Cota rallenta la marcia di Salvini
08:00 Martedì 16 Dicembre 2014 8Il leader vola nei sondaggi quasi ovunque, persino al Sud, solo in Piemonte arranca, fermo all'8% delle Europee. L'ex governatore sbandiera il traguardo appena ottenuto dei 5 mila iscritti, ma è una pesante zavorra per il nuovo corso della Lega Nord
Scricchiola e non tiene il passo delle altre una delle storiche ruote del Carroccio. Sarà il peso della ingloriosa e anticipata fine della legislatura regionale, saranno le mutande verdi, saranno gli spasmodici proclami del governatore decaduto tra rivendicazioni di quanto fatto e difese di quanto gli si contesta, fatto sta che il Piemonte non può gioire dei sondaggi che continuano a delineare una Lega Nord in crescita costante e decisa a livello nazionale e un notevole interesse per la proposta di Matteo Salvini pure in quello che fino a poco tempo fa era il dimenticato e ostracizzato Sud. L’ultima rilevazione Ixè, per il programma Rai Agorà, dà la Lega all’11,2% a livello nazionale, ovvero quasi il doppio rispetto al 6,2% delle elezioni europee e superiore dell’1,1 % rispetto al sondaggio del 5 dicembre scorso. E se, un tempo, le roccaforti lumbard erano sempre parecchio al di sopra delle media nazionale, così come accade ancora oggi in Veneto e in Lombardia, già alcuni mesi fa il Piemonte registrava percentuali in linea con quell’indice nazionale che certo non è un obiettivo, bensì un livello di guardia. Oggi, seppur Roberto Cota sventoli – creduto poco da molti militanti dello stesso movimento – le cinquemila tessere, la tensione e gli interrogativi sul futuro del partito di Salvini in Piemonte sono difficilmente nascondibili. Come evidente appare sempre di più l’imbarazzo con il quale una buona parte dei militanti e degli stessi dirigenti guarda all’iperattività dello stesso Cota, onnipresente come non mai a gazebo e appuntamenti, puntuale ogni giorno su twitter e facebook, prodigo di dichiarazioni.
Una strategia quella dell’ex presidente della Regione, che all’interno stesso del Carroccio viene da molti intravista come estremo tentativo di difendere il suo ruolo di guida politica del partito in Piemonte - che dura ormai da 14 anni - e un altrettanto disperato disegno teso a farsi riconfermare al prossimo congresso, che ancora non è stato fissato. Fonti qualificate della Lega indicano come improbabile una convocazione disgiunta dalle assise di Veneto e Lombardia ed è evidente come il rinnovo o la riconferma della dirigenza della regione guidata da Luca Zaia non possa avvenire che dopo le elezioni amministrative in cui lo stesso Zaia si gioca il secondo mandato. Un lasso di tempo piuttosto ampio che Cota potrebbe, come lascia intendere il suo atteggiamento, utilizzare nel tentativo di rinserrare per quanto possibile le fila e uscire dall’imbarazzante immagine delle mutande verdi, nonché dalla fine anticipata di una legislatura che, in fatto di provvedimenti, ha lasciato l’amaro in bocca a buona parte della stessa militanza leghista.
Una prova di questo sfaldamento tra dirigenza cotiana e la base è apparsa, tra le altre, evidente come riportato tempo fa dallo Spiffero in quel di Cuneo dove si è registrata una disaffezione profonda, concretizzatasi nella chiusura di non poche sezioni e dal calo vertiginoso degli iscritti. Anche in questo caso, Cota ha cercato di tirare dritto, applaudendo all’elezione (170 voti contro quei circa 300 iscritti che la Granda contava fino a un paio di anni fa) del candidato unico, Giorgio Bergesio, sostenuto oltre che dall’ex governatore da quella Gianna Gancia che Cota pare aver ormai individuato nel suo alleato più stretto. Un asse, quello con l’ex presidente della Provincia che, sempre stando ai rumors interni, potrebbe rivelarsi tutt’altro che di ferro. Tra gli scenari possibili, infatti, ci sta pure quello che vedrebbe l’attuale consigliera regionale pronta a cercare di occupare lo spazio lasciato vuoto dall’attuale segretario nazionale, ovvero del Piemonte, per prendere la guida del Carroccio subalpino, cercando magari un timido avvicinamento a Matteo Salvini. Avvicinamento che è, peraltro, precluso a Cota.
Pur avendolo difeso nel momento della bufera giudiziaria, l’attuale leader leghista non ha mai goduto di una sincera e non sospetta vicinanza dell’ex governatore. Un aspetto, questo , che se unito al malcontento di una buona parte della base, gioca a sfavore di una permanenza alla segreteria nazionale e che potrebbe indurre i vertici di via Bellerio ad accelerare i tempi per un ricambio. A frenare c’è una situazione di oggettiva confusione e la necessità di un assestamento, ritenuti ancor più pregiudiziali rispetto alla concomitanza dell’appuntamento congressuale con Veneto e Lombardia. Ma a pesare, come un macigno, ci sono soprattutto quei dati che arrivano dai sondaggi. Di fronte a un interesse pari al 14% degli intervistati nel Sud Italia sulla proposta di Matteo Salvini, il Piemonte leghista deve incassare cifre decisamente più basse: attorno all’8%, ovvero in linea con i dati delle ultime Europee. Un quadro che in via Bellerio nessuno ha voglia di appendere, ma neppure più nascondere in cantina facendo finta di niente.



