COPYRIGHT

I “Moderati” diffidano Berlusconi

Al Cavaliere che vagheggia un nuovo rassemblement replica Portas: "Nome e simbolo sono nostri, non consentiremo a nessuno di appropriarsene". E dopo 10 anni ininterrotti di presenza sulle schede si prepara al voto amministrativo

Giù le mani dai moderati. Silvio Berlusconi torna a evocare un “grande rassemblement, con poche linee e punti nel programma da condividere, un’area aperta a partiti, club, associazioni, privati cittadini” e Giacomo Portas, che dei “Moderati” custodisce il copyright sulle schede elettorali, manda al sultano di Arcore una vera e propria diffida: “Non consentiremo a nessuno di  appropriarsi di un simbolo o di un nome che è rappresentativo del nostro Dna, anche perché in questi anni Berlusconi ha fatto di tutto per allontanare i moderati dal suo partito. Non è sufficiente cambiare insegna e avviare una campagna mediatica senza risparmio di mezzi per diventare moderati”.

 

La formazione centrista, fondata da Portas, è dal 2005 una realtà consolidata nel centrosinistra tanto da conquistare il ruolo di seconda forza della coalizione e questo nonostante la concorrenza che in questi anni ha dovuto fronteggiare con tutto l’universo di sigle che hanno costellato l’empireo attorno al Pd, rivelatesi alla prova delle urne poco più che delle meteore. Anche oggi, di fronte al progetto di unificare la galassia delle liste civiche promosso dal consigliere regionale Mario Giaccone (e caldeggiato dal governatore piemontese Sergio Chiamparino) non si scompone: “Chi ha più filo tesse – replica con molto fair play -. C’è spazio per tutti, tanto a decidere sono come sempre gli elettori”. E proprio agli elettori chiamati domenica alla tornata amministrativa anche in Piemonte che Portas rivolge il suo appello: liste dei Moderati sono presenti nei principali comuni (Moncalieri, Venaria, Valenza Po). Liste piene zeppe, come da tradizione, di fuoriusciti da altri partiti (ultimo colpo gobbo l'ha rifilato a Ncd, praticamente annullata a Moncalieri). “Finora gli elettori hanno mostrato di apprezzare la nostra serietà. Quando molti facevano a gara nell’aprirsi agli estremismi di ogni colore noi abbiamo valorizzato quella parte della società che non strilla, non scende in piazza, non difende corporazioni e interessi di bottega, ma ha a cuore il bene della comunità, lavora cercando di costruire un futuro, ha rispetto delle istituzioni e senso dello Stato”.

 

A detta di Portas, deputato eletto nel Pd, gli intenti di Berlusconi sono strumentali, dettati più da ragioni di marketing che non da sincere convinzioni politiche: “I moderati sono la stragrande maggioranza del popolo italiano ed è ovvio che facciano gola. Noi vogliamo essere il catalizzatore che li faccia diventare maggioranza anche a livello istituzionale”. In bocca all’ex Cavaliere la parola “moderato” suona falsa, una contraddizione la collocazione nello schieramento di destra: “Moderati e riformisti non possono che essere di centrosinistra. A destra, se si tratta di una destra europea, troviamo dei conservatori in politica e dei liberisti in economia. Quando non addirittura ci troviamo a confrontarci  con epigoni del peronismo più irresponsabile, o con personaggi che, pur di difendere le proprie posizioni di potere sono pronti a vellicare la pancia del Paese, senza preoccuparsi delle conseguenze nefaste sulla convivenza sociale e civile”.

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