Il “grigio” Astori con Mattarella
10:50 Martedì 03 Febbraio 2015 5Arriva dalla Valsesia uno dei più stretti collaboratori del neo presidente della Repubblica. L’ex parlamentare Dc, fino a poco tempo fa direttore dell’Asca, sarà portavoce o consigliere per l’informazione. Una carriera "sobria" e silenziosa
Ha già le valigie pronte, confida chi lo conosce bene. Un posto nello staff presidenziale Gianfranco Astori è dato ormai per certo. Incontri discreti, nel perfetto stile del nuovo Capo dello Stato, di questi giorni e ore, sarebbero necessari solo per definirne la collocazione, ancora in forse tra la figura del portavoce e quella del consigliere politico per l’informazione. Dettagli. Come non è improbabile che il nome dell’ex direttore dell’agenzia giornalistica cattolica Asca e prima ancora parlamentare e sottosegretario, sia stato fatto nel corso del colloquio che ieri Sergio Mattarella ha avuto con l’amico Guido Bodrato, uno dei maestri di Astori.
I nomi che da poche ore dopo l’elezione del nuovo Presidente hanno preso a circolare per il delicato incarico di portavoce sono sempre tre: Giovanni Grasso autore della biografia di Piersanti Mattarella, Nino Rizzo Nervo, già membro del cda della Rai e cresciuto nella redazione del Popolo e, lui, il piemontese Astori. Nato a Milano nel 1948, ma sempre diviso tra Roma e la Valsesia, Varallo esattamente dove si è spostato e vive con la famiglia quando non è impegnato nella capitale. E gli impegni professionali e politici non sono mai venuti meno, spesso, incrociandosi. Gli inizi della carriera giornalistica lo vedono, negli anni Sessanta, proprio all’Asca che qualche decennio dopo sarà chiamato a dirigere. Si occupa di sport, ma la politica è già una passione più forte. Nel Sessantotto, a Trento, in quella facoltà di Sociologia diventata famosa per essere stata frequentata da Renato Curcio, si impegna nelle organizzazione degli studenti cattolici. Poi arriva il periodo romano e i giornali della Dc,la Discussione, ma soprattutto il Popolo di cui, su incarico del direttore Gianni Pasquarelli, cura le pagine dedicate ai giovani.
È il 1973 quando arriva a Torino per dirigere la comunicazione del consorzio delle cooperative agricole del Piemonte, una delle tante roccaforti democristiane nell’Italia delle fabbriche ma che ha ancora un grande bacino elettorale in quel moloch che fu la Coldiretti e il mondo che le girava attorno. Altra parentesi romana per occuparsi del Terzo Mondo, poi ritorno sotto la Mole come corrispondente dell’Asca.
La professione e la politica, Mai abbandonata del tutto la prima, sempre impegnato nella seconda. Nel lontano 1970 diventa sindaco di un minuscolo paese della Valsesia, un borgo anzi, che oggi conta poco più di sessanta abitanti, teatro delle gesta di Fra Dolcino, un eretico millenarista finito al rogo. Ortodossia democristiana, quella di Astori, sia pure fortemente connotata da quel cattolicesimo sociale che lo vede un passo indietro, anche per via dell’età, a Guido Bodrato, ma sempre camminare spedito verso luoghi della politica lontanissimi da quel microscopico municipio del vercellese. Giù, più a valle, diventa assessore provinciale nelle terre del riso e lo resta dal ‘75 all’84, poi nel 1983 la prima candidatura ed elezione al Parlamento nella file della Dc, in Piemonte. Tre legislature consecutive, sottosegretario al beni culturali negli esecutivi Goria e De Mita e nel sesto e settimo governo Andreotti. In quella veste visitò la Quadreria dei Frati Cappuccini di Voltaggio nell’Alessandrino, dove si adoperò senza riuscirvi per portare da Torino nel capoluogo mandrogno il Tesoro di Marengo. Ad Alessandria tornerà un paio d’anni fa, insieme a Renato Balduzzi, per ricordare la figura di Mino Martinazzoli.
Strettissimo collaboratore di Mattarella quando l’attuale Presidente, nel governo D’Alema, ebbe nel ’99 sia pure per pochi mesi la delega ai Servizi. Poco tempo, ma sufficiente a dover gestire una bomba come il dossier Mitrokhin. Una ascesa costante e parallela,quella politica e professionale di Astori. Mai ostentata, grigia verrebbe da dire se non si corresse il rischio di uniformare in questa tinta tutto ciò che ruota attorno alla figura del nuovo Capo dello Stato. Ma, in fondo, è così. Non si ricordano sue apparizioni in televisione anche quando era, fino a pochi mesi fa, direttore dell’Asca. Neppure l’ombra di un gossip, poche le sue fotografie. Quasi come un sigillo di garanzia per l’uomo che, già nelle prossime ore dopo il giuramento di stamane, sarà al fianco del Presidente. Discreto, sobrio, riservato. Più mattarelliano di così.



