SODALIZIO

Damiano torna in coppia con Fassino

L'ex ministro del Lavoro annuncia il suo endorsement per l'amico Piero qualora decidesse di ricandidarsi al Comune di Torino. Un "appoggio totale" sul quale prova a spostare un pezzo di Area riformista. Ma precisa: "Non sono diventato renziano"

Simul stabunt, simul cadent. Sono durati un paio d’anni lontani (politicamente s’intende) e mentre nel panorama democratico nazionale antichi sodalizi e decennali amicizie saltano nel nome di Matteo Renzi, i destini di Cesare Damiano e Piero Fassino tornano a incrociarsi. Così, nei giorni in cui il sindaco scioglie le ultime riserve sulla sua ricandidatura a Palazzo Civico, il sodale di oltre mezzo secolo di battaglie interviene nel dibattito politico per annunciare che «qualora Piero si candidasse il mio appoggio sarebbe to-ta-le». Scandisce sillaba per sillaba Damiano, che sul tema vuole essere chiaro: «Siamo amici da 40 anni e questo prevale su qualsiasi argomento politico di natura nazionale». Un avviso ai naviganti e un passo avanti significativo a dieci giorni dalla convention di Futuro democratico, il contenitore politico destinato a sostituire sul Piemonte AreaDem, la componente nata dal sodalizio con Dario Franceschini, che alle primarie del 2009 portò – guarda caso – proprio Damiano a candidarsi per la segreteria piemontese.

 

Il 15 giugno alla Gam, oltre ai suoi alleati storici - a partire dalle parlamentari Paola Bragantini e Franca Biondelli – il Lungo potrebbe imbattersi proprio nella sagoma di Damiano, attualmente presidente della Commissione Lavoro, fino a qualche tempo fa in predicato di assumere l’incarico di capogruppo a Montecitorio, dopo le dimissioni di Roberto Speranza. Le loro strade si separarono in occasione delle ultime primarie quando il sindaco abbandonò la Ditta di Bersani per salire sull’allegro carro di Renzi, lasciando per strada un discreto gruppo di suoi alleati storici, a partire proprio da Damiano.

 

Nelle ultime settimane, l’ex ministro del Lavoro è stato tra i protagonisti della spaccatura interna alla sinistra del Pd, quando assieme a una cinquantina di deputati ha deciso di votare la fiducia al governo sulla legge elettorale, mentre Gianni Cuperlo, Speranza e il torinese Andrea Giorgis, per citarne alcuni, andarono fino in fondo. Dunque anche l’ex leader della Cgil piemontese è diventato renziano? «Innanzitutto devo fare una premessa: il giorno in cui decidessi di negare la fiducia a un premier del mio partito, subito dopo lascerei il partito stesso. Per forma mentis mia, non dico che gli altri abbiano sbagliato». Detto ciò… «Detto ciò dico che io non ero renziano e non lo sono diventato, ma non sono neanche un anti-renziano dal momento che Renzi è il segretario del mio partito e il presidente del Consiglio in un governo di centrosinistra». «La nostra - conclude - è una "sinistra riformista"» e c'è chi è pronto a scommettere che nel cassetto è pronta la nuova corrente.

 

Su Renzi resta dunque una certa distanza con Fassino, ma «ciò non esclude che a livello locale possano esserci delle convergenze». A partire dal giudizio sui quattro anni di amministrazione targata Fassino: «Piero ha lavorato bene. Su temi come la cultura e il turismo Torino ha fatto un salto importante da one company town a città poliedrica che mette insieme manifattura e arte, università e cultura. Un esempio da seguire».

 

Resta da capire questa presa di posizione cosa comporterà a livello locale. Nei giorni scorsi il gruppo di Area riformista ha riunito una ventina di amministratori e dirigenti per spiegare le ultime vicende romane che hanno visto Giorgis e Damiano su posizioni distinte. L’ex allievo di Luciano Violante si sta ritagliando un ruolo da protagonista nel perseguimento dell’unità a sinistra, scommettendo sul ticket Speranza-Cuperlo che il 19 giugno saranno alla Gam per un “momento di riflessione politica”, Damiano, assieme al ministro Maurizio Martina procede con una sua componente interna. A parole tutti sostengono la necessità di non spaccarsi, ma le truppe già si stanno posizionando, qualora il gruppo dovesse scindersi e se il presidente del partito torinese, Alessandro Altamura, è dato al fianco di Damiano, l'assessora regionale Gianna Pentenero dovrebbe essere su posizioni più vicine a quelle di Giorgis. 

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1 Commenti

  1. avatar-4
    11:12 Sabato 06 Giugno 2015 usque tandem Il nuovo.....

    Il nuovo che avanza.....Nel senso che è avanzato dalla volta precedente....

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