TRAVAGLI DEMOCRATICI

Sinistra dem si tira su la Manica

La presidentessa del Pd piemontese accoglie a Novara Cuperlo. L'obiettivo è quello di aggregare la minoranza interna, ma per qualcuno si sta preparando a lanciare la sfida al traballante sindaco renziano Ballarè. E agita la clava delle primarie

L’abbandono silenzioso,  altro che scissioni. La Sinistradem, scritto tutto attaccato come si confà a un brand, di quella fuga  di iscritti, ma anche simpatizzanti ed elettori, ne fa il problema principale del partito, ma anche in non troppo velato atto d’accusa verso Matteo Renzi e il renzismo. “Si dica se si vuole andare verso un partito senza tessere, se le primarie invece di uno strumento devono essere un fine” è la riflessione che Gianni Cuperlo fa a margine del convegno di Novara dove la sua Sinistradem-Campo Aperto ha ufficializzato, dopo il primo appuntamento torinese in autunno, la presenza in Piemonte. Nella Novara del renziano un po’ in affanno, Andrea Ballarè, i cuperliani di sfide ne lanciano più d’una. Quella, per esempio, di unire le varie minoranze interne in un rassemblement “capace di essere più forte nella dialettica con la corazzata renziana” per usare le parole di Federico Fornaro, senatore bersaniano che pur non aderendo (ancora?) a Sinistradem a Novara c’era. Come c’era l’assessore regionale Augusto Ferrari, forse per mere ragioni di ospitalità, ma soprattutto c’era lei, Giuliana Manica, a cucinare e servire questo antipasto un po’ indigesto per il sindaco della città di San Gaudenzio, arrivato a portare il saluto e poi allontanatosi per ovvi inderogabili impegni. 

 

Un colpo basso, a dire di alcuni, tirato al sindaco proprio nel momento in cui la sua leadership sembra calare decisamente e la popolarità, anche in seguito alla vicenda parcheggi, non brilla come prima. Lo stesso riferimento fatto da Cuperlo alle primarie “mezzo e non fine”, ripreso da Giuliana Manica nella città dove Ballarè sembrava ormai certo di poterne fare a meno per la sua ricandidature, assume più di un significato. Ma, guardando oltre la cupola di san Gaudenzio, si nota una parte, anzi più parti, del Pd piemontese cercare quella visibilità che se alcuni dei suoi esponenti si sono ritagliati a livello parlamentare, sembra rimanere ancora annebbiata sotto le Alpi.  Che l’ala sinistra piemontese sia stata ridimensionata, nel giro di neppure un anno, è nei fatti, ancor prima dei nomi: la migrazione verso gli ex giovani turchi di Stefano Esposito, sempre più in sintonia con Renzi, di parlamentari come Daniele Borioli e l’evanescenza dei civatiani hanno limato lo spazio d’azione della minoranza dem in Piemonte.

 

E rilanciare l’iniziativa è l’obiettivo che la stessa Manica conferma di perseguire. Magari, lei non lo dice ma non è detto non lo pensi, proprio partendo dalla prossima campagna elettorale per le amministrative novaresi e di altri centri di peso. Quali gli elementi di forza su cui poter contare? Se in Parlamento le differenti posizioni su temi come il Jobs Act e la legge elettorale tracciano linee di demarcazioni ben visibili tra la parte renziana e le minoranze, fungendo magari da collante tra queste ultime, diverso e più sfumato il quadro regionale. Che Gianna Pentenero sia il riferimento di Sinistradem nella giunta Chiamparino è poco più di una convenzione, e peraltro risultano poco evidenti le scelte e le linee che possano connotare le differenze e, quindi, pesare in termini di voti futuri.

 

“Il Piemonte è guidato in maniera eccellente, con persone come Chiamparino e Fassino” benedice, ecumenico, Cuperlo. Che, tuttavia, le distanze da quella sempre più vasta galassia renziana le marca, partendo da lontano citando Syriza e Podemos e “la fiacchezza del socialismo europeo nel non comprendere appieno quelle istanze” , arrivando poi al nodo della questione: la struttura del partito: “Quale partito vogliamo? Quello in cui il calo degli iscritti lo si affronta come un mero aspetto organizzativo? Oppure si riflette sul significato politico di quell’abbandono silenzioso?”.

 

Dalla sinistra cuperliana l’invito ad entrare nel loro “campo aperto” è stato lanciato. Perché per dirla con Giuliana Manica, regista di questa operazione e riferimento in pectore del nuovo rassemblement piemontese, “non è detto che la minoranza non diventi maggioranza”. Più che un gramsciano ottimismo della volontà, questo sembra altro.

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