Fassino  vuole cambiare Compagnia: lancia Garibaldi ma pensa a Iozzo

Partono le manovre per il rinnovo dei vertici della fondazione di corso Vittorio. Altamente improbabile la riconferma di Benessia. Il sindaco indeciso se giocare la carta generazionale o puntare sulla fedeltà di un vecchio amico

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Il rosso muove per primo. Sulla scacchiera su cui si gioca la complessa partita del rinnovo dei vertici delle fondazioni bancarie, Piero Fassino fa la prima mossa. Il sindaco, con passo felpato, ha avviato le consultazioni dei grandi elettori: una serie di incontri volti a sondare le loro intenzioni e, soprattutto, a raccogliere il gradimento dei big del mondo dell’economia e della finanza sulla rosa di papabili ai prestigiosi incarichi. La mano iniziale ha come posta l’assetto della Compagnia di San Paolo, consapevole che le decisioni che verranno prese sulla composizione degli organismi di corso Vittorio avranno inevitabili ripercussioni, qualche mese più tardi, sulla governance della Fondazione Crt.

 

Seppur condotti nel massimo riserbo e nello scrupoloso rispetto delle consuetudini, un tantino fané,  che sovrintendono le relazioni negli ambienti della Torino che conta, dai colloqui emerge con nettezza la volontà di Fassino di procedere alla sostituzione dell’attuale presidente che pure, fino all’ultimo, cercherà di tenersi stretta la poltrona. Contro la riconferma di Angelo Benessia giocano diversi fattori. Anzitutto la prassi: nessuno dei suoi predecessori ha svolto un doppio mandato. Sebbene non esista alcun impedimento formale, il rinnovo costituirebbe uno strappo giudicato da molti eccessivo e manifestamente contrario allo spirito con il quale i fondatori hanno scritto i patti, a partire dalla diffidenza verso mandati troppo lunghi, proprio per evitare tentazioni cesariste e gestioni anomale del grande potere esercitato. Un secondo ostacolo è rappresentato dai non eccellenti rapporti con Fassino, nonostante l’endorsement alle primarie: i due si fiutano a distanza, ma diffidano l’uno dell’altro. E non è improbabile che sulla relazione abbia avuto qualche peso il giudizio di Sergio Chiamparino che, in privato, si dice pentito della scelta fatta a suo tempo. Infine, last but not least, i non brillanti risultati ottenuti sotto la sua gestione: in termine di scarsa valorizzazione del patrimonio, sul mancato riequilibrio con Milano, nella poca incisività sulle scelte industriali della banca, nell’elevato tassi di litigiosità interna.

 

Ma sulla figura di Benessia aleggia il sospetto dell’irrisolto conflitto di interesse tra il suo ruolo di presidente del principale azionista di Intesa Sanpaolo e l’attività del suo studio professionale di cui è titolare con la moglie. Pare che l’annunciato blind trust che avrebbe “liberato” l’avvocato d’affari sia rimasto lettera morta, al livello di nobili intenzioni, mentre lo studio Benessia-Maccagno ha continuato a fatturare consulenze con le società del gruppo: l’ultima, in ordine di tempo, riguarda una causa di 66 milioni di euro intentata a Fideuram.

 

A questo punto pare assai improbabile che Benessia possa sedere per altri quattro anni sulla tolda di comando della corazzata di corso Vittorio. E disperato pare il tentativo di mettersi di traverso ai lavori della Commissione sulla modifica dello Statuto. In quel contesto è stato più volte messo in minoranza, in particolare dall’asse costituito da Stefano Ambrosini con le due femme fatales della politica subalpina: Caterina Bima, compagna di Michele Vietti, e Patrizia Polliotto, consorte del senatore pidiellino Aldo Scarabosio. Ora l'iter prevede che gli enti designatori provvedano a fornire le loro indicazioni almeno novanta giorni prima della scadenza della consiliatura (30 aprile): ovvero, entro la fine di gennaio tutto deve essere pronto.

 

Nel mazzo in mano a Fassino compaio i nomi dell’economista Elsa Fornero, vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa e moglie di Mario Deaglio, il vicepresidente della Compagnia Luca Remmert (che in passato ha avuto un duro scontro con Benessia), del giovane professore Pietro Garibaldi e dell’ex amministratore delegato del San Paolo ante fusione Alfonso Iozzo (nella foto). E sono proprio questi ultimi due a rappresentare le carte migliori. Garibaldi, parecchio sponsorizzato da Chiamparino (che nei giorni scorsi ha fatto sapere di non essere più interessato a una riconversione “bancaria”), costituisce l’asso generazionale, il rinnovamento almeno anagrafico. Ma è il secondo ad abitare nel cuore di Fassino: i due si conoscono, frequentano e stimano da oltre trent’anni. E la presenza di Iozzo alla guida della Compagnia darebbe al sindaco la garanzia del sostegno finanziario all’azione del Comune che, come non manca di ricordare lo stesso Fassino in ogni incontro, “me l’hanno lasciato con le casse vuote”.

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