POLITICA & GIUSTIZIA

Pressing per far ritirare i ricorsi

Cresce il panico nel centrosinistra per la piega che sta prendendo la vicenda delle firme false. Diplomazie al lavoro per tentare di disinnescare l'offensiva giudiziaria al Tar. Borgarello conferma di aver ricevuto "ambasciate" da esponenti Pd

È una scena immancabile nel più classico dei thriller: la bomba ad orologeria viene disinnescata pochi secondi prima che possa esplodere. Tutto sta nell’individuare i fili giusti da tagliare. E se c’è, come c’è, un ordigno innescato dal ricorso al Tar sulle firme delle liste pronto a deflagrare spazzando via la giunta Chiamparino e riportando il Piemonte al voto, non mancano neppure gli artificieri. Il filo giusto è quello verde, magari un po’ sbiadito vista la sempre maggiore “solitudine” nella Lega Nord della presentatrice dell’istanza, la “cittadina elettrice”, Patrizia Borgarello, già consigliera provinciale del Carroccio torinese. Il problema è come toccarlo, quel filo, evitando che si rinsaldi ancora più alla bomba e cercando invece il modo giusto per far sì che, magari, proprio all’ultimo minuto, il ricorso al Tribunale amministrativo regionale venga ritirato. Questo eviterebbe ogni conseguenza per l’attuale maggioranza (ma anche per le opposizioni visto che tutti andrebbero a casa) e consentirebbe a Sergio Chiamparino di dormire sonni tranquilli - anche se l’inchiesta penale procede - persino in caso di rinvii a giudizio e condanne.

 

Lo snodo per la sopravvivenza o meno sta tutto nel pronunciamento dei giudici di corso Stati Uniti, quello che il governatore ha detto di aspettare confidando in tempi rapidi, in caso contrario ha annunciato che sarà lui a dare il rompete le righe e rimandare i piemontesi alle urne. Addirittura “accelerando”, come lo stesso governatore ha sottolineato ieri allo Spiffero, qualora si accertasse la possibilità di rimanere in carica nella funzione di commissario ad acta per pagare i debiti pregressi.

 

Se su questo annuncio resta un’aura di incertezza, diverso è lo scenario in caso di una sentenza puntuale il prossimo 9 luglio “o giù di lì”. Un rischio elevatissimo che il Pd è conscio di correre. Una bomba pronta ad esplodere lasciando sul terreno parecchie vittime e con una ricostruzione, passando per il tornante elettorale, tutta da inventare. Ecco spiegato, quindi, il lavoro che gli artificieri, uno in particolare, alto dirigente del partito,hanno  incominciato da qualche tempo: tastare quel filo verde, verificarne i collegamenti, misurare quanta tensione ha ancora al suo interno e soprattutto come tagliarlo, al momento giusto. Abboccamenti, mezze frasi, qualche domanda sibillina (“Ma chi te lo fa fare?”), inviti a prossimi appuntamenti (“Fatti sentire”). Patrizia Borgarello non smentisce quegli avvicinamenti, più o meno diretti al nocciolo del problema: convincerla a ritirare il ricorso, disinnescare la bomba e salvare il soldato Chiamparino, ma soprattutto la truppa dem tra cui c’è chi teme di non poter tornare a Palazzo Lascaris nel caso si dovesse tornare al voto. E poi l’artificiere lavora pure per se stesso, per quell’apparato che proprio sulla questione firme farlocche rischia di finire e in parte lo è già finito, in malo modo.

 

Un po’ l’avrebbe presa alla lontana, poi qualche affondo, poi i ragionamenti sulla convenienza nel tenere duro in ossequio al passato leghista, insomma un pressing nei confronti della Borgarello quello avviato che ha a suo favore il tempo. Per riflettere, nel caso l’ex consigliera, prestasse ascolto ai consigli sui pro e i contro nel mantenere ferma la sua posizione. Per consentire all’artificiere dem di non dovere agire con la fretta e toccare in malo modo quel filo, mandando tutto all’aria ben prima della data fatidica del 9 luglio. Perché per disinnescare la bomba è sufficiente ritirare il ricorso il giorno prima dell’udienza. Proprio come nei thriller. E come nei film anche qui il successo dipende dal regista.

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