REGIONE PIEMONTE

Formazione professionale, lite in Giunta

Scontro tra il titolare del Bilancio Reschigna e l’assessore al Lavoro Pentenero sul trasferimento di competenze a Province e Città metropolitana. Chiamparino si schiera al fianco del suo braccio destro, ma la lady Tolera vuole annettersi tutto il settore

Una è accusata di essere “bulimica”, l’altro di mettere i suoi colleghi a stecchetto. È evidente che tra l’assessore al Lavoro Gianna Pentenero e quello al Bilancio Aldo Reschigna non possa correre buon sangue nel momento in cui ci si mette a tavola, o meglio al tavolo delle trattative. L’ultimo, acceso, diverbio è avvenuto sull’annosa questione del trasferimento delle competenze dalla Regione a Città metropolitana e province. In particolare, l’uomo dei conti di piazza Castello non ha nessun dubbio sulla necessità di lasciare la formazione professionale nelle mani delle province, mentre la collega avrebbe già dato mandato ai suoi uffici di predisporre un piano di gestione della delega con relativo assorbimento di nuovo personale. In tutto si parla di 150 dipendenti, un cadeau di cui Reschigna farebbe volentieri a meno viste le sofferenze finanziarie di un bilancio deficitario.

 

La questione è complessa, difficile da affrontare anche per i buchi normativi e gli ampi spazi di interpretazione inseriti nel provvedimento nazionale. Poi, è evidente, c’è il problema dei fondi, in particolare dopo che sulla formazione il Governo ha deciso di accentrare tutti i trasferimenti europei presso un’agenzia nazionale che verrà costituita e, successivamente, li girerà a regioni e province. La linea di Sergio Chiamparino è chiara sin dall’inizio: delegare tutto ciò che si può delegare alle province, anche per evitare che l’internalizzazione di competenza possa diventare pretesto per nuove assunzioni. E poi sono le province che se ne sono sempre occupate, perché aprire un nuovo fronte proprio mentre l’ente è impegnato in una difficile opera di riorganizzazione interna?

 

Dell'argomento si è discusso anche ieri durante la segreteria regionale, in cui si sono vagliate tre strade: l'accentramento della gestione sulla Regione, la delega alle province attraverso i "quadranti", oppure un sistema misto in cui la Città metropolitana, che ha le migliori risorse per gestire autonomamente il servizio, può continuare a occuparsene, mentre per le altre province ci penserebbe la Regione. La politica di piazza Castello è chiara da tempo: legiferare e programmare, della gestione dei servizi si occupino gli enti locali. Così, forte del sostegno di Chiamparino, Reschigna ha deciso di affrontare la collega di petto: “Non possiamo permetterci un’operazione del genere solo per soddisfare la tua bulimia”.

 

Un’accusa che i colleghi rivolsero alla Pentenero già durante le trattative sulla spartizione delle deleghe nella nuova giunta. In un primo tempo, infatti, il Lavoro si pensava dovesse andare nelle mani di Augusto Ferrari, che già aveva le Politiche sociali, un abbinamento che viene spesso garantito, salvo dover rivedere i programmi dopo che Pentenero, forte del risultato elettorale, s’impose per ottenere un super assessorato in cui somma Istruzione, Lavoro e Formazione professionale. “Troppo” secondo alcuni colleghi di giunta, “con il rischio di non incidere in nessuna delle partite in cui è impegnata”.

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