POLITICA & SANITA'

Sanità, irriducibili pronti allo scontro

Dopo la defezione di Asti e di Vercelli gli “ultimi giapponesi” sono asserragliati nella ridotta alessandrina: 39 Comuni, capitanati da Tortona, al Tar contro la riorganizzazione ospedaliera della Regione. “Ripudiati da Chiamparino e dal Pd”, accusano

Nella guerra sugli ospedali, gli ultimi giapponesi resistono a Tortona. Molti hanno la tessera del Pd e una croce, fatta con i cerotti, sul petto. Solo che per il partito non sono crociati, ma eretici, anzi infedeli. Su quelle che i tortonesi  temono diventeranno macerie della loro sanità, il partito democratico mostra crepe sempre più larghe e sempre più irreparabili tra questa enclave dem e il resto del partito. “Ripudiati”, così dicono di sentirsi i piddini di questa parte di Piemonte che guarda con animo sempre più secessionista alla Lombardia. Abbandonati, osteggiati anzi, dal partito in provincia, ma soprattutto in Regione, con la erre maiuscola non a caso: è proprio con la giunta Chiamparino, con la maggioranza che la sostiene e dove spiegano di non avere alcun appoggio, che a partire dal sindaco di Tortona Gianluca Bardone, ormai la battaglia è incominciata.

 

Mentre ad Asti il sindaco dem Fabrizio Brignolo dopo aver minacciato il ricorso al Tar, ha ripiegato così come accaduto a Vercelli, a Tortona hanno dato il via libera all’avvocato torinese Paolo Scaparone per far valere le loro ragioni dinanzi ai giudici amministrativi. Non il solo Comune di Tortona, ma addirittura trentanove sui quaranta che ruotano attorno al municipio guidato da Bardone. “Certo sarebbe stato molto più semplice, a suo tempo, opporsi e ribaltare la decisione del trasferimento del punto nascite a Novi Ligure” ammette il sindaco ricordando la scelta fatta dalla giunta Cota alla base della penalizzazione paventata per l’ospedale tortonese.  Ma, ormai, la strada imboccata con il conferimento dell’incarico al professor Scaparone sembra senza possibilità di ritorno, neppure una deviazione meno aspra.

 

Tappe forzate e tempi, tutto sommato, brevi, per capire se il ricorso porterà alla sospensione della delibera che riorganizza tutta la rete ospedaliera del Piemonte. “Il termine per la notifica del ricorso è fissato al 26 gennaio e considerati gli altri termini previsti dalla legge, è lecito ipotizzare che un pronunciamento ci sia senz’altro entro marzo, ma potrebbe avvenire anche prima” spiega allo Spiffero l’avvocato Scaparone secondo il quale la delibera «contiene vizi di legittimità. Alcuni attengono in maniera specifica alla situazione tortonese ma altri riguardano la genesi stessa e l’iter della delibera». Tra questi spicca quello che il legale individua come possibile “vizio di incompetenza”, ovvero «essendo l’oggetto della delibera di carattere programmatico, il provvedimento andava discusso e votato in Consiglio e non soltanto approvato da presidente e assessori. Ma «stanno emergendo anche altre situazioni meritevoli di essere portate all’attenzione dei giudici amministrativi» precisa l’illustre amministrativista, riferendosi a quei dati che avrebbero dovuto far propendere – a detta dei ricorrenti – a favore dell’ospedale di Tortona e non di Novi Ligure, come avvenuto.

 

E quello aperto con Novi Ligure, dov’è sindaco l’ex capogruppo Pd a Palazzo Lascaris Rocchino Muliere è l’altro fronte interno al Pd dove volano colpi ad alzo zero. L’accusa dei tortonesi è quella di aver favorito il Comune di Muliere e, neppur troppo velatamente, quest’ultimo viene additato come colui che ha brigato per vedere privilegiata la sua struttura sanitaria. L’ex consigliere regionale ha adottato la tattica della non reazione, nessuna replica alle accuse, nessuna polemica.  Dopo essersi limitato a dire, nelle scorse settimane di “non poter consentire che si delegittimi l’ospedale di Novi Ligure”, sulla questione ha imposto il silenzio. Chi gli è vicino, lo racconta come molto amareggiato per una situazione che non solo ha reso tesi i rapporti tra i due Comuni vicini, ma anche investito lo stesso partito. Convinto che il ricorso al Tar verrà respinto, Muliere avrebbe inoltre cercato di spiegare inutilmente  a chi accusa Chiamparino di aver penalizzato Tortona che il guaio era stato fatto tre anni fa dalla giunta di centrodestra e che quella attuale non poteva che adeguarsi, vista la situazione della sanità piemontese e il semi-commissariamento cui è sottoposta.

 

Una spaccatura quella tra i due Comuni, ma anche quella del Tortonese con la Regione che sta tutta dentro allo stesso partito, giacché la stragrande maggioranza dei municipi è governata dal centrosinistra. Una decisione maturata dopo che erano falliti tutti i tentativi di aprire un dialogo con la Regione, Chiamparino in primis. Dal quale Gianluca Bardone, dopo avergli scritto una lettera in cui si paventava sì il ricorso, ma si lasciavano aperti margini di trattativa, non ha ricevuto risposta. Corrispondenza “evasa” sbrigativamente dal capo di gabinetto del governatore, il fido Carlo Bongiovanni che in poche righe avrebbe , in sostanza, suggerito al sindaco di farsene una ragione. Uno strappo al protocollo, anche tra “compagni”, non certo gradito in quel di Tortona. Ma Chiamparino aveva deciso, “À la guerre comme à la guerre”, la sua reazione all’allora annunciato ricorso. E se guerra con la Regione e dentro il Pd ormai è, a Tortona sembrano intenzionati a fare  fino in fondo la parte dell’ultimo giapponese.