degli interessi azionati delle parti ricorrenti”. Anzi, pare di capire che, entro tale data, Anas dovrebbe aver già avviato la procedura di dismissione, al punto che i legali del gruppo Gavio e della famiglia Mattioda ritengono che qualora tale procedura non avesse seguito nell’udienza di merito il Tar potrebbe annullare tutto.

 

Un pronunciamento, quello odierno del Tar del Piemonte, presieduto da Lanfranco Balucani, che proprio per il tratto “salomonico”, da un lato segna un punto a favore degli enti locali che tanto hanno caldeggiato la cessione all’Anas, dall’altro rassicura i soci privati i quali infatti nell’esprimere apprezzamento per la decisione, con ogni probabilità si asterranno da ulteriori azioni giudiziarie. Infatti l’ordinanza accoglie forse la principale richiesta del loro ricorso, ovvero una gara di evidenza pubblica da “realizzarsi nella fase di alienazione sul libero mercato”.  

 

Leggi qui la prima ordinanza

Leggi qui la seconda ordinanza

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