TRASPARENZA

Al giro di boa il talent della Sanità

Con la lettera "O" la troika incaricata dalla Regione ha iniziato i colloqui di selezione dei futuri direttori generali di Asl e Aso. Non tutti i 269 candidati saranno chiamati in corso Regina. Si prevede una short list di 40-50 nomi, poi toccherà alla politica

Scene la notte prima degli esami, per gli aspiranti direttori generali delle aziende sanitarie. Manca (forse) solo qualche ansiolitico e tra scambi di telefonate, sincopati sms, ricerca spasmodica di saperne di più, calcoli degni di un sistema da bar sport, si consuma l’attesa. Con un assillo: mi chiameranno oppure no? Già, perché la corsa alla poltrona direzionale presenta quella che pare una variabile a sorpresa, il colloquio con la troika. Qualcuno dei candidati ha già ricevuto la convocazione per il 13 febbraio, qualcuno altro – per rispetto della cabala – è atteso il 17 e nel tamtam dei candidati ormai gira voce che qualcuno di loro abbia già varcato il cancello di corso Regina per quell’approfondimento attraverso il colloquio. Il cui significato, ma soprattutto le modalità di chiamata restano, per ora, un mistero che al confronto il Patto del Nazareno è un atto esposto all’albo pretorio.

 

Si arrovellano e si interrogano, direttori in carica e aspiranti tali, su quale accidenti di criterio abbiano adottato i tre di corso Regina (Roberto Vaccani, docente di organizzazione alla Bocconi, Lino Cinquini, professore ordinario di Economia aziendale alla Scuola superiore di Pisa e Massimo Fabi, attuale direttore generale dell’Ausl di Parma) per le convocazioni. Se è vero come pare che abbiano iniziato dai candidati il cui cognome incomincia con la “o”, sarà frutto di un sorteggio oppure lì hanno trovato il primo su cui approfondire dopo aver letto curriculum e cursus honorum? Di certo non hanno seguito l’elenco ufficiale (che pubblichiamo) basato sull’ordine di arrivo delle candidature. Mentre l’enigma toglie il sonno a chi ancora aspetta di ricevere la convocazione, attesa con sentimenti opposti a quelli con cui si attendeva la cartolina della naja, un’altra domanda serpeggia: se uno non viene chiamato significa che, per dirla con Briatore, sei fuori? E se ti chiamano perché sei candidato, ma anche direttore in carica, sarà per una sorta di cortesia istituzionale o perché forse qualche chance ce l’hai?

 

Tutto questo guazzabuglio, questo rincorrersi di ipotesi è figlio di uno strano mistero che chiamarlo riservatezza forse suona un eufemismo. Che ci sarebbe stato di male nel comunicare con chiarezza i criteri, ma anche la loro applicazione pratica in quella selezione “lontano dai partiti e basata solo sulla professionalità” con cui Sergio Chiamparino e il suo assessore alla Sanità Antonio Saitta avevano presentato il nuovo corso per la scelta dei manager? In pieno renzismo digitale e twittarolo, l’amministrazione regionale ha tenuto la lista dei candidati coperta, manco fossero affiliazioni alla Massoneria. E adesso gli stessi candidati sono tranquilli come pesci rossi in un acquario dove è appena spuntato un piranha. Questo che telefona a quello, l’altro che suppone già una lista di proscrizione in base alle chiamate ai colloqui. L’altro ancora che prova a sondare ai piani alti dell’assessorato dopo che ha saputo che il suo stretto collaboratore, in lizza come lui e come lui non ha ricevuto la chiamata.

 

E poi la domanda delle domande: come farà la troika da qui ad aprile, magari un po’ prima, a incontrare tutti i 269? Pare che un gruppetto possa essere già scartato per assenza dei requisiti, ma il grosso resta. E se il metodo è quello “Moirano”, dall’attuale direttore generale della Sanità piemontese all’epoca a capo di Agenas, applicato nel Lazio, così come in Puglia e in Sicilia, l’obiettivo della troika è quello di portare in tempo utile sul tavolo della giunta una short list, dai 40 ai 60 nomi tra cui scegliere i nuovi vertici delle Asl e delle Aso.

 

Una notevole scrematura che passerà senz’altro per quel “quid” in più richiesto oltre ai requisiti minimi per partecipare al bando, ma forse - e probabilmente - anche per quegli approfondimenti che potrebbero essere affidati al colloquio e a qualche prova, anche scritta, da effettuare davanti ai commissari. Tempi lunghi se così fosse e se in corso Regina andassero tutti gli oltre duecento. Nel Lazio, pur tra qualche polemica, il sistema adottato era stato quello di chiamare i candidati, dopo la prima scrematura da 581 a 180, a una prova attitudinale scritta per comporre la rosa finale. In effetti di prove attitudinali si parla nella delibera che ha indetto il bando, ma non si entra nel dettaglio. “La Commissione (…) procederà  preliminarmente alla disamina della documentazione trasmessa ed alla valutazione della coerenza  dei profili curriculari presentati e delle esperienze professionali dichiarate rispetto alle funzioni da  esercitare; all’esito positivo della valutazione in parola farà seguito l’utilizzo di ulteriori strumenti  di selezione, quali test attitudinali e/o colloqui individuali, finalizzati ad accertare le attitudini e le  specifiche competenze dei candidati rispetto all’incarico da ricoprire”.

 

Test o colloqui che siano, per ora il mistero resta. Così come la fibrillazione di chi aspetta una convocazione o teme di esserne già stato tagliato fuori. Chi alla fine di questo talent sanitario non sarà fuori, finirà in quella short list da cui la giunta sceglierà i nuovi manager. Lasciando fuori la politica. Dicono.

 

 

Elenco candidati per ordine di domanda

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