SPIGOLA

Staffetta Chiamparino-Fassino

Siglato l’accordo per portare al voto la Regione con le amministrative del 2016. Il governatore farebbe ritorno a Palazzo Civico spianando la strada verso piazza Castello all’attuale sindaco. Plaude la società civile. Profumo: “Soluzione che investe sul futuro”

Che l’intenzione di rimandare al voto il Piemonte fosse più di una boutade o di una velata minaccia di Sergio Chiamparino lo avevano attestato le fibrillanti preoccupazioni accresciute di giorno in giorno tra i maggiorenti del Pd e tra coloro che sentivano la poltrona traballare. Nessuno però poteva immaginare l’accelerata evoluzione che la vicenda avrebbe avuto proprio nelle ultime ore. E soprattutto le conseguenze che essa comporterà. Tutto si è consumato, insieme a una spigola al forno, ieri sera nella saletta un tempo riservata a Luciano Moggi, al Primo Piano di via Po. Chiusa la porta scorrevole, lontani da occhi e soprattutto orecchie indiscrete, il governatore e Piero Fassino hanno di fatto stretto quell’accordo che rimescola le carte e un po’ gattopardescamente lascia la città e la Regione nelle stesse mani. Le loro. Già, perché se il buon Sergio ha sciolto ogni riserva decidendo di far saltare il banco e mandare al voto il Piemonte, si è anche premurato in piena sintonia con il Lungo di far coincidere la data delle elezioni regionali con quella della comunali torinesi. Un’eventualità questa vista da Fassino come uno sgambetto alla sua possibile corsa per prendere il posto di Chiamparino e lasciare, ormai un po' stufo, Palazzo di Città.

 

Questo fino a ieri sera, perché l’accordo non taglia fuori l’attuale sindaco, anzi gli spiana la strada proprio verso la non disdegnata poltrona di governatore. E il Chiampa? Tornerà alla Compagnia di San Paolo, come qualcuno ipotizza e qualcun altro teme? Oppure mollerà tutto, sgambettando sui sentieri di montagna e calzando il cappello da Alpino senza perdersi un’adunata? Macché. Prima di arrivare al caffè, i due hanno sistemato ogni cosa, compreso il futuro, politico ovviamente, di Sergio. Una staffetta, perché non averci pensato, accidenti. Eccola la soluzione: Piero va al posto di Sergio e Sergio al posto di Piero, che poi era già il suo. Torino tornerà ad avere il suo sindaco nei cui panni il Chiampa si sente più a suo agio che non in quelli di  governatore e Fassino aggiungerà al suo palmares, orfano del Quirinale, quello di governatore dei piemontesi.

 

Non appena è trapelata la notizia, qualcuno ha sentito sparire la poltrona come fosse arrivato il terremoto, qualcun  altro ha fatto buon viso a cattivo gioco preparandosi per la prossima campagna con lo spirito di chi va al patibolo. Ma c’è anche chi come l’ex ministro e attuale numero uno di Iren Francesco Profumo, da sempre in predicato per uno dei due incarichi, ha salutato con ardore “una svolta importante, una soluzione che investe sul futuro della città e della nostra regione” quell’accordo stretto tra i due davanti a un piatto di spaghetti allo scoglio. L’unico incontrato durante la serata.