FIANCO SINISTR

L’Italicum spacca la minoranza Pd

Damiano rompe il fronte piemontese dell'opposizione interna e vota a favore della legge elettorale. Giorgis resta tra i dissidenti che ora spostano la battaglia a Palazzo Madama sulla riforma del Senato. Fornaro: "Testo da riscrivere, altrimenti non passa"

Sarà pure un voto “da analizzare con attenzione tenendo conto degli altri gruppi presenti da dove possono essere arrivati voti contrari che si sono sommati a quelli della minoranza Pd, che va comunque rispettata”, come osserva Cesare Damiano che, invece, sull’Italicum ha dato il suo voto favorevole. Pur eventualmente depurata di quei “no” esterni al partito, l’opposizione dem all’Italicum non solo rappresenta come ha detto Pier Luigi Bersani un “un dissenso abbastanza ampio e un dato politico di cui bisognerà tenere conto", ma pone sul piatto un’altra questione pesante: la riforma del Senato. E arriva proprio una da un bersaniano intransigente come il senatore piemontese Federico Fornaro un avvertimento: “Il voto di oggi non può che porre la questione della ineludibile necessità di un Senato di garanzia”. Il testo, insomma, va cambiato e non si tratta di limature: “Avere come è necessario un Senato di garanzia impone una completa rivisitazione del sistema della rappresentanza e della legittimazione” dice il parlamentare di Area Riformista che, di fatto, apre le porte alla eventualità di rivedere il sistema della composizione di Palazzo Madama fino a non escludere un possibile ritorno all’elezione diretta dei senatori.

 

Il sistema degli eletti di secondo grado, ovvero nominati dalle Regioni, risulterebbe inadeguato a fornire quel peso e contrappeso che l’Italicum approvato oggi, invece richiede. Ancora più esplicito, Fornaro spiega come “il testo della riforma del Senato che ho votato, così com’è non lo voterò più. E come me molti altri”. Sostenitore tra i più strenui dell’indissolubilità nel percorso tra legge elettorale e riforme, in primis quella della Camera Alta, il parlamentare dell’ala sinistra del Pd rimarca, sulla scia del suo leader di riferimento, il peso di quei “no”, ma ancor più sottolinea come il percorso delle riforme sarà inevitabilmente influenzato dall’approvazione di oggi, a Montecitorio, della nuova legge elettorale. Se “cosa fatta capo ha” come detto dallo stesso Bersani, questo non significa per i “dissidenti” che non ci saranno conseguenze soprattutto in Senato dove il margine di sicurezza per il Pd è più risicato rispetto alla Camera. “La legge è passata, ma non mi pare Renzi abbia stravinto – osserva ancora Fornaro – a fronte di circa quattrocento voti su cui avrebbe potuto contare alla fine se ne sono visti parecchi di meno”.

 

Il voto segreto, come nota l’ex ministro Damiano il cui nome è circolato con insistenza in questi giorni come uno dei possibili successori di Roberto Speranza alla guida del gruppo alla Camera, “impone un’analisi attenta e non improvvisata sul reale peso dei no all’interno del Pd e nei gruppi, da Scelta Civica a Ncd, che hanno preso parte al voto”. Ma impedisce pure di conoscere con sicurezza quali parlamentari hanno messo pollice verso all’Italicum. Più di quanti avevano negato la fiducia al governo, quasi certamente, anche se il pallottiere è incerto giacché nella conta vanno annoverati gli ex grillini, qualche sparuto deputato del centrodestra e isolati peones del Misto. A quanto pare Andrea Giorgis è uno dei pochi se non l’unico piemontese ad aver votato no.  Mentre sarebbe imputabile al malfunzionamento del sistema la collocazione tra i non votanti, pur essendo presente, del deputato moderato Giacomo Portas. Damiano, sebbene su posizioni critiche e differenti da quelle di Renzi, rivendica il suo “si”. Come favorevoli sono stati tutti quelli dei deputati eletti in Piemonte. Allineati e coperti nell’approvare l’Italicum. E precettati. Come l’alessandrina Cristina Bargero con già in tasca  il biglietto per Cracovia dove avrebbe dovuto parlare di fondi europei a un convegno di economia, insieme ad Alberto Bombassei di Scelta Civica. La Polonia può attendere. Qui la partita è tutt’altro che finita: “Dopo il voto di oggi la questione del Senato – avverte la sinistra bersaniana con  Fornaro - è tutta di rivedere”. Sarà un Vietnam, annunciano bellicosi dalle trincee damascate di Palazzo Madama.

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5 Commenti

  1. avatar-4
    00:24 Mercoledì 06 Maggio 2015 patty Fornaro, Portas e Giorgis, la vera coerenza sarebbero le dimissioni!

    Chi più, chi meno, son tutti dei miracolati, se proprio volessero essere coerenti dovrebbero dimettersi. In fondo il porcellum gli ha fatto comodo, così come la poltrona dove siedono ora...

  2. avatar-4
    14:39 Martedì 05 Maggio 2015 pericle Grazie Damiano

    Ora non ho più dubbi, voterò M5s!

  3. avatar-4
    12:49 Martedì 05 Maggio 2015 marioasmara opportunismo

    damianoopportunista nefasto e traditore dei principi della democrazia....

  4. avatar-4
    09:40 Martedì 05 Maggio 2015 sapiens porcellum

    Visto il nuovo porcellum che è stato approvato alla camera sarebbe opportuno non solo che il senato restasse elettivo col proporzionale, ma differenziare le competenze delle 2 camere. La camera si occupi delle leggi in tema di governabilità, il senato si occupi delle leggi in materia delle regole: modifiche alla costituzione, elezione del presidente della repubblica e dei membri della corte costituzionale, leggi fondamentali sui diritti civili tipo aborto , divorzio, procreazione assistita, ecc.

  5. avatar-4
    09:22 Martedì 05 Maggio 2015 daniele galli Giorgis = coerente

    non si trattava di essere eroi, ma era il caso per i più di distinguersi dalla omogeneizzazione indotta dal renzismo, un uomo solo al comando di tanti Yes Men acefali, ora attendiamo con vera curiosità la reazione dell'intellighenzia nazionale, esempio i vari girotondini, quel concentrato di più sigle per la difesa della legalità, delle libertà, della politica e della società civile, che si scatenarono contro il liberticida Berlusconi. Con i due professori Francesco (Pancho) Pardi e Paul Ginsborg, poi il regista Nanni Moretti, con il nobel Dario Fo, Ottavia Piccolo, Francesco De Gregori, Roberto Vecchioni, Fiorella Mannoia, Nando Dalla Chiesa, Gino Strada, Giuseppe Ayala, Paolo Flores D’Arcais, Furio Colombo, Serena Dandini ecc.ecc.ecc.

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