LOTTA DI CLASSE

Scuola, “daremo a Renzi una lezione”

La minoranza Pd affila le armi in vista della discussione in Senato della riforma. Asse con i sindacati: "Non faccia la Thatcher de noantri", tuona Fornaro che respinge i sospetti di strumentalità: "Le nostre critiche sono nel merito, il testo va modificato"

Dopo il muro contro muro tra governo e sindacati sulla riforma della scuola neppure scalfito con l’apertura della sala verde di Palazzo Chigi, lo scorso 12 maggio, per il primo incontro concertativo dell’era Renzi, oggi si replica: per mezzogiorno è  fissato l’inizio della riunione al ministero: da una parte la titolare del dicastero Stefania Giannini e dall’altra le rappresentanze dei lavoratori. Le premesse, soprattutto dopo il voto alla Camera, per passare dal nulla di fatto in sala verde al solito disco rosso (e un po’ rotto) dei sindacati paiono esservi tutte. Il premier, considerato che i lavoratori della scuola sono un bacino storico di voti per la sinistra, ha mostrato qualche segnale di apertura al dialogo e a possibili modifiche del testo, ma il suo rapporto con i sindacati – che qui si palesa più chiaramente che in altre vicende – non sarà certo facilitato da quell’auspicio di avere un giorno in Italia “un sindacato unico” che Matteo Renzi  ha fatto l’altra sera da Mentana. Benzina sul fuoco. “Una concezione che esiste solo nei sistemi totalitari” la reazione di Susanna Camusso. E non ha taciuto sul punto, pur usando toni meno forti, neppure la minoranza bersaniana:  “La tradizione sindacale del nostro Paese  esclude che si possa costruire un sindacato unico” ha detto il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio e per anni a capo della Fiom piemontese, Cesare Damiano.

 

Che Area Riformista sia la componente dem più vicina o meno lontana dal sindacato e che giochi questa partita anche e soprattutto sulla scuola appare evidente. Certo non vanno dimenticati i fischi e le proteste che i parlamentari della sinistra interna hanno rimediato dagli insegnanti che manifestavano la loro contrarietà alla riforma e sono rimasti sordi ai distinguo, compresi quelli di Gianni Cuperlo e Roberto Speranza, poi tramutati nell’astensione dal voto alla Camera e in quel documento-testamento indirizzato ai colleghi di Palazzo Madama dove ci si appresta a scrivere il successivo capitolo della riforma. Dando atto che “nella proposta del governo ci sono aspetti positivi: stabilizzare oltre 100mila docenti, aumentare le risorse per la didattica e l’edilizia, procedere all’organico funzionale degli istituti e  alcuni miglioramenti sono stati ottenuti durante il lavoro in commissione a partire dal ruolo del preside che risulta almeno attutito – scrivono i deputati della sinistra dem -. Con la stessa chiarezza è giusto indicare i punti critici che non hanno trovato soluzione. La permanenza della chiamata diretta da parte del preside in una logica monocratica, la discriminazione che colpisce gli insegnanti abilitati di seconda fascia e tutti gli altri precari. Parliamo di docenti che hanno alle spalle anni di servizio, che hanno affrontato costi e sacrifici per conseguire l’abilitazione e che non hanno potuto fruire di alcuna finestra concorsuale. Dalla stabilizzazione restano esclusi anche 23mila insegnanti della materna. Inoltre, pure senza negare la libertà educativa delle famiglie, occorre che non vengano sottratte risorse alla centralità della scuola statale”.

 

Punti, questi, in discussione nell’incontro di oggi al ministero, ma – soprattutto – paletti che la minoranza interna al Pd annuncia di voler mettere nel passaggio al Senato, rimarcando di fatto, quella necessità di un dialogo con le parti sindacali che, nonostante gli incontri promossi dal premier, i bersaniani continuano a giudicare insufficiente. Se lo stesso ex segretario  ha spiegato che “con qualche ritocco al Senato, felicissimi di votare la riforma”, la questione del rapporti con il sindacato resta più complessa:  “È inconcepibile che un premier, segretario di un partito membro del Partito socialista europeo non ascolti i sindacati” dice il senatore Federico Fornaro che della sinistra è un esponente in ascesa e, in Piemonte il riferimento ormai riconosciuto. A Renzi manda a dire che “qui non siamo in Inghilterra e lui non è la Thatcher con i minatori”. Il parlamentare alessandrino ribadisce: “La questione sulla scuola, per la minoranza del Pd, non è politica, tantomeno strumentale, ma di merito. Come si fa a non ascoltare ragioni quando ha scioperato l’ottanta per cento dei lavoratori e tra questi c’era gente che non aveva mai scioperato. Una ragione ci sarà. E una ragione per non interrompere un dialogo con le parte sociali c’è”.

 

Dai precari di serie A a quelli di serie B fino ai poteri del preside, passando per il nodo centrale del coinvolgimento di quei soggetti che la riforma dovranno metterla in pratica, i nodi da sciogliere per poi essere “felicissimi di votare” ai bersaniani non mancano. Così come respingono al mittente i sospetti di voler emendare al Senato il testo per poi imporre un ritorno alla Camera rallentando la marcia e, magari, impedire così a Renzi di intestarsi il raggiungimento dell’obiettivo in tempi brevi e con largo anticipo sull’inizio dell’anno scolastico. “Ma no. I tempi ci sono e bastano. Anche con le indispensabili modifiche, il testo può passare alla Camera entro il 15 giugno” assicura Fornaro. Il quale resta fermo sulla critica al premier e, soprattutto, segretario del partito per il rapporto con le parti sociali. “Mi sono trovato a vedere un tavolo con tutti i sindacati, dalla Cgil allo Snals uniti contro il governo sulla questione della scuola. Una cosa mai vista prima. Renzi ci è riuscito”.

print_icon

3 Commenti

  1. avatar-4
    09:30 Lunedì 25 Maggio 2015 capkirk Il super preside

    era presente nella riforma fascista del 1923, tale e quale come in quella Renzi.Bene se questa riforma viene cestinata completamente. Inoltre è incostituzionale visto che da soldi alle private.

  2. avatar-4
    08:28 Lunedì 25 Maggio 2015 Matematica Immissione in ruolo

    Quando fai i corsi abilitanti e consegui abilitazione nessuno ti garantisce assunzione. Nella scuola l'organico è fluttuante causa la connessione con il numero di alunni che rappresentano la domanda. Comunque 100000 assunzioni nel 2015 e 60000 l'anno successivo non mi paiono poche. Se penso che Gelmini tagliò 80000 cattedre, i fondi al Fis e perfino il buono pasto ai docenti accompagnatori in gita! I sindacati fecero solo deboli proteste e l'opposizione continuò a parlare dei massimi sistemi. Sono gli stessi che dentro il Pd fanno la guerra a questa riforma.

  3. avatar-4
    08:23 Lunedì 25 Maggio 2015 Matematica Valutazione è più potere ai Dg sono la causa della protesta.

    Certamente non la questione precari di seconda fascia. I docenti scioperano causa più potere ai Dg non capendo che chi ha responsabilità civile e penale e maneggia il denaro pubblico deve poter entrare nel merito e poter richiamare un docente che non svolge il programma per cui si trova in cattedra. Poi c'è la questione valutazione che già venne bocciata con Berlinguer.

Inserisci un commento